venerdì 17 luglio 2026

Inter-ferenze 4


Milano, inchiesta arbitri: i pm chiedono l'archiviazione per Inter e Rocchi. «Interferenze, ma non frodi»

di Luigi Ferrarella

Rocchi è accusato di aver indirizzato la designazione arbitrale di tre partite del 2025 e una del 2026, in modo da assecondare l'Inter. Si attende la decisione del Gip


Interferenze sì, reato di frode sportiva no.

L’altro ieri, al 90esimo minuto dell’inchiesta in corso da oltre un anno sull’ipotesi di frode sportiva nelle scelte dell’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi, la società Inter viene indagata e però simultaneamente archiviata dalla Procura della Repubblica di Milano, con decreto inviato al visto della Procura Generale e parallelo alla richiesta all’Ufficio Gip di archiviare anche la persona fisica Rocchi: la meta finale è dunque quella già intuibile da qualche settimana, ma un poco più tortuoso è il percorso con il quale infine vi arriva la Procura nell’atto definitorio firmato dal pm titolare Maurizio Ascione (ieri all’ultimo giorno a Milano prima di passare alla Procura europea antifrode) e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo (coassegnato un mese fa dal procuratore Marcello Viola).


Sinora l’unico indagato in questo filone era Rocchi, «in concorso» con ignoti che solo due settimane fa (nel secondo invito a comparire a Rocchi) i pm avevano definito (pur sempre senza identificarli) «esponenti della società Inter». Alla base c’erano le intercettazioni su Rocchi della primavera 2025 e di due settimane dell’aprile 2026, come quella con Gervasoni il 3 aprile 2025 su chi designare per Bologna-Inter del 20 aprile: «Loro vorrebbero Colombo, chiaramente, perché gli garba un mondo».
E quando l’Inter perde e polemizza proprio per l’arbitraggio, stando alla confidenza che il manager dell’Associazione arbitri Riccardo Pinzani riporta a Rocchi, persino il referente arbitrale dell’Inter, Giorgio Schenone, avrebbe lamentato l’approccio della società: «Mi ha detto Giorgo che (all’Inter, ndr) gli ha detto “oh avete rotto il c…! Sozza non lo volete più, Doveri non lo volete più perché porta male, ora non volete più Colombo…Dovete andare a fare in c…!, vergognatevi! Ora fanno bene a mandarvi gli arbitri di m…!”».

Ma i pm additano la giurisprudenza formatasi sull’inchiesta Calciopoli di vent’anni fa: affinché rilevi penalmente non basta che ci sia interferenza, occorre la prova che sia finalizzata a incidere sulla regolarità della gara, mentre resta solo disdicevole, e magari rilevante per la giustizia sportiva, l’interferenza che invece persegua, magari con modalità scorrette, altri obiettivi leciti quali avere gli arbitri migliori.

«Nei limiti del materiale probatorio» i pm ravvisano la «sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza» sul designatore Rocchi (indipendenti dalle sue scelte adesive o meno), ma non ritengono sostenibile in un processo (alla luce del parametro della «ragionevole previsione di condanna» richiesto per i rinvii a giudizio dalla legge Cartabia) l’esistenza di un «sistema strutturato volto a interferire sulle nomine».

Da qui l’archiviazione dell’Inter, simultanea all’iscrizione nel registro degli indagati avvenuta in base ala legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle società martedì pomeriggio, con retrodatazione (prevista dalla legge Cartabia) all’epoca di emersione dei primi elementi.

I pm hanno trasmesso questi atti alla Procura sportiva della Federcalcio e alla Procura generale del Coni.

Milano ha invece trasmesso alla Procura di Monza, per competenza territoriale su Lissone sede della sala Var, il differente filone di indagine (senza Inter) in cui Rocchi insieme ad altri colleghi è indagato per le “bussate” in momenti topici per le scelte in campo degli arbitri.


giovedì 16 luglio 2026

Inter-ferenze 3

 

A sinistra Andrea Gervasoni, a destra Rocchi

Milano, inchiesta arbitri, il pressing delle telefonate. Rocchi intercettato: «I nerazzurri rompono a bestia. E se, su Inter-Verona, mettessimo Piccinini invece che Sozza?

di Luigi Ferrarella

Nelle chat, i malumori dell'Inter sull'arbitro Sozza, le comunicazioni con i dirigenti nerazzurri non sono state intercettate. Se dunque sono avvenute, è stato su altre utenze non individuate, o tramite telefonate tipo WhatsApp




«Siccome questi dell’Inter ci stanno rompendo il c... pesantemente, stavo pensando... Ma se noi invertissimo, e su Inter-Verona mettessimo Piccinini invece che Sozza?».

È il 29 aprile 2025 e l’allora designatore degli arbitri di serie A Gianluca Rocchi si confronta con il suo collega Andrea Gervasoni sugli input arrivati dal club nerazzurro per non avere Simone Sozza come arbitro di Verona-Inter del 3 maggio 2025, come emerge anche dal dialogo tra Rocchi e Riccardo Pinzani, che nell’Aia-Associazione italiana arbitri cura i rapporti con i club.

Pinzani, infatti, informa Rocchi che «mi ha chiamato Schenone» (il manager interista referente per le questioni arbitrali), Rocchi gli conferma «lo so, rompono il c... l’Inter questo motivo», ma Pinzani gli aggiunge un tassello in più: «Schenone m’ha detto: “Guarda, so che Marotta (presidente dell’Inter, ndr) ne stava parlando con Viglione”» (capo dell’ufficio legislativo della Federcalcio). «Sì, mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni, te lo dico io», risponde Rocchi, virando poi sullo sgradimento della conduzione della trasmissione Open Var su Dazn.

Sebbene Rocchi fosse intercettato, la chiamata che Rocchi lì evocava d’aver ricevuto (da Marotta o da Viglione) non è stata intercettata.

E lo stesso era già accaduto il 5 aprile, allorché Rocchi, in altro contesto, aveva riferito a Pinzani: «Ho sentito stasera Viglione per altre cose che ti dirò più avanti, lui è interista e m’ha detto: “Gianluca complimenti, l’arbitro ha arbitrato benissimo”».

Se dunque sono avvenute, le comunicazioni possono essere avvenute solo o su altre utenze non individuate, o tramite telefonate tipo WhatsApp, dunque non intercettabili con le «normali» intercettazioni telefoniche ma solo attraverso captatori informatici che trasformino l’apparecchio in una microspia ambulante: ma nel caso di Rocchi il tentativo della Guardia di Finanza di inoculare questo strumento-virus sul suo telefono non ha funzionato.

L’ostilità interista a Sozza riaffiora tuttavia il 29 aprile 2025 quando Rocchi conferma anche al collega Dino Tommasi che ha cambiato Sozza con un altro arbitro perché «l’Inter rompe il c... ancora a bestia, e preferisco metterci uno che è pulito con l’Inter»: al punto che Tommasi sbotta «è una cosa assurda che Sozza non possa più fare l’Inter».


E del resto persino quando il 20 aprile 2026 Rocchi informa Mariani (l’unico italiano ai Mondiali) che intenderebbe designarlo per Torino-Inter del 26 aprile, dà l’impressione di cercare comunque il placet dell’Inter: «C’è la situazione per poterlo fare: stai bene te (come forma, ndr), stanno bene loro (come vantaggio già notevole sul Napoli, ndr), quindi zero problemi! Guarda, vo’ a vedere anche la Coppa Italia (Inter-Como dell’indomani 21 aprile, perciò a San Siro, ndr), ma insomma, penso ci siano zero problemi!».




mercoledì 15 luglio 2026

Inter-ferenze 2


Milano, inchiesta arbitri: Inter indagata e nel contempo archiviata. I pm: «Interferenze su Rocchi, ma non c'è reato»

di Luigi Ferrarella
Atti alla giustizia sportiva di Fgci e Coni, va a Monza il filone delle «bussate» al Var. Per i pm esistono «interferenze» ma non è provabile un «sistema strutturato di frode»


Interferenze sì, reato di frode sportiva no. Inter indagata al novantesimo minuto della partita giudiziaria dalla Procura di Milano dell’inchiesta sull’ipotesi di frode sportiva per le tentate interferenze nerazzurre sull’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi, e però contemporaneamente da archiviare secondo una richiesta già inoltrata dalla stessa Procura all’Ufficio Gip (per la persona fisica Rocchi) e alla Procura generale (per quanto riguarda la persona giuridica Inter): la meta finale è quella prevista già da qualche settimana, ma un poco più tortuoso è il percorso con il quale infine vi arriva la Procura nell’atto definitorio firmato dal pm Maurizio Ascione (iniziale titolare) e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo (coassegnato un mese fa dal procuratore Marcello Viola).

Sino ad ora l’unico indagato in questo filone era Rocchi, «in concorso» con persone che prima i pm non identificavano o collocavano nella geografia calcistica, ma che due settimane fa (nel secondo invito a comparire a Rocchi) avevano definito (pur sempre senza identificarli e tantomeno indagarli) «esponenti della società sportiva Inter» che, nell’ipotizzato «previo concerto» con Rocchi sugli arbitri graditi o sgraditi all’Inter, avrebbero «agito per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Fgci-Federazione italiana giuoco calcio» (parimenti non indagato).

Adesso il percorso motivazionale dei pm per approdare all’archiviazione sembra muovere dalla giurisprudenza di Cassazione formatasi sull’inchiesta Calciopoli di vent’anni fa. 

«Per comprendere se l'intesa che venga a formarsi tra l'estraneo (ancorché tesserato) e il soggetto legittimato alla formazione delle griglie arbitrali possa ritenersi fraudolenta - indicava la Suprema Corte -, occorre verificare se essa si formi solo per un comune, condiviso e lecito obiettivo di tutelare, seppure con modalità scorrette, l'oggettività del risultato sportivo, evitando che una non adeguata ponderazione selettiva possa portare alla nomina di arbitri non all'altezza dei compiti»; oppure se «si tratti di operazioni volte a perseguire finalità opposte (stavolta illecite), nel qual caso la formazione delle griglie diventa un tassello di una più ampia condotta fraudolenta».

Applicato al caso milanese, i pm, «nei limiti del materiale probatorio» sembrano quindi aver ritenuto (sulla scorta delle intercettazioni della primavera 2025 e di due settimane nell’aprile 2026) che in alcune delle partite incriminate vi sia effettivamente stata «sussistenza storica» delle «interferenze» sul designatore Rocchi (le quali rilevano indipendenti dal raggiungimento o meno della designazione auspicata o contrastata), e che siano state riconducibili alla persona giuridica della società Inter seppure non fosse individuabile la persona fisica del dirigente autore dell’interferenza.

Ma l’elemento che per i pm manca è la sostenibilità in giudizio (in una ottica di prognosi di probabile condanna richiesta come parametro per i rinvii a giudizio dalla legge Cartabia) di un «sistema strutturato di frode per influire sulle designazioni» arbitrali.

Da qui l’esclusione del reato presupposto della contestazione all’Inter dell’illecito amministrativo per i reati commessi dai dirigenti nell’interesse aziendale (legge 231 del 2001), e quindi la richiesta di archiviazione per il club simultanea alla sua iscrizione nel registro degli indagati martedì pomeriggio.

In un successivo comunicato, inviato nella mattinata di mercoledì 15 luglio, la Procura argomenta che la richiesta di archiviazione ricostruisce, nei limiti del materiale probatorio acquisito, la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati, attraverso l’esame analitico dei risultati delle intercettazioni telefoniche e della loro tempistica, in taluni casi comparatocon gli esiti dei servizi di pedinamento. Non ravvisa un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine.

Distingue tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte ad incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche.

La procura di Milano, ha anche trasmesso gli atti alla procura federale della Federazione gioco calcio e alla procura generale per lo sport del Coni.


Come invece già emerso nei giorni scorsi, Milano ha trasmesso alla procura di Monza per competenza territoriale su Lissone l’altro filone di indagine in cui Rocchi insieme ad alcuni altri colleghi è indagato per le bussate alla sala Var.

mercoledì 8 luglio 2026

Inter-ferenze


Caso arbitri, il designatore Rocchi intercettato su Torino-Inter del 26 aprile 2026. I pm: «C'era un accordo con esponenti nerazzurri in rapporti con Gravina»

di Luigi Ferrarella


Le partite nel mirino ora comprendono una gara dell'ultimo campionato, di appena due mesi e mezzo fa


Ci sono tempi supplementari di intercettazioni sul mondo del calcio, riattivate meno di tre mesi fa, nell’inchiesta della procura di Milano sulle ipotizzate interferenze dell’Inter sul designatore (Gianluca Rocchi) degli arbitri del campionato di calcio di serie A.

Al punto che in un invito a comparire, nuovo e differente rispetto a quello del 24 aprile scorso, le partite nel mirino non sono più tre e soltanto della stagione scorsa (Inter-Verona del 3 maggio 2025, Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e Inter-Milan di Coppa Italia il 23 aprile 2025), ma quattro: e la quarta è una gara del campionato in corso, addirittura di appena due mesi e mezzo fa.

È «Torino-Inter del 26 aprile 2026, in cui — ritiene di descrivere la Procura — Rocchi designava come direttore di gara Maurizio Mariani soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito».

Cambia del resto, rispetto alla prima stesura, l’accusa d’aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione»: perché ora nell’ipotesi di frode sportiva Rocchi è posto dai pm «in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Fgci-Federazione italiana giuoco calcio» (dimessosi dopo la fallita qualificazione degli azzurri al Mondiale e sostituito da Giovanni Malagò).

Né Gravina né dirigenti interisti risultano indagati. E Rocchi, diversamente dalla facoltà di non rispondere il 30 aprile, giorni fa ha accettato di farsi interrogare in gran segreto, col legale Antonio D’Avirro e il nuovo codifensore Antonio Bana a confronto del pm Maurizio Ascione e del da poco affiancato procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Finora si era ricostruito che l’iniziale accusa a Rocchi si basava sulle intercettazioni disposte dall’allora gip Anna Calabi intorno al 2 aprile 2025, di cui poi in quell’estate la gip aveva negato al pm Ascione la proroga, valutando non producessero più esiti significativi. Ora si intuisce che, a cavallo dell’emergere ad aprile 2026 dell’indagine su Rocchi, la subentrata gip Giulia Marozzi aveva autorizzato la riattivazione di un segmento di intercettazioni chieste dal pm.

Poiché Rocchi si è autosospeso il 25 aprile scorso da designatore arbitrale (proprio ieri l’Aia-Associazione italiana arbitri ha scelto Daniele Orsato), è in quei pochi giorni, forse il «21 aprile» indicato dai pm come data di fine reato ipotizzato, che deve essere stato intercettato un colloquio nel quale un dirigente dell’Aia riportava a Rocchi i pesanti malumori dell’Inter per la designazione di Mariani in Torino-Inter del 26 aprile: designazione (paradossalmente l’ultima di Rocchi e da lui confermata) di cui Rocchi ha spiegato ai pm di aver rivendicato la bontà di fronte alle contestazioni riferitegli dall’interlocutore come provenienti dal mondo Inter.

E se Rocchi ora confida sull’archiviazione della propria posizione, già ha incassato una novità positiva: nel nuovo invito a comparire e nell’interrogatorio è totalmente sparito il capitolo (inizialmente invece pure contestato come reato) delle cosiddette «bussate» alla sala Var di Lissone per far cambiare in diretta le decisioni e i suggerimenti dei «varisti» agli arbitri in campo.


martedì 7 luglio 2026

Molecole

 

Da The Bing Bang Theory. Puntata 12, stagione 6 "L'equivalenza dell'insalata di uova"

  • Penny: ...comunque ho deciso che non serve diventare scienziate, basta averne l'aspetto è... ho preso questi!
  • Leonard: Degli occhiali...
  • Penny: mmm
  • Leonard: Io non credo che possano cambiare... Oh mio Dio! Come sei intelligente e sexy!
  • Penny: Si lo so. Guarda qua! Molecole...
  • Leonard: OK, vieni con me!
  • Penny: Dove mi porti?
  • Leonard: In camera da letto così ti tolgo tutto tranne gli occhiali... e magari gli stivali!
Una delle scene più esilaranti della serie!