lunedì 28 dicembre 2020

Natale a Rebibbia...

 

Sarà che spira aria di crisi di governo, ma è un fatto che tra il 23 e il 24 dicembre molti politici sono andati a trovare Denis Verdini, 69 anni, fiorentino, recluso nel carcere di Rebibbia dal 3 novembre, dopo la condanna a sei anni e sei mesi per la bancarotta del Credito cooperativo fiorentino. Una processione bipartisan, che va da Matteo Salvini a Matteo Renzi e Luca Lotti, passando per diversi esponenti del centrodestra.

di Luca Serranò

Se, di fatto, la visita di Salvini appare piuttosto scontata, dal momento che il leader leghista è fidanzato da due anni con la figlia di Verdini, Francesca, meno ovvia invece è quella del leader di Italia viva. Che forse ha sentito il bisogno di consultarsi con il banchiere ed ex senatore proprio nei giorni in cui teneva il premier Conte con le spalle al muro sul Recovery fund minacciando la crisi. Singolare anche la visita di Luca Lotti: il deputato renziano, già ministro dello Sport, ma rimasto nel Pd (a suo tempo motivò la sua scelta di non trasferirsi nel partito di Renzi perché "il frazionismo mina la credibilità in politica") è tra i personaggi coinvolti nel caso Consip, assieme a Tiziano Renzi (padre di Matteo) e lo stesso Verdini.

A portare un saluto a Verdini, che nel frattempo si è fatto crescere una lunga barba bianca, anche molti ex compagni di centrodestra come Ignazio Larussa, Daniela Santanché, Maurizio Lupi e Renata Polverini. Ma anche il re delle cliniche romane e forzista Antonio Angelucci.

Come accennato la condanna per Verdini per la bancarotta dell'ex Credito cooperativo fiorentino è diventata definitiva il 3 novembre. I giudici della Quinta sezione penale della Cassazione, presieduta da Paolo Antonio Bruno, hanno confermato la condanna a più di sei anni inflitta in Appello, ad eccezione di quattro mesi caduti per prescrizione. I supremi giudici non hanno accolto quindi la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione che aveva chiesto per Verdini un nuovo processo d'Appello in relazione ad alcuni capi di imputazione.

Verdini in carcere, l'ascesa e la caduta del banchiere

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domenica 27 dicembre 2020

Mais

C'era un contadino che coltivava mais di ottima qualità. 
Ogni anno vinceva il premio per il miglior mais prodotto. 
Un anno un giornalista lo intervistò e apprese qualcosa di interessante su come lo coltivava: il contadino condivideva i semi del suo mais con i suoi vicini. 
- "Come puoi permetterti di condividere i tuoi semi di mais migliori con i tuoi vicini, quando ogni anno entrano in competizione con il tuo mais?"_ chiese il giornalista.
- "Perché, signore"_ disse il contadino _"non lo sa? Il vento raccoglie il polline dal mais in maturazione e lo fa roteare da un campo all'altro. Se i miei vicini coltivano mais inferiore, l'impollinazione incrociata degraderà costantemente la qualità del mio mais. Se voglio ottenere del buon mais, devo aiutare i miei vicini a coltivare del buon mais."

Così è con le nostre vite. 
Chi vuole vivere bene e in modo significativo deve contribuire ad arricchire la vita degli altri, perché il valore di una vita si misura in base alle vite che tocca. 
E chi sceglie di essere felice deve aiutare gli altri a trovare la felicità, perché il benessere di ciascuno è legato al benessere di tutti.

Chiamatelo potere della collettività. Chiamatelo principio di successo. Chiamatelo legge della vita.
Il fatto è che nessuno di noi vince veramente, finché non vinciamo tutti!

(Eirik Duke)

sabato 26 dicembre 2020

Festività in FIGC

 Festività in #figc:

  • 14 maggio 2000, Dopo 82' di sospensione si riprende Perugia-Juventus, arbitra il laziale Collina;
  • 4 maggio 2001, via libera agli extracomunitari a campionato in corso;
  • 27 giugno 2001, sentenze sui passaporti falsi, solo ammende pecuniarie per i club coinvolti.
  • 14 luglio 2006, sentenza di primo grado, sulla più grande farsa del calcio italiano;
  • 25 luglio 2006, processo in Appello, sempre più #farsopoli;
  • 26 luglio 2006, arriva lo scudetto di cartone;
  • 31 agosto 2006, la Juve ritira il ricorso al Tar;
  • 9 settembre 2006, la Juve gioca a Rimini in serie B;
  • 22 dicembre 2020, accolto il ricorso dei partenopei, si disputa Juve-Napoli, c'era una volta il protocollo....

(continua)
Dal 2006...solo rancore!!!


Festività in #figc: - 14 maggio 2000, Dopo 82' di sospensione si riprende Perugia-Juventus, arbitra il laziale...

Pubblicato da Calciopoli? No! 29 volte farsopoli su Martedì 22 dicembre 2020

giovedì 24 dicembre 2020

RIMINI NATALE 2020


tani modi...



lunedì 21 dicembre 2020

To Tame a Land - (inspired by Dune)

Grande pezzo degli Iron ispirato al romanzo DUNE di Frank Herbert, in un bel video con le immagine del film DUNE di David Linch, aspettando Villeneuvue....


He is the King of all the land
In the Kingdom of the sands
Of a time tomorrow
He rules the sand worms and the Freemen
In the land amongst the stars
Of an age tomorrow
He is destined to be a King
He rules over everything
On the land called planet Dune
Body water is your life
And without it you would die
On the desert, the planet Dune
Without a stillsuit you would fry
On the sands so hot and dry
In a world called Arrakis
It is a land that's rich in spice
The sand riders and the mice
That they call the 'Muad' Dib'
He is the Kwizatz Haderach
He is born of Caladan
And will take the Gom Jabbar
He has the power to foresee
Or to look into the past
He is the ruler of the stars
The time will come for him
To lay claim his crown
And then the foe
Yes, they'll be cut down
You'll see he'll be
The best that there's been
Messiah supreme
True leader of men
And when the time
For judgement's at hand
Don't fret he's strong
He'll make a stand
Against evil
The fire that spreads through the land
He has the power
To make it all end


performed by IRON MAIDEN








sabato 19 dicembre 2020

Sl’è nota us’ farà dè | Se è notte, si farà giorno


Sl’è nota us’ farà dè. Se è notte, si farà giorno.

In questi tempi duri un messaggio che incoraggia a vedere la luce.
Prendiamo il messaggio che i nostri vecchi, cioè le nostre radici, cioè la nostra terra, ci hanno trasmesso anche in tempi di rovina e distruzione: provare a tenere duro è un modo per provare a uscirne insieme.

Un messaggio di fratellanza e solidarietà in questo tempo sospeso.

Un messaggio con il violino di Federico Mecozzi che reinterpreta le note di Beethoven, che scrisse questa musica quando ormai era completamente sordo. E questo, invece di abbatterlo, lo spinse a scrivere una musica, diventata l’inno d’Europa, che trasmette forza, speranza e umanità.

Sl’è nota us’ farà dè.


venerdì 18 dicembre 2020

Auguri Keith

– “Sono stato per dieci anni al numero uno della ‘Lista delle persone prossime a morire’. Insomma, ero molto dispiaciuto quando ne sono uscito“;

– “Le voci sulla mia presunta sobrietà sono ampiamente sopravvalutate“;

– “L’unico modo in cui qualcuno dovrebbe lasciare i Rolling Stones è in una bara“;

– “Cosa sarei diventato senza il rock’n’roll? Uno sfaccendato, ma di gran classe“.

Sai che…
– Nel 2003 Keith Richards è stato piazzato al quarto posto nella lista dei migliori chitarristi di sempre per Rolling Stone.

– L’artista ha dichiarato alcuni anni fa di aver sniffato suo padre: “La cosa più strana che mi è capitato di sniffare? Mio padre. Fu cremato, e non resistetti all’idea di polverizzarlo insieme a un po’ di cocaina. A mio padre non sarebbe importato granché, a lui non fregava mai un cazzo. Andò giù piuttosto bene, e sono ancora vivo“.

– Da giovanissimo il chitarrista è stato un grande appassionato di blues. Il suo idolo era Chuck Berry, ma grazie a Brian Jones conobbe Robert Johnson che lo influenzò enormemente nel suo stile musicale.   Auguri, Keith.

Lucy Lu

giovedì 17 dicembre 2020

maky's cookbook: Rollata con le uova

maky's cookbook: Rollata con le uova: Cosa preparare 800 gr di fesa di vitellone in una sola fetta - 6 uova sode - 100 gr di prosciutto crudo a fette - 200 gr di salsiccia -...





maky's cookbook: Corona di tagliatelle

maky's cookbook: Corona di tagliatelle: Cosa preparare 400 g di tagliatelle all'uovo - 250 gr di mascarpone - olio - 20 gr di burro - sale - pepe - 250 gr di pisellini sur...



DIRE STRAITS: IL MERAVIGLIOSO SIGNIFICATO DI TUNNEL OF LOVE




DIRE STRAITS: IL MERAVIGLIOSO SIGNIFICATO DI TUNNEL OF LOVE

di Claudio Pezzella - LINK

Tunnel Of Love rappresenta un caposaldo assoluto della straordinaria discografia dei Dire Straits. Attraverso una forma impegnata di composizione, i brani della Rock Band britannica hanno stravolto i paradigmi concettuali con cui, gli artisti, davano vita alla loro opera. Mark Knopfler, in questo senso, è un visionario a tutti gli effetti, il cui pensiero risulta, sostanzialmente, inoppugnabile. Per il leggendario chitarrista dei Dire Straits, infatti, comporre significa farsi ispirare dai fatti della vita; di conseguenza, secondo lui, un musicista deve vivere a pieno ogni opportunità che gli si palesa innanzi, alla ricerca della straordinarietà insita nelle piccole cose.

In questo senso, la meravigliosa Tunnel Of Love è la prova regina dello stile compositivo, a dir poco riuscito, di Mark Knopfler. Il brano, che viene introdotto attraverso un ri-arrangiamento del tema principale di The Carousel Waltz, tratto dal musical Carousel del 1945, ad opera di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein, apparve per la prima volta nell’album Making Movies, risalente al 1980. Tunnel Of Love venne registrata ai Power Station Studios di New York e rilasciata come singolo nell’ottobre del 1981; a dispetto della notevole durata di oltre otto minuti.

IL SIGNIFICATO DI TUNNEL OF LOVE, IL GRANDE CLASSICO DEI DIRE STRAITS

Il significato di Tunnel Of Love è dei più profondi. La vena creativa di Mark Knopfler rende il testo della canzone, una vera e propria poesia; un’ode alla giovinezza meravigliosamente orchestrata attraverso le atmosfere sofisticate tessute dall’intreccio di melodie straordinarie site nel brano. In Tunnel Of Love, Mark Knopfler ripercorre i luoghi che hanno fatto da sfondo ad alcuni dei momenti più significativi della sua gioventù. Il chitarrista oscilla tra New York, Rockaway Beach e Whiltey Bay, in Inghilterra.

Knopfler parla di Cullercoats, di una spiaggia in cui era libero di correre e del Luna Park che, nel brano, si intinge di magia, mettendosi al servizio di una storia d’amore estremamente romantica quanto affascinante. Spanish City, è questo il nome del parco dei divertimenti caro al chitarrista, era un posto esotico che Knopfler ricorda con dolcissima nostalgia. Nel brano, si parla anche di Town Moor, nei pressi di Newcastle e della fiera di cui attendeva, ogni anno, l’arrivo con gioia e trepidazione.

Il brano vede come protagonista un uomo, giovane e spavaldo, che vive la sua vita come se fosse, costantemente, lanciato a bordo di una giostra spericolata. Un giorno, però, qualcosa cambia. Il protagonista trova l’amore proprio a Spanish City. Un amore aulico quanto passionale. La figura della donna che interagisce con il protagonista, stravolgendo la sua esistenza non può che sciogliere l’ascoltatore; trascinandolo in un tripudio di romanticismo dolce quanto adrenalinico e, soprattutto, mai stucchevole. Alla fine della giornata, il protagonista lascia andare la ragazza, simbolo di libertà e giovinezza, nella speranza di rincontrarla, nonostante qualcosa l’avesse frenato dal trattenerla. La commistione di profumi, sapori e atmosfere tessute da Tunnel Of Love colpisce con forza l’ascoltatore, affermandosi come indiscussa pietra miliare del Rock classico.

LA STRUTTURA AVANGUARDISTICA DEL BRANO

La struttura del brano tende a contribuire in maniera particolarmente ampia all’immedesimazione totale dell’ascoltatore nel climax generale tessuto dal testo. I Dire Straits suonano un uptempo aggressivo e particolarmente tendente al Rock nella prima sezione di Tunnel Of Love.

La seconda parte della canzone, invece, si compone interamente di un crescendo strumentale straordinario; che avvicina l’ascoltatore alla conclusione, in cui, la chitarra di Mark Knopfler sembra esplodere in una melodia madida d’emozione, attraverso uno degli assoli più memorabili nella storia della musica moderna.

Il solo, dall’elevatissima caratura tecnica ed emozionale, dura oltre due minuti. Tunnel Of Love, però, è stato un cavallo di battaglia dei Dire Straits dal vivo, in cui, il formidabile chitarrista, tendeva a dilatare il solo fino a oltre cinque minuti.

Halle... rē•spin

 



giovedì 8 ottobre 2020

Perquisizioni alla Saras: si cerca il petrolio dell’Isis

Massimo Moratti (foto Daniele Buffa/Image Sport/Insidefoto)
FONTE: Clicca QUI 

Il petrolio dell’Isis in Italia, precisamente a Cagliari, nelle raffinerie della Saras. Lo rivela La Repubblica, parlando di dodici milioni di oli minerali che avrebbero consentito alla società controllata per il 40% dalla famiglia Moratti di ammazzare il mercato, grazie a prezzi d’acquisto molto vantaggiosi, frodando il fisco per 130 milioni.

Soldi che sarebbero invece serviti ai terroristi di finanziare la jihad, partendo da un bonifico sospetto da 60 milioni. Così la procura distrettuale antiterrorismo di Cagliari il 30 settembre scorso ha perquisito gli uffici della società a Cagliari e a Milano: si indaga dal Cfo, Franco Balsamo, al capo dell’ufficio commerciale, Marco Schiavetti. Le ipotesi di reato vanno a vario titolo dal riciclaggio al falso, per finire ai reati tributari.

La storia inizia quando tra il 2015 e il 2016 arriva nelle raffinerie Saras del greggio la cui origine «risulta attestata tramite dichiarazioni non idonee né ufficiali». Secondo i documenti a muovere il carico è la Petraco Oil company, società con sede legale a Londra e con la sua principale filiale operativa a Lugano. Dagli atti risulta che la società ha acquistato «gli oli minerali dalla Edgwaters Falls, società delle Isole Vergini».

Si scopre che la Edgewater è «una società di comodo», off shore, di proprietà della stessa Petraco. La seconda che il carico non è passato mai dalla Turchia (come si legge sui documenti) ma è arrivato direttamente dall’Iraq, mosso prima dai curdi, e successivamente dai terroristi di Daesh.

«All’epoca il Kurdistan, approfittando del conflitto scatenato da Daesh in Siria e in Iraq, aveva dato corso alla commercializzazione del greggio estratto dai propri giacimenti in assenza di autorizzazione da parte del governo di Baghdad», scrivono i pm.

In questo senso arrivano a supporto i movimenti bancari tracciati dalla Finanza. Saras bonifica circa 14 miliardi verso la Petraco Oil company. Da qui i soldi cominciano a dematerializzarsi, nella speranza che si perdano le tracce, secondo l’impostazione dell’accusa: ci sono bonifici verso una serie di società gemelle, compresa la Edgewaters.

Le cifre importanti prendono però altre strade: un pagamento di 4 miliardi verso il governo federale curdo, e nello specifico verso il ministero dell’Economia e delle Risorse naturali: il petrolio era il loro. Qualcosa poi cambia e i pozzi «finiscono sotto il dominio delle milizie islamiche», ed è Daesh a muoverlo per il mondo.

«Dalla documentazione acquisita presso la filiale tedesca di Unicredit è emersa un’operazione di storno di 60 milioni effettuata dalla Edgewaters al governo curdo. Si può ragionevolmente ipotizzare – continuano i magistrati – seppure siano in corso i necessari approfondimenti che la restituzione del denaro sia dipesa dal fatto che la proprietà del greggio, in quel periodo, non era più curda ma dell’Isis».

A conferma di questo ragionamento la procura di Cagliari porta un ulteriore elemento: «Dai conti Edgewaters ci sono altri bonifici per 3,6 miliardi di dollari, senza indicazione del reale beneficiario. Verosimilmente perché era inconfessabile».

Dalla Saras fanno tuttavia sapere che «il nostro comportamento è stato inappuntabile. Nessun illecito: abbiamo fornito tutta la documentazione alla magistratura, a cui ribadiamo fiducia e collaborazione».


Articolo originale di Repubblica

Il petrolio dell'Isis nelle raffinerie sarde Saras sotto inchiesta

ROMA — Il petrolio dell'Isis è arrivato in Italia. In Sardegna, a Cagliari, nelle raffinerie della Saras. Dodici milioni di oli minerali che avrebbero consentito alla società controllata per il 40 per cento dalla famiglia Moratti di ammazzare il mercato, grazie a prezzi d'acquisto molto vantaggiosi. Di frodare il fisco, per almeno 130 milioni di euro. E ai terroristi di Daesh di finanziare la jihad, partendo da uno strano bonifico da 60 milioni. È questo il sospetto della procura distrettuale antiterrorismo di Cagliari che il 30 settembre scorso ha perquisito gli uffici della società a Cagliari e a Milano: indagati sono i vertici dell'azienda, dal Cfo, Franco Balsamo, al capo dell'ufficio commerciale, Marco Schiavetti. Le ipotesi di reato vanno a vario titolo dal riciclaggio al falso, per finire ai reati tributari.


La cartiera dell'Isis


La storia comincia tra il 2015 e il 2016 quando nelle raffinerie della Saras di Sarroch, in Sardegna, arrivano venticinque navi. Dai documenti risulta che si tratta di greggio «di origine irachena e provenienza turca» ricostruiscono i pm dell'Antiterrorismo, Guido Pani e Danilo Tronci. La bolla appare però subito fasulla agli uomini dell'Agenzia delle Dogane. «L'origine del prodotto — scrivono i magistrati — risulta attestata tramite dichiarazioni non idonee né ufficiali ». Da dove arriva quel petrolio?

Secondo i documenti a muovere il carico è la Petraco Oil company, società con sede legale a Londra e con la sua principale filiale operativa a Lugano. Dagli atti risulta che la società ha acquistato «gli oli minerali dalla Edgwaters Falls, società delle Isole Vergini». Che a sua volta aveva comprato il carico da un'azienda turca. Che aveva acquistato il carico in Iraq, non è chiaro dove.

Bene, le indagini della Guardia di Finanza hanno chiarito due cose: la prima è che la Edgewater è «una società di comodo», off shore. Di proprietà della stessa Petraco. La seconda che il carico non è passato probabilmente mai dalla Turchia ma è arrivato direttamente dall'Iraq. E a gestirlo non è stato l'ente petrolifero di stato iracheno, «l'unico autorizzato dal diritto internazionale» scrive la procura di Cagliari. Ma lo hanno mosso prima i curdi. E poi dopo i terroristi di Daesh.


Il finanziamento del terrorismo


«All'epoca — ricostruiscono infatti i pm — il Kurdistan, approfittando del conflitto scatenato da Daesh in Siria e in Iraq, aveva dato corso alla commercializzazione del greggio estratto dai propri giacimenti in assenza di autorizzazione da parte del governo di Baghdad». In questo senso arrivano a supporto i movimenti bancari tracciati dalla Finanza. Saras bonifica circa 14 miliardi verso la Petraco Oil company. Da qui i soldi cominciano a dematerializzarsi, nella speranza che si perdano le tracce, secondo l'impostazione dell'accusa: ci sono bonifici verso una serie di società gemelle, compresa la Edgewaters, quella incaricata degli affari sporchi. È dalle Isole vergini, infatti, che partono tre tranche di pagamento finite sotto l'attenzione degli investigatori. La prima è di 217 milioni di dollari verso una società turca, la Powertrans, che secondo i documenti avrebbe dovuto fornire il petrolio. Si tratta di pagamento minimo «a riprova — scrive l'Antiterrorismo — che la società di Istanbul sia soltanto una cartiera utilizzata per fornire la documentazione commerciale che occultasse il rapporto diretto con il venditore curdo, non legittimato sul piano internazionale».

Le cifre importanti prendono però altre strade. Agli atti c'è infatti un pagamento di 4 miliardi verso il governo federale curdo, e nello specifico verso il ministero dell'Economia e delle Risorse naturali: il petrolio era il loro. Qualcosa, però, poi in Iraq cambia. I pozzi «finiscono — scrivono i pm — sotto il dominio delle milizie islamiche». Ed è Daesh a muoverlo per il mondo. «Dalla documentazione acquisita — si legge ancora nel decreto di perquisizione — presso la filiale tedesca di Unicredit è emersa un'operazione di storno di 60 milioni effettuata dalla Edgewaters al governo curdo». «Si può ragionevolmente ipotizzare — continuano i magistrati — seppure sono in corso i necessari approfondimenti che la restituzione del denaro sia dipesa dal fatto che la proprietà del greggio, in quel periodo, non era più curda ma dell'Isis». A conferma di questo ragionamento la procura di Cagliari porta un ulteriore elemento: «Dai conti Edgewaters ci sono altri bonifici per 3,6 miliardi di dollari, senza indicazione del reale beneficiario. Verosimilmente perché era inconfessabile».

«Il nostro comportamento è stato inappuntabile» dicono però dalla Saras. «Nessun illecito: abbiamo fornito tutta la documentazione alla magistratura, a cui ribadiamo fiducia e collaborazione».


©RIPRODUZIONE RISERVATA 


L'azienda replica "Mai commesso illeciti: abbiamo fornito tutti i documenti ai magistrati a cui ribadiamo fiducia.

Pronti a collaborare"


MARKA/UIG VIA GETTY IMAGES

Tra le più grandi raffinerie del Mediterraneo La raffineria Saras di Sarroch, a sud-ovest di Cagliari. Può lavorare fino a 300mila barili al giorno

di Giuliano Foschini

sabato 22 agosto 2020

"Saliamo che li mettiamo in fuorigioco"

Michel Platini, Le Roi...



#AccaddeOggi

22 Agosto 1982

"Saliamo che li mettiamo in fuorigioco"

Dembele' si è presentato ai tifosi blaugrana facendo fatica a fare due palleggi, Kondogbia' saltellando su un terrazzo, Il Re di Francia si presentò al Comunale in questa maniera.
Era il 22 Agosto del 1982, Le Roi aveva appena ereditato la maglia n.10 dall'Irlandese, fiorentino d'adozione, liam Brady, si giocava al Comunale di Torino la seconda giornata di Coppa Italia contro il Pescara allenato da Rosati, dopo appena 7 minuti di gioco il tre volte pallone d'oro raccoglie 20 metri fuori dall'area una respinta di un difensore abruzzese, stoppa la palla con il petto e con un pallonetto fantastico salta tutta la linea difensiva pescarese (in campo per i biancoazzurri anche un giovanissimo Filippo Galli) salita per mettere in fuorigioco gli altri bianconeri, ma non avevano fatto i conti con l'estro di Michel che si presenta tutto solo davanti a Bartolini e dopo aver controllato per tre volte la palla con il destro apre il piattone e disegna una traiettoria che fa terminare la sfera sotto l'incrocio.
La partita termina 2-1, gol di Bettega nella ripresa e Autogol di Scirea al 90', ma la scena se la prende tutta Le Roi.
Negli abruzzesi...scende in campo con il numero 7 un giovanissimo Biagio Lombardi che quache anno piu' tardi indosso' onorandola come pochi altri la maglia n.10 del Ravenna.

#juventus #finoallafine #juve #juventusunder23



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lunedì 29 giugno 2020

Ettore Petrolini: sbeffeggiare la vita, la morte e la società con la potenza di una risata

Ettore Petrolini: sbeffeggiare la vita, la morte e la società con la potenza di una risata


ACCADDE OGGI – Morì il 29 Giugno 1936. A lui si deve la storica ‘Na gita a li Castelli’, ma anche personaggi straordinariamente moderni come ‘Nerone’
ilmamilio.it 
"Adesso sì che so fritto". L'ironia di Ettore Petrolini non mancò fino agli ultimi giorni della sua vita, nemmeno quando arrivò a trovarlo il sacerdote, munito di olio santo, per impartirgli l'estrema unzione. Si spense all’età di 52 anni, il giorno di San Pietro e San Paolo, festa patronale della sua amata Capitale. “Ha voluto esse de Roma puro all'urtimo de la vita”, commentò Trilussa.
Petrolini fu il primo comico moderno, un abilissimo manipolatore del ‘nonsense’. Aveva un carattere complicato. E’ stato uno dei più feroci critici delle mode e della cultura un po' decadente e dannunziana che girava tra i salotti della sua epoca. Ne riprendeva i personaggi, i gesti di maniera, ne sbeffeggiava i divi. ‘Gastone’, ad esempio, era nato proprio per questo proposito. Aveva avuto un padre fabbro, un nonno falegname. Ed anche lui era stato artigiano di se stesso. Non aveva maestri, non ebbe eredi.
Tra riformatori e un’adolescenza abbastanza turbolenta, Petrolini debuttò in un café-chantant, il Gambrinus in piazza Termini, nel 1903, con lo pseudonimo di Ettore Loris. La sua gioventù o quella vista negli altri gli aveva ispirato la figura di ‘Giggi er bullo’. Si dimenava artisticamente, in quei primi anni, tra fenomeni da baraccone e un pubblico che buttava le bucce dei lupini sul palcoscenico. Egli inscenava la stupidità, ma era un metodo studiato per essere irriverente.
In pochi anni la sua popolarità crebbe smisuratamente. I salamini, le parodie, i trionfi in Sud America, Parigi, Londra, Berlino, Vienna. Marinetti di lui scrisse che il suo era ‘puro umorismo futurista’. ‘Egli – affermò - uccide con i suoi lazzi il non mai abbastanza ucciso chiaro di luna’. Ma Petrolini, con il suo stile, il futurismo teatrale lo aveva persino anticipato. Quando l’avanguardia artistica esplose nelle platee di mezza Italia, l'attore romano, nato in Via Giulia, si sentì a suo agio. I versi ‘maltusiani’ furono, ad esempio, una delle mode letterarie che gravitavano attorno alla rivista Lacerba, di Soffici e Papini. Lui li utilizzò per un'autocelebrazione caustica: ‘Petrolini è quella cosa /che ti burla in ton garbato,/poi ti dice: ti à piaciato?/se ti offendi se ne freg’. Il genere era detto "maltusiano" per una chiara allusione alle teorie di Thomas R. Malthus, sostenitore della necessità della limitazione delle nascite. Visto che il metodo anticoncezionale più ricorrente era il ‘coito interrotto’, certi versi avevano la caratteristica di concludersi, appunto, troncando l'ultima parola dell'ultimo verso.
Con il Regime fascista, che sopraggiunse quando lui era già un mito assoluto, non ebbe particolari problemi. Ebbe buoni rapporti con Galeazzo Ciano, Giuseppe Bottai o Italo Balbo. Si corrispose con Mussolini. Molti critici hanno visto nel suo ‘Nerone’ una sorta di macchietta irrisoria della ‘romanità’ amata dal fascismo e persino della figura del Duce. Non era così. Il personaggio era stato creato nel 1917 ed era stata pensata per burlarsi del potere e di chi se ne fa gloria, ma anche di certi filmoni storici in costume dell’era del muto. Sbeffeggiare e smitizzare era però il suo codice. Lo fece anche per le allusioni del caso Girolimoni, una terribile storia di omicidi di minori che aveva messo in allarme il regime e che colpevolizzò un innocente. Ottenne a Palazzo Venezia una onorificenza. “E io me ne fregio!”, esclamò, parafrasando il motto fascista ‘Me ne frego’. Se il Petrolini uomo ebbe dunque un rapporto tutto sommato mai contrario al regime, l’artista fu sicuramente poco convenzionale. E ne pagò le conseguenze sul piano dei riconoscimenti ufficiali. Non venne mai nominato, ad esempio, nell'Accademia d'Italia.
Gastone, Giggi er Bullo, Er sor Capanna, Fortunello furono tutte creature che gli consentirono di prendere in giro ogni strato sociale: il popolo, i borghesi, gli attori. In "Chicchignola” raccontò la storia di un uomo onesto che tirava avanti costruendo e vendendo giocattoli su un carrettino per le strade di Roma dopo un licenziamento. E’ una persona perbene, così i furbi e i mascalzoni lo reputano un cretino capace di subire ogni torto o inganno, fino ad essere tradito dalla propria amante, Eugenia, col suo migliore amico. L’opera descrive il degrado di una certa umanità, raccontando una perdita di valori generalizzata in cui inizia ad evidenziarsi l’ascesa dei mediocri sugli onesti.
Petrolini fu un grande monologhista, un notevole ricercatore di linguaggio e della mimica, un campione dell’acida e fastidiosa punzecchiatura che contribuì a rinnovare il gusto del pubblico. Una maschera potente, un inventore del cabaret moderno, un occhio vigile e sarcastico della società in cui viveva.
Costretto ad abbandonare le scene nel 1935 per una forma di angina pectoris, morì all'età di 52 anni il 29 giugno 1936. In punto di morte, racconta un aneddoto, alle parole incoraggianti di un amico che sosteneva di trovarlo meglio del solito, egli rispose: “Meno male, così moro guarito”. Una cultura popolare geniale.
Fu il protagonista di molti successi musicali. ‘Una gita a li castelli’, scritta da Franco Silvestri, raggiunse una grande popolarità, così come ‘Tanto pe' cantà’, che divenne immediatamente il ritratto di una certa romanità. Era un artista straordinariamente attuale, affascinato dagli altri. Pensava e faceva pensare. “Leggo anche dei libri, molti libri: ma ci imparo meno che dalla vita - disse- Un solo libro mi ha molto insegnato: il vocabolario. Oh, il vocabolario, lo adoro. Ma adoro anche la strada, ben più meraviglioso vocabolario”.