Caso
arbitri, il designatore Rocchi intercettato su Torino-Inter del 26
aprile 2026. I pm: «C'era un accordo con esponenti nerazzurri in
rapporti con Gravina»
di Luigi Ferrarella
Le partite nel mirino ora comprendono una gara dell'ultimo campionato, di appena due mesi e mezzo fa
Cambia del resto, rispetto alla prima stesura, l’accusa d’aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione»: perché ora nell’ipotesi di frode sportiva Rocchi è posto dai pm «in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Fgci-Federazione italiana giuoco calcio» (dimessosi dopo la fallita qualificazione degli azzurri al Mondiale e sostituito da Giovanni Malagò).
Finora si era ricostruito che l’iniziale accusa a Rocchi si basava sulle intercettazioni disposte dall’allora gip Anna Calabi intorno al 2 aprile 2025, di cui poi in quell’estate la gip aveva negato al pm Ascione la proroga, valutando non producessero più esiti significativi. Ora si intuisce che, a cavallo dell’emergere ad aprile 2026 dell’indagine su Rocchi, la subentrata gip Giulia Marozzi aveva autorizzato la riattivazione di un segmento di intercettazioni chieste dal pm.
E se Rocchi ora confida sull’archiviazione della propria posizione, già ha incassato una novità positiva: nel nuovo invito a comparire e nell’interrogatorio è totalmente sparito il capitolo (inizialmente invece pure contestato come reato) delle cosiddette «bussate» alla sala Var di Lissone per far cambiare in diretta le decisioni e i suggerimenti dei «varisti» agli arbitri in campo.





