martedì 21 luglio 2026

Ombre sul calcio (Inter-ferenze 6)



Ombre sul nostro calcio. Così si comincia male

Troppi interrogativi aperti sul caso arbitri: urge una riflessione. Perché tanto silenzio su Butti, Viglione e dintorni?

Daniele Capezzone          
 
21 luglio 2026

Il calcio italiano si prepara a ripartire con una nuova stagione, ma alcuni nodi della governance arbitrale e organizzativa continuano a sollevare pesantissimi interrogativi.

Dopo l’inchiesta della Procura di Milano della primavera 2026, che ha coinvolto figure come l’ex designatore Gianluca Rocchi e altri addetti ai lavori, il dibattito pubblico sembra essersi rapidamente spento?

O meglio: è giustamente acceso sui social, dove i tifosi ne discutono, ma la spina è stata staccata dai grandi media.

Per questo Il Tempo ha deciso di rompere il silenzio.

Al centro delle attenzioni ci sono state le intercettazioni che hanno riguardato, tra gli altri, Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A. Rocchi, in alcune conversazioni, lo ha definito in termini di tifoso, interpretando certi suoi commenti come battute legate alla passione per l’Inter.

Butti è stato ascoltato come persona informata dei fatti, in un contesto di audizioni che hanno toccato anche designazioni e rapporti tra Lega e AIA.

L’inchiesta si è poi conclusa con archiviazioni, senza riscontrare un «sistema strutturato» di interferenze penalmente rilevanti?

Parallelamente, Giancarlo Viglione, avvocato e responsabile dell’Ufficio Legislativo della FIGC, figura da anni come uno dei dirigenti più influenti della federazione. Coordinatore di riforme del Codice di Giustizia Sportiva e punto di riferimento istituzionale, è stato sentito in Procura nell’ambito della stessa indagine, fornendo chiarimenti sul quadro normativo. La sua posizione, sempre descritta come tecnica e di supporto al sistema federale, non ha portato a contestazioni personali di rilievo.

Ma è ovvio che anche su di lui ci sia inevitabilmente un grande dibattito.

Un altro elemento che ha generato discussione è il Premio Giovanni Mauro assegnato dall’AIA a Federico La Penna come miglior arbitro della stagione.

La Penna ha diretto, tra le altre, la sfida Inter-Juventus, partita che ha sollevato furiose polemiche (in particolare sull’episodio Bastoni-Kalulu).

Il riconoscimento è arrivato per il complesso della stagione, ma ha riacceso il dibattito su criteri di valutazione e percezione di imparzialità?

Vogliamo fingere che la discussione non ci sia?

Sul fronte calendari, spetta proprio a Butti e al suo ufficio la gestione tecnica del sorteggio e della programmazione delle gare.

Che il designatore Rocchi abbia usato espressioni colorite su Butti non costituisce di per sé una tragedia, ma ha alimentato riflessioni sul necessario distacco tra ruoli istituzionali e passioni personali.

Ma, come dicevo, la cosa più grave è il silenzio: dopo i primi giorni di clamore, l’attenzione è calata. Come spieghiamo questo mutismo generale?

Prudenza garantista? Attesa di nuovi sviluppi giudiziari?

Semplice volontà di voltare pagina in vista del nuovo campionato?

La Procura di Milano ha archiviato gran parte delle posizioni, distinguendo tra condotte discutibili e reati dimostrabili.

Nessuna figura di club è risultata coinvolta in modo diretto?

Ma in un contesto come quello del calcio italiano, dove trasparenza e fiducia sono fondamentali per la credibilità del prodotto (e non si tratta certo di beni esistenti in abbondanza), sarebbe utile un maggiore approfondimento pubblico sui meccanismi di designazione, sulla formazione degli arbitri e sui controlli incrociati tra Lega, FIGC e AIA.

Non per alimentare polemiche sterili, ma per rafforzare le regole e prevenire malintesi.

Immaginate se ci fosse stata di mezzo la Roma: qualcuno da Nord avrebbe chiamato in causa la politica romana.

O se ci fosse stata di mezzo la Juventus: sarebbe stato un pandemonio.

E invece stavolta tutti zitti. Come mai?

Il nuovo campionato partirà con le sue regole e i suoi protagonisti.

La speranza è che gli organi preposti lavorino per un sistema sempre più trasparente e più credibile.

Qualcuno ci rifletterà?

lunedì 20 luglio 2026

Inter-ferenze 5

 L' Inter-rogatorio di Rocchi


Rocchi ai pm: «Mai pressioni, indicazioni che infastidivano sì, ma si tratta di una prassi diffusa»


di Luigi Ferrarella

MILANO «Nessuno si è mai permesso di dirmi direttamente o indirettamente voglio questo o quell’arbitro», invece «mi pervenivano», tramite «Riccardo Pinzani istituzionalmente deputato» in seno all’Aia «a interloquire con i referenti arbitrali delle squadre quali Giorgio Schenone per l’Inter, certamente non pressioni», ma «indicazioni che talvolta mi infastidivano, altre volte mi facevano arrabbiare».


È su questa linea Maginot che nel proprio interrogatorio si è attestato Gianluca Rocchi, l’ex designatore degli arbitri di serie A, alleggerendo non poco anche la posizione dell’Inter: ad esempio quando gli viene chiesto chi fossero i «loro» di cui nelle intercettazioni lamentava il pressing sugli arbitri da designare all’Inter, e lui risponde evocando non dirigenti dei club (tantomeno interisti) ma «gli umori, i gradimenti o i mancati gradimenti delle singole squadre», a suo dire ricavati in stile rabdomante dall’ascolto del mondo delle curve, dei social, della Gazzetta, di Sky, ecc.


E quando gli viene chiesto dai pm Ascione e Ielo perché allora non avesse mai denunciato all’Aia e alla Figc quelle fastidiose indicazioni, Rocchi le ridimensiona, «si tratta di una prassi diffusa. Io ritengo peraltro che i dirigenti arbitrali debbano ascoltare le società, per cercare di migliorare il servizio offerto dalla classe arbitrale».


E se nelle intercettazioni della primavera 2025 (come nelle due settimane di aprile 2026) si parlava solo di partite dell’Inter, è «probabilmente perché in quello scorcio di campionato erano le partite più significative per lo scudetto», dice Rocchi, che in generale rivendica «il mio tentativo di individuare l’arbitro più adatto per evitare polemiche di qualsiasi natura».


A riprova di questo, Rocchi (difeso da Antonio D’Avirro e Antonio Bana) addita ai pm come «eloquenti» le «mie conversazioni con Andrea Colombo e Rosario Abisso, arbitro e uomo Var, ai quali segnalo l’importanza della partita» Bologna-Inter del 20 aprile 2025, per la quale proprio Colombo era l’arbitro gradito dall’Inter secondo l’espressione di Rocchi «loro vorrebbero Colombo perché gli garba un mondo!».


Nella telefonata del 14 aprile con Colombo, gli raccomanda «fai un’altra bella palestra a Bologna domenica eh..sappi che per noi è uno spartiacque, ma anche per loro».


In quella del 15 aprile con Abisso gli raccomanda «fai bene da Var che ci servi però!»; Abisso risponde ridendo, «anche perché la partita che c’è domenica dico...come viene»; e Rocchi concorda «appunto, non c’è bisogno di dire niente! Esatto».


Rocchi addita questi colloqui ai pm come prova che, «se avessi voluto designare Colombo, l’avrei fatto senza consultarmi con nessuno, al contrario le interlocuzioni con i miei collaboratori erano orientate a individuare il miglior arbitro possibile».


Le scelte


«Il mio tentativo era individuare l’arbitro più adatto per evitare qualsiasi polemica»


Pure Andrea «Butti è un tifoso e lo tratto come tale anche se ha un ruolo istituzionale», aggiunge Rocchi a proposito delle intercettazioni in cui il responsabile dei calendari di serie A della Lega Calcio, ed ex dirigente dell’Inter, prima il 6 aprile 2025 lo apostrofa con un «Basta che non mi mandi più Doveri a fare l’Inter, porta una sfiga mondiale, con lui non vinciamo mai un c…», e poi il 22 aprile gli rimprovera tra il serio e il faceto di averlo di nuovo dato all’Inter in Coppa Italia: «Sei un killer, no vabbé, ma allora sei veramente uno di loro! La colpa è tua, lo sai eh? Con lui abbiamo un record super negativo».







venerdì 17 luglio 2026

Inter-ferenze 4


Milano, inchiesta arbitri: i pm chiedono l'archiviazione per Inter e Rocchi. «Interferenze, ma non frodi»

di Luigi Ferrarella

Rocchi è accusato di aver indirizzato la designazione arbitrale di tre partite del 2025 e una del 2026, in modo da assecondare l'Inter. Si attende la decisione del Gip


Interferenze sì, reato di frode sportiva no.

L’altro ieri, al 90esimo minuto dell’inchiesta in corso da oltre un anno sull’ipotesi di frode sportiva nelle scelte dell’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi, la società Inter viene indagata e però simultaneamente archiviata dalla Procura della Repubblica di Milano, con decreto inviato al visto della Procura Generale e parallelo alla richiesta all’Ufficio Gip di archiviare anche la persona fisica Rocchi: la meta finale è dunque quella già intuibile da qualche settimana, ma un poco più tortuoso è il percorso con il quale infine vi arriva la Procura nell’atto definitorio firmato dal pm titolare Maurizio Ascione (ieri all’ultimo giorno a Milano prima di passare alla Procura europea antifrode) e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo (coassegnato un mese fa dal procuratore Marcello Viola).


Sinora l’unico indagato in questo filone era Rocchi, «in concorso» con ignoti che solo due settimane fa (nel secondo invito a comparire a Rocchi) i pm avevano definito (pur sempre senza identificarli) «esponenti della società Inter». Alla base c’erano le intercettazioni su Rocchi della primavera 2025 e di due settimane dell’aprile 2026, come quella con Gervasoni il 3 aprile 2025 su chi designare per Bologna-Inter del 20 aprile: «Loro vorrebbero Colombo, chiaramente, perché gli garba un mondo».
E quando l’Inter perde e polemizza proprio per l’arbitraggio, stando alla confidenza che il manager dell’Associazione arbitri Riccardo Pinzani riporta a Rocchi, persino il referente arbitrale dell’Inter, Giorgio Schenone, avrebbe lamentato l’approccio della società: «Mi ha detto Giorgo che (all’Inter, ndr) gli ha detto “oh avete rotto il c…! Sozza non lo volete più, Doveri non lo volete più perché porta male, ora non volete più Colombo…Dovete andare a fare in c…!, vergognatevi! Ora fanno bene a mandarvi gli arbitri di m…!”».

Ma i pm additano la giurisprudenza formatasi sull’inchiesta Calciopoli di vent’anni fa: affinché rilevi penalmente non basta che ci sia interferenza, occorre la prova che sia finalizzata a incidere sulla regolarità della gara, mentre resta solo disdicevole, e magari rilevante per la giustizia sportiva, l’interferenza che invece persegua, magari con modalità scorrette, altri obiettivi leciti quali avere gli arbitri migliori.

«Nei limiti del materiale probatorio» i pm ravvisano la «sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza» sul designatore Rocchi (indipendenti dalle sue scelte adesive o meno), ma non ritengono sostenibile in un processo (alla luce del parametro della «ragionevole previsione di condanna» richiesto per i rinvii a giudizio dalla legge Cartabia) l’esistenza di un «sistema strutturato volto a interferire sulle nomine».

Da qui l’archiviazione dell’Inter, simultanea all’iscrizione nel registro degli indagati avvenuta in base ala legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle società martedì pomeriggio, con retrodatazione (prevista dalla legge Cartabia) all’epoca di emersione dei primi elementi.

I pm hanno trasmesso questi atti alla Procura sportiva della Federcalcio e alla Procura generale del Coni.

Milano ha invece trasmesso alla Procura di Monza, per competenza territoriale su Lissone sede della sala Var, il differente filone di indagine (senza Inter) in cui Rocchi insieme ad altri colleghi è indagato per le “bussate” in momenti topici per le scelte in campo degli arbitri.


giovedì 16 luglio 2026

Inter-ferenze 3

 

A sinistra Andrea Gervasoni, a destra Rocchi

Milano, inchiesta arbitri, il pressing delle telefonate. Rocchi intercettato: «I nerazzurri rompono a bestia. E se, su Inter-Verona, mettessimo Piccinini invece che Sozza?

di Luigi Ferrarella

Nelle chat, i malumori dell'Inter sull'arbitro Sozza, le comunicazioni con i dirigenti nerazzurri non sono state intercettate. Se dunque sono avvenute, è stato su altre utenze non individuate, o tramite telefonate tipo WhatsApp




«Siccome questi dell’Inter ci stanno rompendo il c... pesantemente, stavo pensando... Ma se noi invertissimo, e su Inter-Verona mettessimo Piccinini invece che Sozza?».

È il 29 aprile 2025 e l’allora designatore degli arbitri di serie A Gianluca Rocchi si confronta con il suo collega Andrea Gervasoni sugli input arrivati dal club nerazzurro per non avere Simone Sozza come arbitro di Verona-Inter del 3 maggio 2025, come emerge anche dal dialogo tra Rocchi e Riccardo Pinzani, che nell’Aia-Associazione italiana arbitri cura i rapporti con i club.

Pinzani, infatti, informa Rocchi che «mi ha chiamato Schenone» (il manager interista referente per le questioni arbitrali), Rocchi gli conferma «lo so, rompono il c... l’Inter questo motivo», ma Pinzani gli aggiunge un tassello in più: «Schenone m’ha detto: “Guarda, so che Marotta (presidente dell’Inter, ndr) ne stava parlando con Viglione”» (capo dell’ufficio legislativo della Federcalcio). «Sì, mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni, te lo dico io», risponde Rocchi, virando poi sullo sgradimento della conduzione della trasmissione Open Var su Dazn.

Sebbene Rocchi fosse intercettato, la chiamata che Rocchi lì evocava d’aver ricevuto (da Marotta o da Viglione) non è stata intercettata.

E lo stesso era già accaduto il 5 aprile, allorché Rocchi, in altro contesto, aveva riferito a Pinzani: «Ho sentito stasera Viglione per altre cose che ti dirò più avanti, lui è interista e m’ha detto: “Gianluca complimenti, l’arbitro ha arbitrato benissimo”».

Se dunque sono avvenute, le comunicazioni possono essere avvenute solo o su altre utenze non individuate, o tramite telefonate tipo WhatsApp, dunque non intercettabili con le «normali» intercettazioni telefoniche ma solo attraverso captatori informatici che trasformino l’apparecchio in una microspia ambulante: ma nel caso di Rocchi il tentativo della Guardia di Finanza di inoculare questo strumento-virus sul suo telefono non ha funzionato.

L’ostilità interista a Sozza riaffiora tuttavia il 29 aprile 2025 quando Rocchi conferma anche al collega Dino Tommasi che ha cambiato Sozza con un altro arbitro perché «l’Inter rompe il c... ancora a bestia, e preferisco metterci uno che è pulito con l’Inter»: al punto che Tommasi sbotta «è una cosa assurda che Sozza non possa più fare l’Inter».


E del resto persino quando il 20 aprile 2026 Rocchi informa Mariani (l’unico italiano ai Mondiali) che intenderebbe designarlo per Torino-Inter del 26 aprile, dà l’impressione di cercare comunque il placet dell’Inter: «C’è la situazione per poterlo fare: stai bene te (come forma, ndr), stanno bene loro (come vantaggio già notevole sul Napoli, ndr), quindi zero problemi! Guarda, vo’ a vedere anche la Coppa Italia (Inter-Como dell’indomani 21 aprile, perciò a San Siro, ndr), ma insomma, penso ci siano zero problemi!».




mercoledì 15 luglio 2026

Inter-ferenze 2


Milano, inchiesta arbitri: Inter indagata e nel contempo archiviata. I pm: «Interferenze su Rocchi, ma non c'è reato»

di Luigi Ferrarella
Atti alla giustizia sportiva di Fgci e Coni, va a Monza il filone delle «bussate» al Var. Per i pm esistono «interferenze» ma non è provabile un «sistema strutturato di frode»


Interferenze sì, reato di frode sportiva no. Inter indagata al novantesimo minuto della partita giudiziaria dalla Procura di Milano dell’inchiesta sull’ipotesi di frode sportiva per le tentate interferenze nerazzurre sull’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi, e però contemporaneamente da archiviare secondo una richiesta già inoltrata dalla stessa Procura all’Ufficio Gip (per la persona fisica Rocchi) e alla Procura generale (per quanto riguarda la persona giuridica Inter): la meta finale è quella prevista già da qualche settimana, ma un poco più tortuoso è il percorso con il quale infine vi arriva la Procura nell’atto definitorio firmato dal pm Maurizio Ascione (iniziale titolare) e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo (coassegnato un mese fa dal procuratore Marcello Viola).

Sino ad ora l’unico indagato in questo filone era Rocchi, «in concorso» con persone che prima i pm non identificavano o collocavano nella geografia calcistica, ma che due settimane fa (nel secondo invito a comparire a Rocchi) avevano definito (pur sempre senza identificarli e tantomeno indagarli) «esponenti della società sportiva Inter» che, nell’ipotizzato «previo concerto» con Rocchi sugli arbitri graditi o sgraditi all’Inter, avrebbero «agito per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Fgci-Federazione italiana giuoco calcio» (parimenti non indagato).

Adesso il percorso motivazionale dei pm per approdare all’archiviazione sembra muovere dalla giurisprudenza di Cassazione formatasi sull’inchiesta Calciopoli di vent’anni fa. 

«Per comprendere se l'intesa che venga a formarsi tra l'estraneo (ancorché tesserato) e il soggetto legittimato alla formazione delle griglie arbitrali possa ritenersi fraudolenta - indicava la Suprema Corte -, occorre verificare se essa si formi solo per un comune, condiviso e lecito obiettivo di tutelare, seppure con modalità scorrette, l'oggettività del risultato sportivo, evitando che una non adeguata ponderazione selettiva possa portare alla nomina di arbitri non all'altezza dei compiti»; oppure se «si tratti di operazioni volte a perseguire finalità opposte (stavolta illecite), nel qual caso la formazione delle griglie diventa un tassello di una più ampia condotta fraudolenta».

Applicato al caso milanese, i pm, «nei limiti del materiale probatorio» sembrano quindi aver ritenuto (sulla scorta delle intercettazioni della primavera 2025 e di due settimane nell’aprile 2026) che in alcune delle partite incriminate vi sia effettivamente stata «sussistenza storica» delle «interferenze» sul designatore Rocchi (le quali rilevano indipendenti dal raggiungimento o meno della designazione auspicata o contrastata), e che siano state riconducibili alla persona giuridica della società Inter seppure non fosse individuabile la persona fisica del dirigente autore dell’interferenza.

Ma l’elemento che per i pm manca è la sostenibilità in giudizio (in una ottica di prognosi di probabile condanna richiesta come parametro per i rinvii a giudizio dalla legge Cartabia) di un «sistema strutturato di frode per influire sulle designazioni» arbitrali.

Da qui l’esclusione del reato presupposto della contestazione all’Inter dell’illecito amministrativo per i reati commessi dai dirigenti nell’interesse aziendale (legge 231 del 2001), e quindi la richiesta di archiviazione per il club simultanea alla sua iscrizione nel registro degli indagati martedì pomeriggio.

In un successivo comunicato, inviato nella mattinata di mercoledì 15 luglio, la Procura argomenta che la richiesta di archiviazione ricostruisce, nei limiti del materiale probatorio acquisito, la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati, attraverso l’esame analitico dei risultati delle intercettazioni telefoniche e della loro tempistica, in taluni casi comparatocon gli esiti dei servizi di pedinamento. Non ravvisa un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine.

Distingue tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte ad incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche.

La procura di Milano, ha anche trasmesso gli atti alla procura federale della Federazione gioco calcio e alla procura generale per lo sport del Coni.


Come invece già emerso nei giorni scorsi, Milano ha trasmesso alla procura di Monza per competenza territoriale su Lissone l’altro filone di indagine in cui Rocchi insieme ad alcuni altri colleghi è indagato per le bussate alla sala Var.