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venerdì 25 aprile 2025

25 aprile



“Il 25 aprile non si celebra soltanto l’insurrezione dei partigiani che hanno liberato le città italiane. 

Si celebra la fine della guerra, la sconfitta dei tedeschi, la distruzione della tirannia nazifascista.

E si celebra il fatto che, grazie all’insurrezione dei partigiani, l’Italia, che aveva cominciato quella guerra dalla parte vergognosa, di quelli che hanno fatto le camere a gas e i forni crematori, almeno un pezzo d’Italia, è riuscita a combattere e morire dalla parte giusta.

A quelli che oggi non si vogliono dire antifascisti, a loro vorrei chiedere: preferivi che gli americani e le nazioni unite avessero perso la guerra?

Preferivi che avesse vinto Hitler? 

Preferivi vincessero quelli delle camere a gas?

Perché, se è così, puoi anche non andare a celebrare il 25 aprile.

Dimmelo in faccia però.

Vorrei vedere chi oserebbe dirmelo in faccia.

Dimmelo in faccia che preferivi che vincessero le SS e non i partigiani”.


Buon 25 aprile a tutti!🌹







venerdì 25 aprile 2014

I partigiani (I partigièn) - Buon 25 aprile



Non è per via della gloria
che siamo andati in montagna
a fare la guerra.
Di guerra eravam stanchi,
di patria anche.
Avevamo bisogno di dire:
lasciateci le mani libere, i piedi,
gli occhi, le orecchie; lasciateci
dormire nel fienile con una ragazza.
Per questo abbiam sparato,
ci siamo fatti impiccare,
siamo andati al macello
col cuore che piangeva,
con le labbra tremanti.
Ma anche così sapevamo
che di fronte a un boia di fascista
noi eravam persone,
e loro marionette.
E adesso che siamo morti

non rompeteci i coglioni
con le cerimonie,
pensate piuttosto ai vivi
che non perdano anche loro
la giovinezza.

Nino Pedretti, "Al vòusi" e altre poesie in dialetto romagnolo, Einaudi


I PARTIGIÈN

Un n’è par véa d’la gloria
sa sém andè in montagna
a fè la guèra.
Ad guèra a sémi stoff,
ad patria ènca.
Evémi bsogn ad déì:
lascés el mèni lébri,
i pii, gli òcc’, a glu urèci;
lascès durmèi ‘nt e fén
s’una ragaza.
Par quèst avém sparè
a’ s sém fat impichè
a sèm andè a e’ mazèll
pianzènd ‘nt’ e’ còr
e al labri ch’al tremèva.
Mò ènca a savémi
che a pét d’un boia d’un fascésta,
neun a sémi zènta
e lòu del mariunèti.
E adèss ch’a sém mort
n’u rumpéis i quaieun
sa ‘l cerimòni,
pansè piutòst m’i véiv
ch’ì n’apa da pérd ènca lòu
la giovinezza.



Grazie a Mare di Libri che mi ha fatto conoscere questa bella poesia....