martedì 30 aprile 2013

Presente



«Ti preoccupi troppo per ciò che era e ciò che sarà. C'è un detto: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente


« Yesterday is history, tomorrow is a mystery, but today is a gift and that's why we call it the present.»


(Maestro Oogway)




Kung Fu Panda  DreamWorks Animations - 2008

10 cose che la scuola non insegna - Bill Gates


Bill Gates ha recentemente tenuto un discorso in una scuola superiore descrivendo le 10 cose che la scuola non insegna, ma che vanno imparare il più velocemente possibile!
Potrebbero non piacere, lui però le ha sicuramente applicate! 

Queste cose smontano i buoni sentimenti e gli insegnamenti politicamente corretti che hanno creato generazioni di giovani del tutto privi di senso della realtà della vita.
  1. La vita è ingiusta: abituatevi!
  2. Il mondo se ne frega della vostra autostima. Il mondo si aspetta che combiniate qualcosa, prima di poterne gioirne voi stessi.
  3. Non si guadagnano $ 60.000 all'anno una volta finita la scuola. Non avrete telefono e auto aziendale prima di aver meritato e guadagnato questi privilegi.
  4. Se pensate che il vostro insegnante è duro con voi, aspettate di avere un capo.
  5. Lavorare in una friggitoria non significa "abbassarsi". I vostri nonni avevano una parola diversa per questo: la chiamavano "opportunità".
  6. Se fate un pasticcio, NON E 'COLPA DEI VOSTRI GENITORI, smettetela di piagnucolare e imparate dai vostri errori.
  7. Prima della vostra nascita, i vostri genitori non erano così noiosi come lo sono ora! Sono diventati in questo modo:
    • a) per pagare le vostra bollette;
    • b) per pulire i vostri vestiti;
    • c) a furia di ripetere all'infinito quanto siete bravi e intelligenti. Quindi, prima di salvare le foreste pluviali dai parassiti della generazione dei vostri genitori, iniziare a pulire la vostra stanza e mettete in ordine tutto ciò che vi si trova.
  8. In certe scuole sono stati aboliti i voti e i giudizi e vi sono state date delle opportunità per essere promossi: non è così nella vita reale!
  9. La vita non è divisa in semestri. L'estate non è un periodo di ferie. E sono molto pochi i datori di lavoro disposti ad aiutarvi a farvi assumere, è vostra responsabilità.
  10. La televisione non è "vita reale". Nella vita reale, le persone lasciano il caffè e vanno a lavorare.

Se siete d'accordo, fate circolare, in caso contrario, mettere la testa sotto la sabbia e fare un respiro profondo.

Da far leggere a tutti i nostri figli...

lunedì 29 aprile 2013

Il Letta Primo


Chi sono da Repubblica.it

Presidente del consiglio dei ministri: Enrico Letta

  1. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - Filippo Patroni Griffi
  2. Interni e Vicepremier- Angelino Alfano
  3. Difesa - Mario Mauro
  4. Esteri - Emma Bonino
  5. Giustizia - Anna Maria Cancellieri
  6. Economia - Fabrizio Saccomanni
  7. Riforme istituzionali - Gaetano Quagliariello
  8. Sviluppo - Flavio Zanonato
  9. Trasporti Infrastrutture - Maurizio Lupi
  10. Poliche Agricole - Nunzia Di Girolamo
  11. Istruzione, Università e ricerca- Maria Chiara Carrozza
  12. Salute - Beatrice Lorenzin
  13. Lavoro e Politiche sociali - Enrico Giovannini
  14. Ambiente - Andrea Orlando
  15. Beni culturali e Turismo- Massimo Bray
  16. Coesione territoriale - Carlo Trigilia
  17. Affari europei - Enzo Moavero Milanesi
  18. Affari regionali - Graziano Delrio
  19. Pari opportunità, sport, politiche giovanili - Josefa Idem
  20. Rapporti con il Parlamento - Dario Franceschini
  21. Integrazione - Cecile Kyenge
  22. Pubblica Amministrazione- Giampiero D'Alia



Ognuno la pensi come vuole, questo è il commento di Grillo e del M5S tutti gli altri giornali più o meno fanno un coro unanime:


Il commento di Grillo

E' ufficiale. Un banchiere all'Economia, Saccomanni, per salvare le banche. Un manichino parlante, Alfano, con incarico doppio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e Interni. Enrico Letta, capitan findus, lo stoccafisso scongelato, Il nipote di suo zio, il più amato dalla Goldman Sachs, come presidente. Lupi, la nipote di Fantozzi, ai Trasporti e alle infrastrutture, là dove volano gli appalti e la TAV in Val di Susa. Mauro, un filosofo ciellino alla Difesa degli F35. Una signora che ha frequentato il liceo classico, la Lorenzin, alla Sanità, leggerà Leopardi ("sempre caro mi fu quest'ermo colle") e Carducci in corsia. Franceschini a parlare con il Parlamento. De Girolamo, la moglie pdl del Boccia pdmenoelle, alle Politiche Agricole, l'inciucio nell'inciucio. Quagliarello alle Riforme Istituzionali, quello di "Eluana non è morta, è stata ammazzata" e ho detto tutto. La Bonino agli Esteri, la radicale più vicina allo psiconano, liberale, liberista e libertaria, mondialista e frequentatrice del Bildeberg. L'uddicino Giampiero D'Alia alla Pubblica Amministrazione, autore di un emendamento per obbligare i provider a oscurare siti, blog e social media su richiesta del ministero degli Interni, persino la Idem, una canoista tedesca (a quando un rugbista neozelandese?), e Zanonato, "l'uomo del muro di sinistra" allo sviluppo economico.
Questo governo ricorda un animale fantastico, mitologico, con molte teste ma un solo cervello con due emisferi separati: quello destro è Berlusconi che sarà prescritto, quello sinistro la finanza internazionale che spolperà l'Italia. Un club dei mostri, una famiglia Addams che ubbidisce allo schioccar di dita della BCE e delle agenzie di rating.

Come si diceva prima delle elezioni, faranno un governo PD e PDL con Monti, durerà poco e si tornerà presto a votare. In pratica abbiamo ancora la DC al governo.

Speriamo che facciano subito una nuova legge elettorale. Subito!
Poi di nuovo alle urne!!!

Inciucio, inciucio, inciucissimo checché ne dica Napo...

...e mentre il governo votava oggi, in piazza davanti al palazzo Ghigi c'è stata una sparatoria...che verrà sicuramente strumentalizzata...problema, reazione, soluzione...si sa a pensar male si fa peccato...






domenica 28 aprile 2013

Si può vincere senza competere



 di MASSIMO GRAMELLINI
Non perdere tempo a fare meglio degli altri quello che fanno già tutti. Prova a fare meglio che puoi qualcosa che non ha fatto ancora nessuno. La prima volta in cui mi sono imbattuto in questo mantra dell’innovazione non stavo leggendo un manuale di spiritualità (genere di cui vado assai ghiotto) ma un volume di marketing regalatomi da un amico entusiasta. Roba da manager unghiuti. Eppure quel libro trovò una strada per arrivarmi al cuore. Fin dal titolo, «Oceano blu», e soprattutto dal sottotitolo: vincere senza competere. 

Mai avuto un buon rapporto con la competizione. Da ragazzo non contendevo le ragazze agli amici, né da adulto i servizi ai colleghi. L’idea di perdere la sfida, ma anche che il mio piacere dovesse passare per la sofferenza o comunque la delusione di qualcun altro, mi sgomentava. Così, non volendo fare un passo avanti e neppure uno indietro, provavo a farne uno di lato. Ogni tanto cadevo in un crepaccio, ma altre volte scoprivo territori vergini. Potete immaginare il mio stupore quando ho ritrovato questa filosofia di vita in un libro per squali della finanza. Gli autori spiegano che per procacciarsi il cibo quotidiano lo squalo non dovrebbe nuotare in un lembo d’oceano sanguinante. Il rosso dell’acqua sta certamente a testimoniare la presenza del cibo, ma anche che è in corso una lotta spietata per accaparrarselo. Meglio spostarsi dove l’oceano è blu e la concorrenza ancora assente.

Con una metafora meno cruenta, parlerei di mossa del cavallo. In una scacchiera di pedoni e alfieri che si muovono diritti o obliqui, ma senza mai cambiare direzione, il cavallo è l’unico che scarta e sorprende. Per trovare lavoro senza raccomandazioni serve ancora spedire un curriculum vitae che andrà ad ammonticchiarsi sopra altri diecimila? Per fare carriera senza essere servili, come per conquistare o trattenere un amore senza essere ossessivi, basta applicare le regole (della professione e della seduzione)? John McEnroe aveva imparato a giocare a tennis come tutti, colpendo la palla con il corpo in posizione laterale. Ma, per diventare McEnroe, a un certo punto si è messo in faccia alla rete come nel ping pong. Non tutti hanno il talento di McEnroe, ma esiste una scintilla di creatività e di follia in ciascuno di noi. Ed è da un’innovazione continua, da una ricerca della propria identità più originale e profonda, che un individuo e una società fanno sgorgare il proprio futuro.
O almeno ci provano.




Oceano blu
di Chan W. Kim e Renée Mauborgne (2005)

giovedì 25 aprile 2013

25 aprile

Il significato del 25 aprile spiegato benissimo da Makkox...



Man a Women Happy



HOW TO MAKE A MAN HAPPY


1. Feed him

2. Sleep with him

3. Leave him with peace

4. Don't check his phone (Msgs)

5. Don't bother him with his movements

So whats so hard about that?

HOW TO MAKE A WOMAN HAPPY

It's really not too difficult but.... To make a woman happy, a man only needs to be:

1. a friend
2. a companion
3. a lover
4. a brother
5. a father
6. a master
7. a chef
8. an electrician
9. a plumber
10. a mechanic
11. a carpenter
12. a decorator
13. a stylist
14. a sexologist
15. a gynecologist
16. a psychologist
17. a pest exterminator
18. a psychiatrist
19. a healer
20. a good listener
21. an organizer
22. a good father
23. very clean
24. sympathetic
25. athletic
26. warm
27. attentive
28. gallant
29. intelligent
30. funny
31. creative
32. tender
33. strong
34. understanding
35. tolerant
36. prudent
37. ambitious
38. capable
39. courageous
40. determined
41. true
42. dependable
43. passionate

WITHOUT FORGETTING TO:

44. give her compliments regularly
45. Go shopping with her
46. be honest
47. be very rich
48. not stress her out
49. not look at other girls

AND AT THE SAME TIME, YOU MUST ALSO:
50. give her lots of attention
51. give her lots of time, especially time for herself
52. give her lots of space, never worrying about where she goes.

BUT MOST OF ALL IT IS VERY IMPORTANT

53. never forget
*birthdays
*anniversaries
*valentine
*arrangements she makes. —


martedì 23 aprile 2013

Il Cazziatone (e i cazziati applaudono)


"Inizia per me un non previsto ulteriore impegno pubblico; inizia per voi un lungo cammino da percorrere con passione, rigore umiltà"

DISCORSO         VIDEO

"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione". Così il Presidente Napolitano ha giurato dinanzi alle Camere riunite in seduta comune con i delegati delle Regioni, per poi rivolgere il suo messaggio al paese, "innanzitutto esprimendo - insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate, la gratitudine per il così largo suffragio" con cui è stato eletto Presidente della Repubblica. "E' un segno - ha detto il Capo dello Stato - di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia".
"Come voi tutti sapete, non prevedevo di tornare in quest'aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica. Avevo già nello scorso dicembre - ha ricordato il Presidente Napolitano - pubblicamente dichiarato di condividere l'autorevole convinzione che la non rielezione, al termine del settennato, è 'l'alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di Presidente della Repubblica'. Avevo egualmente messo l'accento sull'esigenza di dare un segno di normalità e continuità istituzionale con una naturale successione nell'incarico di Capo dello Stato. A queste ragioni e a quelle più strettamente personali, legate all'ovvio dato dell'età, se ne sono infine sovrapposte altre, rappresentatemi - dopo l'esito nullo di cinque votazioni in quest'aula di Montecitorio, in un clima sempre più teso - dagli esponenti di un ampio arco di forze parlamentari e dalla quasi totalità dei Presidenti delle Regioni. Ed è vero che questi mi sono apparsi particolarmente sensibili alle incognite che possono percepirsi al livello delle istituzioni locali, maggiormente vicine ai cittadini, benché ora alle prese con pesanti ombre di corruzione e di lassismo. Istituzioni che ascolto e rispetto, signori delegati delle Regioni, in quanto portatrici di una visione non accentratrice dello Stato, già presente nel Risorgimento e da perseguire finalmente con serietà e coerenza. E' emerso da tali incontri, nella mattinata di sabato, un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell'inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell'elezione del Capo dello Stato. Di qui l'appello che ho ritenuto di non poter declinare - per quanto potesse costarmi l'accoglierlo - mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del paese. La rielezione, per un secondo mandato, del Presidente uscente, non si era mai verificata nella storia della Repubblica, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale, che in questo senso aveva lasciato - come si è significativamente notato - 'schiusa una finestra per tempi eccezionali'. Ci siamo dunque ritrovati insieme in una scelta pienamente legittima, ma eccezionale. Perché senza precedenti è apparso il rischio che ho appena richiamato : senza precedenti e tanto più grave nella condizione di acuta difficoltà e perfino di emergenza che l'Italia sta vivendo in un contesto europeo e internazionale assai critico e per noi sempre più stringente".
"Bisognava dunque - ha aggiunto il Presidente Napolitano - offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi : passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l'Italia. E' a questa prova che non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità". Il Capo dello Stato ne ha proposto una sommaria rassegna: "Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti - che si sono intrecciate con un'acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale - non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento. Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato : e l'insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. Attenzione : quest'ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell'amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme".
"Imperdonabile - ha rilevato il Capo dello Stato - resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell'abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti. Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario".
"Molto si potrebbe aggiungere ma mi fermo qui perché - ha sottolineato il Presidente Napolitano - su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco : se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese. Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana".
Il Capo dello Stato ha quindi richiamato il suo discorso a Rimini nell'agosto 2011, quando volle "rendere esplicito il filo ispiratore delle celebrazioni del 150° della nascita del nostro Stato unitario : l'impegno a trasmettere piena coscienza di 'quel che l'Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato', e delle 'grandi riserve di risorse umane e morali, d'intelligenza e di lavoro di cui disponiamo'. E aggiunsi di aver voluto così suscitare orgoglio e fiducia 'perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l'Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo bagaglio di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile'. Ecco, posso ripetere quelle parole di un anno e mezzo fa, sia per sollecitare tutti a parlare il linguaggio della verità - fuori di ogni banale distinzione e disputa tra pessimisti e ottimisti - sia per introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l'avvio di un nuovo sviluppo economico, più equo e sostenibile. E' un discorso che - anche per ovvie ragioni di misura di questo mio messaggio - posso solo rinviare ai documenti dei due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso. Documenti di cui non si può negare - se non per gusto di polemica intellettuale - la serietà e concretezza".
Il Presidente Napolitano ha quindi formulato due osservazioni: "La prima riguarda la necessità che al perseguimento di obbiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato. A questi sono stato molto vicino negli ultimi sette anni, e non occorre perciò che rinnovi oggi un formale omaggio, si tratti di forze armate o di forze dell'ordine, della magistratura o di quella Corte che è suprema garanzia di costituzionalità delle leggi. Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti. Né si trascuri di reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana - anche col generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi - alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunità internazionale. La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per 'affrontare la recessione e cogliere le opportunità' che ci si presentano, per 'influire sulle prossime opzioni dell'Unione Europea', 'per creare e sostenere il lavoro', 'per potenziare l'istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese'".
Su questi ultimi punti, il Presidente Napolitano ha osservato di essersi "fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l'Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici. E sono anche i nodi - innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro - attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all'ordine del giorno in Italia e in Europa. E' la questione della prospettiva di futuro per un'intera generazione, è la questione di un'effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità".
"Volere il cambiamento ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori - ha rilevato il Capo dello Stato - dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano. Misurarsi su quei problemi perché diventino programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attività. E perché diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze - in primo luogo nel mondo del lavoro e dell'impresa - che 'appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all'innovazione che è invece il motore dello sviluppo'. Occorre un'apertura nuova, un nuovo slancio nella società ; occorre un colpo di reni, nel Mezzogiorno stesso, per sollevare il Mezzogiorno da una spirale di arretramento e impoverimento".

"Apprezzo l'impegno - ha aggiunto il Presidente Napolitano - con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l'influenza che gli spetta : quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non può, d'altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti. La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del 'metodo democratico'. Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora - nella fase cruciale che l'Italia e l'Europa attraversano - il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si è temuto di votare all'unanimità. Sentendo voi tutti - onorevoli deputati e senatori - di far parte dell'istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione ma come depositari della volontà popolare. C'è da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo, spendendo e acquisendo competenze, innanzitutto nelle Commissioni di Camera e Senato. Permettete che ve lo dica uno che entrò qui da deputato all'età di 28 anni e portò giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica".
Il Capo dello Stato ha rilevato che "lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non è possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell'opposizione. A 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio - dopo che ci si è dovuti dedicare all'elezione del Capo dello Stato - si deve senza indugio procedere alla formazione dell'Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall'art. 94 della Costituzione : un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorità e la prospettiva temporale che riterrà opportune. E la condizione è dunque una sola : fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l'interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali - di cui non si può non prendere atto, piacciano oppur no - non c'è partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto - se si preferisce questa espressione - si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale. D'altronde, non c'è oggi in Europa nessun paese di consolidata tradizione democratica governato da un solo partito - nemmeno più il Regno Unito - operando dovunque governi formati o almeno sostenuti da più partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti. Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell'idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche. O forse tutto questo è più concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione - fino allo smarrimento dell'idea stessa di convivenza civile - come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilità tra schieramenti politici concorrenti".
Il Presidente Napolitano ha quindi ricordato quando diceva già sette anni fa nella medesima occasione auspicando che "fosse finalmente vicino 'il tempo della maturità per la democrazia dell'alternanza' : che significa - ha puntualizzato il Presidente - anche il tempo della maturità per la ricerca di soluzioni di governo condivise quando se ne imponga la necessità. Altrimenti, si dovrebbe prendere atto dell'ingovernabilità, almeno nella legislatura appena iniziata. Ma non è per prendere atto di questo che ho accolto l'invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica. L'ho accolto anche perché l'Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno. E farò a tal fine ciò che mi compete : non andando oltre i limiti del mio ruolo costituzionale, fungendo tutt'al più, per usare un'espressione di scuola, 'da fattore di coagulazione'. Ma tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità : era questa la posta implicita dell'appello rivoltomi due giorni or sono".
"Mi accingo - ha concluso il suo messaggio il Presidente Napolitano - al mio secondo mandato, senza illusioni e tanto meno pretese di amplificazione 'salvifica' delle mie funzioni ; eserciterò piuttosto con accresciuto senso del limite, oltre che con immutata imparzialità, quelle che la Costituzione mi attribuisce. E lo farò fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno. Inizia oggi per me questo non previsto ulteriore impegno pubblico in una fase di vita già molto avanzata ; inizia per voi un lungo cammino da percorrere con passione, con rigore, con umiltà. Non vi mancherà - ha concluso il Presidente - il mio incitamento e il mio augurio".




Interrotto almeno 15 volte dagli applausi...ma che cazzo avevano da applaudire? Dovevano nascondersi e vergognarsi!!!

lunedì 22 aprile 2013

Re Giorgio II



"Cerchiamo anzitutto di riassumere quanto è accaduto negli ultimi mesi. Il successo elettorale conseguito dal MoVimento 5 Stelle è andato al di là di ogni realistica previsione: 163 parlamentari per una nuova forza politica rappresentano di per sé una vittoria. 
Il MoVimento avrebbe voluto cominciare a lavorare seriamente nel Parlamento, ma questo non è stato possibile.
Si è tentato di costringerlo a un voto di fiducia ad un governo a guida Bersani che con il senno di poi avrebbe implicato lo strangolamento dello stesso MoVimento.
Il PD era già sull’orlo del precipizio e il MoVimento sarebbe finito nel baratro insieme a lui.
Ecco perché la linea di non accettare l’accordo, un accordo finto perché mirante soltanto agli interessi del PD, era del tutto condivisibile.
Tuttavia si sarebbe potuto cominciare a operare e lavorare costruttivamente nel Parlamento e invece si è voluto impedire il funzionamento di quello che è il cuore della nostra democrazia.
E così un movimento che mira alla democrazia diretta ha dovuto farsi paladino della stessa democrazia rappresentativa tradita dagli altri partiti.
La crisi continuava e si avvitava su se stessa.
Il governo era in carica, ma il Parlamento paralizzato.
Tutto nell’attesa del nuovo Presidente della Repubblica e del conferimento di un nuovo incarico di governo.
Alle Quirinarie il MoVimento ha votato con il cuore e con la testa, proponendo come primi tre nomi una donna, Milena Gabanelli, e un uomo, Gino Strada, della società civile e un giurista di caratura internazionale, Stefano Rodotà. 
Alla fine dopo la rinuncia dei primi due candidati è subentrato il terzo, una delle figure più autorevoli della cultura giuridica nel nostro paese e che pur nella sua indipendenza (è stato un tempo uno degli indipendenti di sinistra) ha sempre appartenuto alla sinistra.
Sembrava quasi naturale che un partito sedicente di sinistra potesse convergere su questo nome.
Un uomo di quella levatura giuridica sarebbe stato comunque il garante di tutti e avrebbe svolto la sua funzione di super partes, fondamentale per un Presidente della Repubblica.
E invece hanno offerto al popolo italiano uno spettacolo indecoroso e, diciamolo pure, mortificante per le persone che sono state mandate al massacro: prima Marini e poi Prodi.
A questo punto non restava altro che constatare la completa dissoluzione, liquefazione di un partito, quello democratico, che sin dal suo inizio era attraversato da latenti contraddizioni.
Su questo deserto non c’era altra via per ricompattare quel che restava della partitocrazia che recuperare Re Giorgio.
Ma cosa è avvenuto nella votazione di ieri sera? Suscitando lo sdegno di tutti ieri Beppe Grillo ha parlato di un "colpo di Stato, che avviene furbescamente con l’utilizzo di meccanismi istituzionali".
Si tratta di un’affermazione che può sembrare del tutto inadeguata e addirittura pericolosa, così la giudica infatti tutta la stampa unanime, perché quando si parla di golpe siamo abituati a pensare a un colpo militare, a un cosiddetto pronunciamiento, per usare l’espressione della tradizione spagnola. Esistono tuttavia svariate tecniche del colpo di Stato, come già aveva mostrato Curzio Malaparte nel suo saggio del 1931.
Quello classico fu attuato da Luigi Bonaparte nel 1851 quando diede il colpo di grazia a quella Repubblica di cui lui stesso era Presidente per riuscire a farsi proclamare Imperatore di Francia.
La cosa è ben descritta in un celebre saggio di Karl Marx del 1852, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte.
Ci fu in quel caso una violazione dell’assetto costituzionale esistente e un suo mutamento: il Presidente divenne Imperatore dei francesi.
Non è quello che è avvenuto ieri in Italia.
Il Presidente è restato Presidente, non è stato incoronato Imperatore, ma è il primo Presidente della storia repubblicana ad assumere due mandati contro quella che era sino ad oggi una consuetudine costituzionale, quella cioè contraria ad una rielezione del Presidente della Repubblica.
Inoltre è il primo Presidente della Repubblica ad essere applaudito in Parlamento, ma oggetto di una sollevazione popolare nelle piazze d’Italia.
Il Coup d’État per Gabriel Naudé, che per primo se ne occupò nel 1639 nelle sue Considérations politiques sur le Coup d’État, ha le più svariate caratteristiche e tende pure a confondersi con la “ragion di Stato”.
Ebbene è proprio questa ragion di Stato che ci ha consegnato ieri la rielezione di Napolitano.Lo stesso Napolitano d’altro canto qualche mese fa aveva messo in evidenza i rischi per la democrazia di un suo secondo mandato.
Riportiamo qui integralmente il testo di una lettera scritta da lui al quotidiano, oggi non più esistente, “Pubblico” e pubblicata il 28 settembre 2012:
“Caro direttore, Le scrivo per sgomberare – spero definitivamente – il campo da ogni ipotesi di ‘Napolitano bis’. Non è solo un problema di indisponibilità personale, facilmente intuibile, da me ribadita più volte pubblicamente. La mia è soprattutto una ferma e insuperabile contrarietà che deriva dal profondo convincimento istituzionale che il mandato (già di lunga durata) di Presidente della Repubblica, proprio per il suo carattere di massima garanzia costituzionale, non si presti a un rinnovo comunque motivato. Né tantomeno a una qualche anomala proroga.”. 
Evidentemente Napolitano ci ha ripensato.
La vecchia stagione del compromesso storico doveva concludersi con un inciucio storico ed è per questo, contraddicendo quanto da lui stesso affermato, che alla fine ha accettato il secondo mandato.
Non vi è dubbio che tutto sia avvenuto ancora una volta nel solco della legalità, ma la legalità in questo caso è diventata un’arma contundente con la quale si è voluto colpire il popolo italiano.
I partiti moribondi hanno ricevuto una boccata di ossigeno, ma avranno ancora qualche mese, al massimo un anno di vita, non di più, perché il virus del MoVimeno ha ormai infettato il loro corpo e non si riuscirà più a debellarlo." 

Paolo Becchi

domenica 21 aprile 2013

Non resta che riderci su...(post in aggiornamento).

La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.  
Ennio Flaiano

Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!
Dante Alighieri
Divina Commedia - Purgatorio - canto VI 
In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio.
Giuseppe Prezzolini





"Ma che caz, mancano ancora 6 anni, 364 giorni, 23 ore, 44 minuti"

sabato 20 aprile 2013

Caos 2 - bastava non votarli


E' accaduto l'impensabile.
Napo è stato rieletto presidente e lui invece che mandarli affanculo ha accettato.


Abbiamo votato due mesi fa per cambiare tutto e non è cambiato un cazzo!

Questo è il titolo della pagina di Repubblica.it. La foto dice tutto...



Si è dimessa tutta la segreteria del PD che va verso il congresso ed ora si parla di un governo del Presidente con a capo Amato per fare quello che hanno detto i 10 saggi...

Bastava non votarli...



venerdì 19 aprile 2013

Caos

Oggi, alla 4a votazione per l'elezione del Presidente della Repubblica, Prodi che doveva contare su tutto l'appoggio del PD ha preso meno di 400 voti. E nel PD è scoppiato ancora più caos del dopo flop di Marini.
Rosi Bindi si dimette dalla presidenza del PD, e mentre sto scrivendo questo post arriva la notizia che Bersani si è dimesso, dicendo: "Uno su quattro tra di noi è un traditore"

Sito di Repubblica
Come ha fatto Bersani a combinare tutto questo casino è una cosa che va oltre la mia comprensione.
Dopo aver corteggiato Grillo ed essere stato sbeffeggiato, ha provato ad andare verso B. proponendo Marini. E' è stato sputtanato dai suoi ed ha ottenuto la rivolta della base del PD con sedi occupate e manifestazioni in piazza.
Grillo gli dice, guarda Bersani che se votate Rodotà possiamo fare un governo insieme e questo propone Prodi che viene massacrato e lo cazzia pubblicamente.
Perché non vogliono votare Rodotà?
Per me due spiegazioni:
  1. sono tutti sotto ricatto di B.
  2. i cattolici della ex Margherita non vogliono Rodotà (non gli basta il Papa?).
 Adesso o vince Grillo e si elegge Rodotà o consegnano l'Italia a B.

Comunque grazie a Dio Prodi ce lo siamo risparmiato....

giovedì 18 aprile 2013

Rototà, rodoquà, rodolà, rodo...


Rodotà... devo ammette che fino a qualche giorno fa sapevo chi era solo a grandi linee, sapevo che è stato il primo "garante" della privacy, ma non avevo mai approfondito, perché anche io come buona parte degli italiani ho la memoria corta...ma non troppo.

Poi, dopo che il M5S lo ha votato come possibile Presidente del consiglio, ho scavato nella memoria e mi è tornata in mente l'elezione di Scalfaro ed ho rivisto nella mia testa Rodotà che, seduto sullo scranno (era vicepresidente del senato e lo presiedeva il luogo dello stesso Scalfaro che stava per essere eletto), leggeva i voti e pronunciava centinaia di volte il nome "Schelfero" quasi con schifo...

Poi leggo, che si è fatto 4 legislature come indipendente del PCI e poi del PDS, che è stato il primo presidente del PDS, che è stato parlamentare europeo e nel 1994 si è tolto dalla politica perché si era rotto delle logiche dei partiti.

Cazzo, come ha detto Travaglio stasera a servizio pubblico, è un uomo di sinistra perfetto per fare il candidato a Presidente della Repubblica del PD!

E allora? Perché non lo votano? Perché?

Non ho mai visto rivoltarsi la base del PD come ieri sera ed oggi.
Non ho mai visto voci autorevolissime della sinistra urlare così forte contro la miopia della classe dirigente del PD.

Ecco alcuni esempi...


di Paolo Flores d’Arcais e Barbara Spinelli
Cari parlamentari del Pd, non possiamo crederci! Non possiamo credere che abbiate anche un pallido dubbio, tra Stefano Rodotà e un candidato (chiunque esso sia) da scegliere in comune con Berlusconi, e dunque di suo gradimento. 

Non potete fingere di non sapere che la bussola per Berlusconi è – è sempre stata, fin dal momento della “discesa in campo” – una sola (e duplice): la garanzia di impunità nei suoi processi e la garanzia di mantenimento del suo monopolio mediatico. Qualsiasi candidato Berlusconi sia disposto a votare, è un candidato che evidentemente lo rassicura su queste due questioni cruciali. E Berlusconi non si lascia rassicurare da qualche chiacchiera, ma solo da solidissimi accordi, resi catafratti da qualche inaggirabile pegno. Ma un candidato rassicurante per Berlusconi e il suo conflitto di interessi e i suoi conflitti con la legge, NON è rassicurante per la democrazia italiana, che ha invece bisogno di un Presidente che sia Custode intransigente della Costituzione e dei suoi principi di giustizia e libertà.

Siamo perciò sempre più sbigottiti che tra voi ci sia qualcuno pronto a compiere questo vero e proprio “scelus”, quando avete l’alternativa di un nome come Stefano Rodotà, che oltre alle adamantine qualità etiche e politiche da tutti riconosciute è stato anche il presidente del Pds, da cui il Pd è nato, dunque una figura che non è “di Grillo” ma semmai è “vostra” (se per un uomo di integrale autonomia culturale e civile come Rodotà avessero un senso, che invece non hanno, tali classificazioni di appartenenza).

Diteci, di grazia: in nome di quale storia, di quale tradizione, di quale ragionamento logico, di quale inafferrabile identità non riuscite a digerire il nome di Rodotà? Come mai non vi degnate di spiegare il motivo di un No così granitico (anche le schede bianche sono un No) ai vostri elettori e agli italiani tutti?

Siamo sempre stati scettici rispetto alle voci di accordi “ob scaena”, compresi quelli di una nomina di Berlusconi a senatore a vita, o di ricatti da Berlusconi esercitabili nei confronti di qualche dirigente Pd. Ma ora siamo totalmente disarmati, poiché viene meno ogni altra ragione logicamente plausibile per spiegare un atteggiamento di sudditanza verso il Caimano, e suicida rispetto al futuro del Pd e della sinistra intera: la nostra incredulità deve cedere il passo e riconoscere la fondatezza dei peggiori sospetti.

Solo il vostro comportamento può dissiparli, il vostro voto a Rodotà. Altrimenti diventeranno i sospetti e anzi le certezze di milioni di italiani che smetteranno di votarvi.

(18 aprile 2013)


Da Fo, Serra, Spinelli l'appello:
"Il momento è ora, votiamo Rodotà"


Da Fo, Serra, Spinelli l'appello: "Il momento è ora, votiamo Rodotà"

"Chiediamo ai deputati e alla direzione del Partito Democratico di non mettere una lastra tombale sulla speranza di rinnovamento di due terzi degli elettori italiani, portando alla Presidenza della Repubblica una figura della vecchia casta: qualsiasi sia questa figura. Chiediamo di rompere ogni indugio e di votare fin dai primi scrutini Stefano Rodotà.

Beppe Grillo ha annunciato che sarà lui il candidato del Movimento 5 Stelle, e allo stesso modo si è pronunciato Sel, organicamente legato al Pd e il cui parere non può in alcun modo esser trascurato dai Democratici. Stefano Rodotà è per la maggior parte degli italiani, e certamente per il vostro elettorato, un punto di riferimento ideale. Ha come bussola costante la Costituzione italiana e la Carta dei diritti europei, ha sempre avversato i compromessi con la corruzione, è uno dei più strenui difensori della libertà dell'informazione, compresa la libertà conquistata  ed esercitata in rete. È un segno altamente positivo che il Movimento 5 Stelle l'abbia scelto come proprio candidato, ma Stefano Rodotà non è una sua invenzione. Il suo profilo è improntato a massima indipendenza, e le sue radici sono anche nella storia migliore della sinistra italiana. Non abbiate paura, votatelo con convinzione e fin da subito: sarete molto più credibili e forti se non tergiverserete, presi da timori di varia natura, e non accetterete in  nessun caso candidati che dovessero nascere da un accordo con Berlusconi".

Ve lo chiediamo da cittadini, convinti che non sia ancora troppo tardi: non riconsegnate l'Italia al tragico ventennio dal quale cerchiamo faticosamente di uscire. Abbiate il coraggio di cominciare a costruire un futuro diverso. Il momento è ora.

Dario Fo
Carlo Petrini
Remo Bodei
Salvatore Settis
Sandra Bonsanti
Roberta De Monticelli
Paolo Flores d'Arcais
Tomaso Montanari
Antonio Padoa Schioppa
Michele Serra
Barbara Spinelli

MAKKOX

Questo è Stefano Rodotà:
Nato nel 1933 a Cosenza da una famiglia piccolo borghese di San Benedetto Ullano (Shën Benedhiti), comune della minoranza albanese (arbëreshë) di Calabria, discende da una dinastia italo-albanese che ha annoverato, fra il XVII e il XVIII secolo, intellettuali e religiosi difensori della propria minoranza etnica e linguistica.Ha frequentato il liceo classico Bernardino Telesio nella città natale e successivamente l'università La Sapienza a Roma, presso la quale si è laureato nel 1955 discutendo una tesi con il docente Emilio Betti, allievo di Rosario Nicolò.È fratello dell'ingegnere Antonio Rodotà ed è il padre della giornalista Maria Laura Rodotàeditorialista del Corriere della Sera.Attività politicaPR e PDSDopo essere stato iscritto al Partito Radicale di Mario Pannunzio, rifiuta nel 1976 e nel 1979 la candidatura nel Partito Radicale di Marco Pannella. È eletto deputato nel 1979 come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano, diventando membro della Commissione Affari Costituzionali. Nel 1983 viene rieletto e diventa presidente del gruppo parlamentaredella Sinistra Indipendente.Deputato per la terza volta nel 1987, viene confermato nella commissione Affari Costituzionali e fa parte della prima Commissione bicamerale per le riforme istituzionali. Nel 1989 è nominato Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal PCI di Achille Occhetto e successivamente aderisce al Partito Democratico della Sinistra, del quale sarà il primopresidente.Nell'aprile del 1992 torna alla Camera dei Deputati tra le file del PDS, viene eletto Vicepresidente e fa parte della nuova Commissione Bicamerale.Nel maggio del 1992 presiede, in sostituzione di Oscar Luigi Scalfaro, l'ultima seduta del Parlamento convocato per l'elezione del Capo dello Stato. Scalfaro, in qualità di Presidente della Camera e candidato al Quirinale, in quell'occasione aveva preferito lasciare a Rodotà la presidenza, in vista della sua elezione. Al termine della legislatura, durata solo due anni, Rodotà decide però di non ricandidarsi, preferendo tornare all'insegnamento universitario.Parlamento europeoDal 1983 al 1994 è stato membro dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, ma è solo nel 1989 che viene eletto al parlamento europeo. In tale sede partecipa alla scrittura della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.Dal 1997 al 2005 è stato il primo Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione Europea. È stato inoltre componente del gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie e presidente della commissione scientifica dell'Agenzia europea dei diritti fondamentali.Il 29 novembre 2010 ha presentato all'Internet Governance Forum una proposta per portare in Commissione Affari Costituzionali l'adozione dell'articolo 21bis. L'articolo in questione è il seguente: "Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale".

Pensando e ripensando Bersani propone un candidato che va bene anche a B. e che i suoi compari del PD voterebbero, perché non ha alternative.
Credo che B. li tenga tutti per le palle, da 20 anni! Credo che abbia, ben nascoste e protette, tutta una serie di cosette scottanti su tutti i dirigenti del PD, dalle Coop Rosse a Telecom Serbia, dalla scalata di Unipol a Bnl al MPS e chi più ne ha più ne metta!
Un bel armadione corazzato strapieno di scheletri non suoi...

Ha ragione Grillo, arrendetevi. Andatevene e non fatevi vedere mai più!

Gibo



Servizio Pubblico, Travaglio sul Pd: “Gli autoaffondamenti della Casta Concordia”