venerdì 30 giugno 2023

Dune: Parte Due | Trailer Ufficiale 2




venerdì 2 giugno 2023

PLUSVALENZE JUVENTUS: GAME OVER

La Juventus sulle plusvalenze è stata condannata (un eventuale ulteriore ricorso non cambierà la sostanza). Ho studiato la prima sentenza di condanna nel processo sportivo, perché riguardava bilanci, revisori e organi di controllo, tematiche che mi appassionano e di cui mi occupo in ambito accademico e professionale da oltre 25 anni. La complessità tecnica, unitamente all’esigenza dei media di suscitare clamore e, temo, in alcuni casi, la scarsa lucidità provocata dall’odio verso la Juve, hanno indotto molti dei primi commentatori a limitarsi a fare il copia incolla della Sentenza.

D’altra parte, per chi non si occupa professionalmente di bilanci, è davvero difficile capirla. Quando ho scritto il primo articolo (Motivazioni della Sentenza plusvalenze Juventus) non immaginavo che avrebbe suscitato tanto clamore (300k visualizzazioni Twitter), interviste su quotidiani nazionali (Corriere della Sera, ed. Torino, Tuttosport), inviti ad intervenire su Juventibus (dove ormai mi sento di casa), Colpo Gobbo, Liberi Oltre che stimo e seguo da anni, diffusione dei miei lunghi tweet dall’account twitter di Juventinovero (@JU29ROTEAM), baluardo della difesa mediatica della Juventus fin dai tempi di calciopoli.
Tutto questo è stato favorito da un fatto, a miei occhi “incomprensibile”, quasi nessuno, tra i miei colleghi professori e/o commercialisti, ha ritenuto “opportuno” esporsi (nemmeno per criticare, nel merito, i miei articoli).

A conclusione di questa vicenda, propongo alcune mie riflessioni:

NON SI CRITICA UNA SENTENZA DI CONDANNA DELLA JUVENTUS.

Conosco le regole della comunicazione, ma mi ha stupito la “condanna preventiva” della Juventus, la “scarsa” propensione dei principali mezzi di comunicazione nel dare spazio a voci critiche (con l’eccezione, per quanto mi riguarda, del dott. Nerozzi del Corriere della Sera, “non amato” dai tifosi juventini per la pubblicazione delle carte della procura, ma che ha anche dato visibilità ai miei articoli critici della Sentenza). Nessun quotidiano, che io sappia, ha pubblicato commenti tecnici sul ricorso della Juventus, un vero peccato. Ma perché non si critica la Sentenza? Non lo so. È stata un’eccezione Tuttosport, che ha pubblicato anche analisi di avvocati critici verso la Sentenza, quotidiano sportivo, però, vicino alla fede juventina.

Trovo tutto ciò piuttosto grave, perché il continuo “indottrinamento” tramite la pubblicazione di intercettazioni e tesi dell’accusa, inevitabilmente crea un clima di condanna preventiva (quel sentimento popolare citato da un noto quotidiano sportivo) e falsa la realtà dei fatti (mi auguro che non influenzi anche le decisioni di chi è chiamato a giudicare, ma non si può certo escludere). Una mia ipotesi, è che le regole della comunicazione inducano a scrivere ciò che si pensa voglia sentirsi dire il lettore che, come noto, è colpevolista sempre (ancora di più quando si tratta di Juventus). Questo non ci rende un Paese civile.

PERCHÉ ESPORSI, CHI TE L’HA FATTO FARE

Sono da sempre tifoso della Juve, ma sono il tipico tifoso juventino moderato. Questa piccola esposizione mediatica mi ha portato a essere apprezzato e seguito da tifosi juventini, ma ha anche suscitato una generale freddezza nei miei confronti da parte di molte persone. Sapevo di entrare in un terreno di gioco pericoloso, e non a caso i miei articoli, prima di essere pubblicati, non solo li ho sempre riletti chiedendomi se alcune mie affermazioni potessero essere fraintese, li ho sempre anche sottoposti all’esame attento di amici colleghi qualificati (compreso un amico interista!). Ho ricevuto numerosi complimenti “vai avanti”, “sono d’accordo con te” in privato, ma pochi in pubblico. E non mi riferisco alle opinioni dei tifosi, ma a persone qualificate da cui mi sarei aspettato meno ritrosia a esporsi.

LA JUVENTUS È ODIATA

Per me è inconcepibile, io conosco solo il tifo a favore, ma capisco che un tifoso della Juve è favorito, perché è abituato a godere delle vittorie della propria squadra del cuore. Ho letto con interesse il libro di Massimo Zampini in cui spiega il “modello di comunicazione” quando c’è di mezzo la Juventus e mi sono davvero stupito nel trovare riscontri di quello che ha scritto (es. il goal di Turone), in questi mesi in cui seguo da vicino tutto ciò che riguarda la Juve. Forse è la regola del mercato, i tifosi della Juve sono milioni, ma tutti gli altri insieme sono molti di più. Sono proprio i media, spesso, a innaffiare questo odio, per non parlare dei giornalisti/opinionisti che dell’odio verso la Juve ne hanno fatto il proprio core business (cit.)

CRITICARE UNA SENTENZA NON SIGNIFICA SOSTENERE L’INNOCENZA DELLA JUVENTUS E DEI SUOI VERTICI

Questo è l’aspetto più difficile da comunicare a chi non ha “sensibilità” giuridica o onestà intellettuale. Io non ho mai scritto o parlato in qualità di tifoso della Juventus, ma sempre e soltanto sul piano tecnico, esprimendo certamente opinioni, ma di cui sono convinto e ampiamente motivate. In molti (si pensi al “sentimento popolare”) non riescono a capire che una Sentenza di condanna non può non spiegare in modo chiaro le prove della colpevolezza. E ciò indipendentemente dall’innocenza o meno degli accusati. Io non conosco i fatti e, quindi, non potrei sostenere l’innocenza della Juve sulle plusvalenze e non l’ho mai fatto. Molti però faticano a capire che le intercettazioni non dimostrano nulla, sono solo un importantissimo strumento per le indagini.

Non capiscono che quella condanna per dissimulazione della natura permutativa e per l’alterazione dei valori dei calciatori incrociati è qualcosa che ha dell’incredibile, poco più di un’accozzaglia di affermazioni maldestre, io non vorrei mai essere tra gli estensori di quel documento. Purtroppo, proprio per l’odio di cui parlavo prima, temo che siano stati troppo pochi, tra i non tifosi juventini, ad aver avuto l’onesta intellettuale di leggere e riflettere sulle critiche che ho sollevato, ma sono sicuro che almeno una parte degli addetti ai lavori l’ha fatto e questo mi basta. Qualcuno starà pensando “Ma i giudici l’hanno condannata”. La mia risposta è che talvolta le Sentenze, anche definitive, sono sbagliate e devono essere criticate.

IL PROCESSO SPORTIVO È “STUPEFACENTE” E DEVE ESSERE RIFORMATO

Confesso, è la prima volta che analizzo così in dettaglio Sentenze in ambito sportivo. Mai avrei immaginato che potessero essere scritte così male come quella che ha condannato a 15 punti di penalità la Juve. Non lineare, complicata, con affermazioni apodittiche, affermazioni non vere, discutibili e persino con un “errore” clamoroso. E poi sono arrivate quelle successive, che non mi sono sembrate migliori, ma non voglio invadere il campo degli avvocati. Mi limito a dire che per il bene del calcio è necessaria una riforma del processo sportivoC’è un codice di diritto sportivo che viene interpretato e piegato a ciò che si vuole sostenere, è inaccettabile. Devono essere fissate delle regole chiare che non si prestino a interpretazioni “in libertà”.

A dire il vero, molte regole mi sembrano già chiare, forse è chi le applica che si muove in libertà. Se un articolo (n. 31) afferma che l’errore in bilancio è punito con un’ammenda, non bisogna essere giuristi per capire che l’errore in bilancio non può portare anche ad una penalità in punti. E questa interpretazione è rafforzata dal comma in cui si prevede la penalizzazione anche in punti qualora l’errore in bilancio sia stato strumentale all’iscrizione al campionato. Letto a contrario, significa che un errore non strumentale all’iscrizione al campionato non può essere associato alla penalizzazione in classifica.

PLUSVALENZE JUVENTUS: LA CONDANNA E IL JOLLY DELL’ARTICOLO 4

Per non parlare del famoso art. 4, che avendo natura residuale, non dovrebbe essere richiamato per fattispecie disciplinate. Si obietta che la società risponde per la slealtà dei suoi dirigenti, ma gli errori in bilancio non possono che essere commessi da persone. Oltre al fatto che, nel 99% dei casi, si tratta di comportamenti intenzionali e, conseguentemente, “sleali” nell’accezione in cui è stato utilizzato il concetto di slealtà. Ma poi mi chiedo, siamo sicuri che la slealtà sportiva (come simulare di essere stati spinti in area di rigore) sia associabile al tema dei bilanci? Per non parlare del fatto che si prevedono penalizzazioni di uno o più punti.

E nell’interpretazione di chi è chiamato a giudicare si definisce la penalità, ad esempio, 15 punti e poi 10, senza dover spiegare in alcun modo come sono stati calcolati… e molti giornalisti sportivi non trovano nulla di strano in tutto ciò, incredibile (per fortuna anche in questo caso ci sono lodevoli eccezioni).

C’è persino chi lo spiega con il fine di non consentire di giocare le coppe, questa sarebbe l’afflittività, che imbarazzo. Per non parlare di chi rappresenta l’accusa e chiede prima 9 punti e poi, sulla base delle stesse carte, passa a 11 (è qualcosa che mi fa quasi tenerezza). Non merita poi quasi nemmeno la pena di essere citato quello che è accaduto con le condanne, mi viene da ridere se penso che la celerità è prioritaria nel processo sportivo. Che le pene dovrebbero essere comminate solo a conclusione del processo sportivo come ormai sostengono diversi avvocati di diritto sportivo mi sembra non solo condivisibile, trovo incredibile che non sia già così.


LA JUVENTUS È STATA CONDANNATA, TUTTO INUTILE?

Me lo sono chiesto, ma no, anche se ovviamente sono molto amareggiato dall’esito, allo stesso tempo non ho nulla da recriminarmi. Sapevo fin dall’inizio che il successivo grado di giudizio non avrebbe riguardato il merito, ma solo questioni di diritto (e questa è una delle incredibili storture di questo processo che, nel merito, ha avuto un solo grado di giudizio). I miei articoli sono pubblicati sul blog e rimarranno a futura memoria. E nessuno, finora, ha saputo/voluto criticare, con argomentazioni valide, quello che ho scritto. Mi auguro di avere contribuito a divulgare il contenuto e le criticità della Sentenza, cercando di fare capire che in quella Sentenza di prove cosiddette concludenti, non ce ne sono, a differenza dei titoloni riportati sui quotidiani.

Ho ricevuto testimonianze di stima da parte di persone qualificate che mi hanno fatto molto piacere (anche se quasi sempre solo in privato). Forse mi illudo, ma ritengo che la consapevolezza che le Sentenze sono analizzate con spirito critico induca, alla lunga, anche gli estensori a porre maggiore attenzione. Ho poi conosciuto persone interessanti che mi auguro, in futuro, di avere l’occasione di incontrare anche di persona e non solo attraverso un monitor.

DOVE HA SBAGLIATO LA JUVENTUS E COME EVITARE PASSI FALSI IN FUTURO.

Indossare la maglia della Juve è una responsabilità, non è come indossare una maglia di un’altra squadra di calcio. E ciò vale non solo per i giocatori, ma anche per dirigenti e vertici della società. L’esito discusso (e discutibile) di calciopoli non sembra essere stato un monito sufficiente. Se lavori per la Juve devi comportarti in modo ineccepibile (e al telefono ricordarti che si può essere fraintesi). Come qualunque società, la Juve deve fare un’attenta analisi dei rischi aziendali (ex 2086 c.c., come spiego ai convegni per commercialisti) e, successivamente, valutare come gestirli al meglio, nell’ottica di ridurre al minimo la probabilità che si manifestino e/o le conseguenze.

Qual è il maggior rischio per una società di calcio? Per squadre i cui proprietari non hanno molti mezzi, il rischio potrebbe essere di tipo finanziario, considerati i diffusi squilibri di bilancio, ma non è il caso della Juve (grazie alla solidità dell’azionista di maggioranza).

L’INTERESSE MEDIATICO VERSO TUTTO CIÒ CHE RIGUARDA LA JUVE È ENORME.

E allora qual è il maggior rischio da cui deve tutelarsi la Juve? È il rischio reputazionale.

Lo so che ora qualche tifoso farà una smorfia ma, a mio parere, per la Juve la reputazione deve venire ancora prima delle vittorie sul campo. L’unico modo per difendersi in modo efficace da eventuali nuove future accuse e spazzare via questa fastidiosissima (per i tifosi juventini naturalmente) abitudine ad additare alla Juventus qualsiasi nefandezza, è essere eticamente inattaccabili. Lo devono essere i giocatori in campo, a costo di ottenere una punizione o un rigore in meno, e lo devono essere ancor di più vertici e dirigenti. Quando la Juve ci riuscirà, l’odio con il tempo scemerà e lascerà il posto soltanto all’invidia.

Passaportopoli - Piccolo ripasso

Corre anno 1997, estate, l'Internazionale Milano acquista Alvaro Recoba.
Finita la stagione, Moratti, cede Recoba in prestito al Venezia, che, in quella stagione, convince e gioca un ottimo calcio.
Ci troviamo dunque al termine della stagione 1998/99, l'Inter decide di riprendere ad Appiano Alvaro, ma c'è un enorme nodo da sbrogliare: i 5 posti da extracomunitario, previsti dal regolamento di allora, sono già tutti occupati.
L'Inter è consapevole della problematica, ma non vuole privarsi dell'Uruguaiano... e qui, la storia comincia a farsi interessante.
2 mesi dopo il rientro a Milano, 12 settembre del '99: Recoba ottiene il passaporto comunitario.
Qui qualcuno direbbe che l'efficienza del nostro paese sia stata eccezionale... ma c'è un ENORME però, che teniamo in sospeso.
Passano dunque due stagioni, 1999/2000 e 2000/2001, nella prima, Alvaro segna 10 goal in 27 presenze, nella seconda, totalizza 8 reti in 29 partite giocate.
Niente male, no?
Settembre 2000.
Esplode il caso.
Warley Silva dos Santos e Alberto Valentim (entrambi nelle file dell'Udinese) vengono fermati alla dogana Polacca con un'accusa che avrebbe scatenato da li' a poco un vero e proprio terremoto nel calcio Italiano.
I passaporti, erano falsi.
Già, perchè a seguito dei controlli, si scopre che in realtà quei due passaporti erano stati emessi nel '91, a due persone totalmente diverse dai due calciatori.
I due documenti, inoltre, portavano la firma di un funzionario Portoghese inesistente.
Scatta dunque l'inchiesta, e, sotto la lente d'ingrandimento, finiscono molte grandi squadre (Inter, Lazio, Milan, Roma, Udinese, Sampdoria e Vicenza) tra queste, 15 dirigenti e 14 giocatori, tra cui Alvaro Recoba, ve lo ricordate?
L'Inter emette un comunicato, si dichiara completamente fuori dalla faccenda: "La Società è totalmente estranea all’oggetto dell’inchiesta ed ha totale fiducia nella buona fede di Recoba”.
Beh... la buona fede non doveva essere solo del buon Alvaro, si scopre poi, ma anche della stessa società.
Si muove la Procura di Roma, assieme a quella di Udine, e i risultati delle indagini sono sconvolgenti: Oriali, ai tempi dirigente dell'Inter, su indicazione di Franco Baldini (consulente della Roma) si era messo in contatto con un certo Barend Krausz Von Praag, il quale, in poco tempo, lo ha guidato nell'ottenimento del passaporto presso un'agenzia di Buenos Aires, in Argentina.
Di tutta risposta, dopo che vennero alla luce queste ultime notizie, Recoba si dichiara totalmente ignaro alla faccenda, sostenendo di aver ricevuto il passaporto da Oriali nel Settembre del 1999.
Gli inquirenti notano, però, che la data di rilascio del passaporto in realtà si colloca nella giornata del 9 Novembre 1998, un anno prima e che, Alvaro, risulta in realtà residente a Roma.
Nessuno, all'Inter, si era mai posto l'interrogativo.
Oriali nega di aver versato la somma di 80mila euro a Barend Krausz, che invece dichiarava di averla ricevuta, in più, si evince che, contrariamente a quanto richiedeva la prassi, non esisteva alcuna richiesta di rilascio passaporto alle Autorità Italiane.
Andrea Manzella, allora Presidente della Corte Federale, nel Febbraio 2001 dichiara:"La regolarità delle partite è un bene assoluto, e su questo non si transige:la buona fede di società e singoli non conta, conta solo che alle gare abbiano partecipato giocatori che non ne avevano diritto. L’Authority ha deciso di aspettare la dichiarazione di falsità della Magistratura a meno che il falso risulti macroscopico, ictu oculi, o che vi sia ammissione di colpa del club o del giocatore. In questi casi le sanzioni saranno immediate”.
Alquanto strano, i fatti erano già chiari, il vaso di Pandora già scoperchiato, l'Inter, così come le altre, secondo il regolamento di allora, sarebbero dovute essere sanzionate con la sconfitta a tavolino + 1 punto di penalizzazione in TUTTE le partite giocate dai calciatori "irregolari".
In quei due campionati, l'Inter, avrebbe dovuto totalizzare dunque 2 punti e -7 punti.
Non vi preoccupate, però, perchè il 3 Maggio 2011, la norma sugli extracomunitari viene modificata.
Moratti, nel mentre, dichiara pubblicamente quanto segue:"Se squalificano Recoba e poi la giustizia ordinaria lo assolve? Chi ci restituisce squalifiche e penalizzazioni? ".
Il processo sportivo inizia solamente il 12 Giugno, quando manca una sola giornata di campionato, e si conclude a Luglio, un mese dopo.
Multe alle società coinvolte, squalifica di 1 anno per Oriali e Recoba.
Il collegio di garanzia del CONI, però, porta la squalifica di Recoba a 4 mesi, 2 dei quali scontati durante la pausa estiva, e riduce la multa ai nerazzurri.
A Maggio 2006 arriva il responso della giustizia ordinaria, processo penale, il tribunale di Udine condanna Oriali e Recoba, che ammetteranno la falsificazione dei documenti (oltre al passaporto, anche di una patente) e patteggiano la pena: 6 mesi di reclusione per i reati di concorso in falso e ricettazione.
(Ma Oriali nel processo sportivo non aveva dichiarato di non saperne assolutamente niente? Qui ammette e patteggia??).
Gabriele Oriali, attualmente, è team manager della nazionale Italiana.
Nel 2019, è stato inserito nella Hall of fame del calcio italiano.