lunedì 21 settembre 2026
Partigiani ed armi
marito, padre, bancario, musicista, goliarda, blogger saltuario.
Vivi come se dovessi morire domani. Pensa come se non dovessi morire mai
mercoledì 9 settembre 2026
Moriremo tutti... entro la fine del decennio
di Roberto Cosentino
Dopo le dimissioni, l'ex dipendente della società che ha sviluppato Claude ha deciso di raccontare pubblicamente che «Le persone che sviluppano l'AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio». La conferma da altri due suoi ex colleghi.
L'ennesimo allarme arriva da Anthropic, la società che ha sviluppato il chatbot Claude: «Sì, l’AI potrebbe sterminare l’umanita». Ciclicamente gli esperti di intelligenza artificiale avvertono di quella catastrofica eventualità secondo cui l’AI potrebbe diventare un grosso pericolo per la nostra stessa esistenza. Decenni di antologia cinematografica non sono bastate: tutto ad un tratto, Skynet potrebbe non essere più relegata alla fortunata serie cinematografica Terminator.
Il nuovo allarme viene scritto e pubblicato da tre ricercatori che lavoravano nella società dei fratelli Amodei. Dopo aver rassegnato le dimissioni, hanno deciso di esternare le loro preoccupazioni sul social X. Uno di questi, Jacob Coxon, ha affermato che «le persone che sviluppano l'AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non si tratta di una trovata di marketing. Anzi, molti dirigenti e ricercatori di alto livello cercheranno di usare un linguaggio più pacato con la stampa, ma sento le stesse persone esprimere privatamente questa paura. Nessun'altra attività umana rappresenta un pericolo di questo livello».
A confermare le preoccupazioni di Coxon anche Evan Hubinger, responsabile scientifico per l'allineamento sempre ad Athropic. Per «allineamento» si intende il processo per guidare i sistemi AI affinché i loro comportamenti, obiettivi e output siano conformi ai valori, alle intenzioni e alle esigenze degli esseri umani. «Jacob ha ragione - ha risposto - crediamo davvero che l'AI potrebbe sterminare tutta l'umanità! Personalmente, penso che la percentuale supererà il 10% entro il prossimo decennio. Credo che Anthropic stia facendo del suo meglio, ma non abbiamo ancora un piano per risolvere il problema dell'allineamento per la superintelligenza e non siamo chiaramente sulla buona strada per farlo». Sulla stessa linea anche Samuel Marks, responsabile della supervisione scalabile di Anthropic, che aggiunge : «Gli sviluppatori di AI ritengono che la loro tecnologia potrebbe causare l'estinzione umana (o conseguenze altrettanto negative). Ciò potrebbe accadere nei prossimi anni. In generale, più alto è il livello di anzianità del dipendente, maggiore è la sua preoccupazione».
Come dicevamo, ciclicamente si torna al punto in cui chi è coinvolto nei vari sviluppi, lancia allarmi e preoccupazioni. Da quando l’AI è diventata di uso comune, sin dal lancio di ChatGpt, sono nati diversi progetti volti a monitorare e talvolta, a livello governativo, bloccare le capacità dei modelli. Ma perché semplicemente non rallentare o spegnere tutto?
La risposta a questa domanda è ovvia, ma non c'entrano solo i soldi. Gli allarmi, i dubbi e le perplessità, sono alimentate perlopiù dagli sviluppatori occidentali. Fermarsi o rallentare, lascerebbe via libera a rivali o concorrenti, occidentali e non, a migliorare di volta in volta i propri modelli, senza che vi siano freni o limiti. La verità è che il miglioramento dei modelli procede a gonfie vele e proprio recentemente, OpenAI ha affermato di aver raggiunto il livello di AGI (intelligenza artificiale generale) ovvero punto di non ritorno in cui l’AI supererebbe le capacità umane. Ma il vero pericolo potrebbe emergere qualora l’AI diventasse in grado di migliorarsi da sé. Gli ultimi sviluppi che hanno coinvolto proprio gli agenti di AI hanno dimostrato di sapersi coordinare per raggiungere un obiettivo a qualsiasi costo, in particolar modo nei casi di sicurezza informatica. L'incidente ad HuggingFace, di cui i maggiori dettagli sono emersi solo negli ultimi giorni, ne sono un esempio.
Gli allarmi lanciati dagli ex dipendenti di Anthropic arrivano a pochi giorni di distanza dall'appello delle Nazioni Unite a firma dell'alto commissario per i diritti umani, Volker Türk, in cui chiedeva agli Stati di intervenire prima che l’AI vada fuori controllo e che diventi «un rischio esistenziale per l'umanità».
I resigned from Anthropic today. I spent the last three years doing pretraining research at both OpenAI and Anthropic. Neither company is acting responsibly. They are racing straight to self-improving superintelligence and gambling with our lives. More thoughts below.
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
Do not underestimate the power of this technology. These will soon be superhuman systems that can hack anything, revolutionize any field overnight, and acquire real power and resources. We have all witnessed the progress in each of these domains, and progress is not slowing.
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
The people building AI earnestly believe that it could kill us all by the end of the decade. This is not a marketing stunt. If anything, many executives and senior researchers will couch their phrasing in the press to sound sensible - but I hear the same people express fear…
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
A common response is “if they truly believe this, why are they still building it?” At OpenAI, many have not deeply internalized the civilizational stakes. At Anthropic, the stakes are well-understood, but they are locked in a race to get there first - they believe no one else…
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
Accepting this race and entering the “endgame” is a hubristic gamble that should not be launched from a private company’s Slack. Attempting to speedrun alignment should require extraordinary confidence that there are no better trajectories available.
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
I am optimistic about the potential for coordination. Warning shots like the Hugging Face attack have made pacing agreements between U.S. labs more viable. I don’t feel like we’re on track to prevent a global race, which may require costly actions such as a temporary ban on…
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
If you are a lab researcher, I urge you to consider what the next few years will actually feel like. Do you want to kick off a superintelligent RL run without a rigorous understanding of its mind? Should you put your head down because “it’s happening anyway” - or take this moment…
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
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mercoledì 22 luglio 2026
inter-ferenze 7
Inchiesta arbitri, la Procura non ha sequestrato i cellulari per il «troppo clamore mediatico». Le conversazioni tra Rocchi e l'Inter probabili, ma senza riscontro
Perché nell’inchiesta sulle interferenze sull’allora designatore arbitrale di serie A Gianluca Rocchi la Procura di Milano non ha mai sequestrato (come invece accade quasi sempre) i telefoni alla ricerca di messaggi tra gli interlocutori a tratti intercettati?
Per «il clamore mediatico», scrivono i pm Paolo Ielo e Maurizio Ascione nella richiesta di archiviazione di cui si è già data notizia giorni fa: e cioè perché, dopo non averlo fatto «per scelta investigativa» prima dell’invito a comparire a Rocchi in aprile, «massimamente dopo la diffusione mediatica dell’esistenza delle indagini» (dipesa in realtà appunto dall’invito a comparire) «il clamore mediatico impedisce l’utile utilizzazione di mezzi di ricerca della prova non ancora sperimentati».
Resta quindi che «il tenore delle intercettazioni induce a ritenere estremamente probabile che Rocchi riferisca il contenuto di conversazioni intrattenute direttamente con esponenti dell’Inter». Ma resta «ipotesi priva di riscontro probatorio» e «mera illazione» che «le indicazioni, provenienti dall’ambiente Inter, fossero volte a turbare la regolarità» delle gare.
E siccome ci vogliono entrambi gli elementi per il reato di frode sportiva, l’assenza «non ha consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari».
E un «vuoto probatorio» mina «l’ipotesi di frode generica di natura paraconcussiva», e cioè «la suggestione che l’accettazione da parte di Rocchi delle interferenze sia stata determinata da una sorta di metus» (timore), indotto da Gravina forte dei suoi buoni rapporti con la dirigenza dell’Inter, di poter subire danni nello sviluppo di carriera»
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martedì 21 luglio 2026
Ombre sul calcio (Inter-ferenze 6)
Ombre sul nostro calcio. Così si comincia male
Troppi interrogativi aperti sul caso arbitri: urge una riflessione. Perché tanto silenzio su Butti, Viglione e dintorni?
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lunedì 20 luglio 2026
Inter-ferenze 5
L' Inter-rogatorio di Rocchi
Rocchi ai pm: «Mai pressioni, indicazioni che infastidivano sì, ma si tratta di una prassi diffusa»
MILANO «Nessuno si è mai permesso di dirmi direttamente o indirettamente voglio questo o quell’arbitro», invece «mi pervenivano», tramite «Riccardo Pinzani istituzionalmente deputato» in seno all’Aia «a interloquire con i referenti arbitrali delle squadre quali Giorgio Schenone per l’Inter, certamente non pressioni», ma «indicazioni che talvolta mi infastidivano, altre volte mi facevano arrabbiare».
È su questa linea Maginot che nel proprio interrogatorio si è attestato Gianluca Rocchi, l’ex designatore degli arbitri di serie A, alleggerendo non poco anche la posizione dell’Inter: ad esempio quando gli viene chiesto chi fossero i «loro» di cui nelle intercettazioni lamentava il pressing sugli arbitri da designare all’Inter, e lui risponde evocando non dirigenti dei club (tantomeno interisti) ma «gli umori, i gradimenti o i mancati gradimenti delle singole squadre», a suo dire ricavati in stile rabdomante dall’ascolto del mondo delle curve, dei social, della Gazzetta, di Sky, ecc.
E quando gli viene chiesto dai pm Ascione e Ielo perché allora non avesse mai denunciato all’Aia e alla Figc quelle fastidiose indicazioni, Rocchi le ridimensiona, «si tratta di una prassi diffusa. Io ritengo peraltro che i dirigenti arbitrali debbano ascoltare le società, per cercare di migliorare il servizio offerto dalla classe arbitrale».
E se nelle intercettazioni della primavera 2025 (come nelle due settimane di aprile 2026) si parlava solo di partite dell’Inter, è «probabilmente perché in quello scorcio di campionato erano le partite più significative per lo scudetto», dice Rocchi, che in generale rivendica «il mio tentativo di individuare l’arbitro più adatto per evitare polemiche di qualsiasi natura».
A riprova di questo, Rocchi (difeso da Antonio D’Avirro e Antonio Bana) addita ai pm come «eloquenti» le «mie conversazioni con Andrea Colombo e Rosario Abisso, arbitro e uomo Var, ai quali segnalo l’importanza della partita» Bologna-Inter del 20 aprile 2025, per la quale proprio Colombo era l’arbitro gradito dall’Inter secondo l’espressione di Rocchi «loro vorrebbero Colombo perché gli garba un mondo!».
Nella telefonata del 14 aprile con Colombo, gli raccomanda «fai un’altra bella palestra a Bologna domenica eh..sappi che per noi è uno spartiacque, ma anche per loro».
In quella del 15 aprile con Abisso gli raccomanda «fai bene da Var che ci servi però!»; Abisso risponde ridendo, «anche perché la partita che c’è domenica dico...come viene»; e Rocchi concorda «appunto, non c’è bisogno di dire niente! Esatto».
Rocchi addita questi colloqui ai pm come prova che, «se avessi voluto designare Colombo, l’avrei fatto senza consultarmi con nessuno, al contrario le interlocuzioni con i miei collaboratori erano orientate a individuare il miglior arbitro possibile».
Le scelte
«Il mio tentativo era individuare l’arbitro più adatto per evitare qualsiasi polemica»
Pure Andrea «Butti è un tifoso e lo tratto come tale anche se ha un ruolo istituzionale», aggiunge Rocchi a proposito delle intercettazioni in cui il responsabile dei calendari di serie A della Lega Calcio, ed ex dirigente dell’Inter, prima il 6 aprile 2025 lo apostrofa con un «Basta che non mi mandi più Doveri a fare l’Inter, porta una sfiga mondiale, con lui non vinciamo mai un c…», e poi il 22 aprile gli rimprovera tra il serio e il faceto di averlo di nuovo dato all’Inter in Coppa Italia: «Sei un killer, no vabbé, ma allora sei veramente uno di loro! La colpa è tua, lo sai eh? Con lui abbiamo un record super negativo».
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