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mercoledì 2 dicembre 2015

Cominciamo a preoccuparci?


 

“L’IS è in Libia, minaccia l’Italia”. Tutto vero, lo dice l’US.

La notizia-bomba l’ha data il Wal Street Journal (di Rupert Murdoch), quindi c’è da preoccuparsi davvero: “Lo Stato Islamico ha rafforzato la sua presa nella sua roccaforte di Sirte in Libia”. I guerriglieri del Califfo sono cresciuti “da 200 a circa 5 mila”, sono “volonterosi combattenti”, e lo hanno assicurato al giornale (di Murdoch) persone “dell’intelligence libica”. Anzi, il “capo dell’intelligence militare per la regione che include la Sirte. Il quale risponde al nome di Ismail Shoukry, e dichiara: “Loro hanno esplicitato le loro intenzioni. Vogliono portare la loro lotta a Roma”.
Ecco, ci siamo: l’ISIS minaccia direttamente Roma. Vedete com’è difficile la “lotta al terrorismo globale” o  “lotta globale al terrorismo” annunciata ed iniziata nel 2001 da Bush jr.: appena l’ISIS viene schiacciato in Siria, ecco che riappare in Libia. Con la nuova filiale, ampliata e rinnovata. Un miracolo. E’ come un fungo, l’ISIS. Sempre più vicino all’Italia. Anzi, di più, dice il giornale di Murdoch: l’ISIS in Libia “ha cercato reclute che abbiano le conoscenze tecniche per far funzionare i vicini impianti estrattivi petroliferi”.
Quindi succhiano il petrolio anche da lì, e lo vendono (a chi? Le navi di Bilal Erdogan arriveranno?); diventano autosufficienti finanziariamente, e possono procurarsi armi (americane) e addestratori (Cia) per attaccare l’Italia. Essi infatti vogliono conquistare l’Italia, centro della cristianità.
Non è che scherziamo sopra questa minaccia. No, è da prendere sul serio. Soprattutto perché lo Stato Islamico ha postato questo tipo di mappe sui suoi siti.
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Se vedete, la mappa è stata  firmata o  distribuita dal MEMRI (Middle East Media Research Institute): un benemerito organo che scova gli articoli più luridi sui media islamici e li diffonde a noi giornalisti. Il MEMRI, come mi è capitato di ricordare recentemente, è diretto dal colonnello israeliano Yigal Carmon che l’ha fondato con Meyrav Wurmser, il quale dirige da par suo il Centre for Middle East policy ad Indianapolis: insomma due attivi dei servizi di Sion.
Quindi la minaccia è seria, quella è gente davvero pericolosa. E’ possibile che vogliano prendersi anche le installazioni che l’Eni ha ancora? O un vero e proprio attentato a Roma, per attrarre l’Italia in Libia con le armi? Chi lo sa. Tutto è possibile.
Se avverrà -e i media strilleranno – mega-attentato islamista nell’anno della misericordia, ricordiamo alcune realtà che i media, nella fretta e nell’angoscia, con gli occhi pieni di lacrime, potranno tralasciare.
“Daesh è una creazione degli Stati Uniti”: generale Vincent Desportes nell’audizione davanti al Senato francese 12 dicembre 2014.
Vincent Desportes
Vincent Desportes
http://www.senat.fr/compte-rendu-commissions/20141215/etr.html#toc7
“Ciò che chiamiamo ‘salafismo’ in arabo si dice ‘wahabismo’ . E noi siamo in contropiede sistematicamente e in tutte le situazioni di affrontamento militare, perché in Medio Oriente, nel Sahel, in Somalia, in Nigeria, noi siamo alleati con quelli che sponsorizzano il fenomeno terrorista da trent’anni”. Alain Chouet, già direttore della sezione anti-terrorismo del DGSE (i servizi francesi).
http://www.humanite.fr/alain-chouet-nous-sommes-allies-avec-ceux-qui-sponsorisent-depuis-trente-ans-le-phenomene-djihadiste
“I nostri alleati, Turchia, sauditi ed emirati, hanno finanziato ed armato i terroristi. Hanno versato centinaia di milioni di dollari, e decine, migliaia di tonnellate di armi a chiunque volesse combattere contro Assad”: Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti.
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Michael Flynn, DIA

“Nel 2012, quando la mia agenzia avvisò l’amministrazione Obama della possibile emergenza di uno Stato Islamico tra Irak e Siria , la Casa Bianca ha deliberatamente scelto si sostenere clandestinamente le reti jihadiste combattenti contro il regime di Bashar Assad”: generale Michael Flynn, ex capo della DIA, la Cia dei militari.
http://www.foreignpolicyjournal.com/2015/08/07/rise-of-islamic-state-was-a-willful-decision-former-dia-chief-michael-flynn/
Il Wall Street Journal racconta anche che “ad agosto lo Stato Islamico ha schiacciato una insurrezione armata di libici locali “arrabbiati dall’uccisione da parte del gruppo di un giovane clerico che si era opposto agli estremisti. I quali hanno crocifisso diversi di coloro che hanno partecipato alla rivolta e ne hanno confiscato le case. Diversamente che in Siria, il gruppo non riesce a fornire servizi di base. Le pompe di benzina sono a secco e i residenti devono procurarsi di straforo il loro carburante – quando non viene confiscato dallo Stato Islamico. Gli ospedali sono abbandonati dopo che lo Stato Islamico ha ordinato la segregazione del personale femminile e maschile.
“…Nonostante le difficoltà, lo Stato Islamico ha grandi progetti per Sirte. Un numero recente della loro rivista Dabiq portava una intervista di Abu Mughiral al Qahtani, indicato come il capo delegato dello Stato Islamico in Libia. Egli ha giurato di usare la posizione geografica della Libia, e le sue riserve di greggio per destabilizzare la sicurezza e l’economia dell’Europa. Circa l’85% della produzione di greggio libico nel 2014 è andato in Europa, e l’Italia ne è il massimo cliente. Circa metà della sua produzione di gas naturale

Piloti francesi che nel 2011 hallo liberato i libici da Gheddafi
Piloti francesi che nel 2011 hallo liberato i libici da Gheddafi

giovedì 1 settembre 2011

Tra storia e leggenda - Menenio Agrippa, l'Apologo

IL DISCORSO DI MENENIO AGRIPPA


« Olim humani artus, cum ventrem otiosum cernerent, ab eo discordarunt, conspiraruntque ne manus ad os cibum ferrent, nec os acciperet datum, nec dentes conficerent. At dum ventrem domare volunt, ipsi quoque defecerunt, totumque corpus ad extremam tabem venit: inde apparuit ventris haud segne ministerium esse, eumque acceptos cibos per omnia membra disserere, et cum eo in gratiam redierunt. Sic senatus et populus quasi unum corpus discordia pereunt concordia valent. »



« Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute. »
(Liv. II, 32)

Nell’antica Roma i cittadini erano divisi in due classi: i nobili, chiamati patrizi, e il popolo lavoratore, chiamato plebe.

I patrizi dopo avere cacciato i Tarquini da Roma, concentrarono tutto il potere nelle loro mani; si spartirono la maggior parte della terra e del bestiame a danno dei plebei, come erano chiamati i componenti della plebe, i quali finirono per indebitarsi e diventare spesso schiavi del creditore.

I plebei si sentirono ingiustamente sfruttati e completamente esclusi dalla partecipazione alla vita politica della città; poiché non potevano più tollerare le loro precarie condizioni di vita, idearono una forma di protesta tanto insolita quanto clamorosa.

Rifiutarono la chiamata alle armi contro i bellicosi Equi che minacciavano i confini del Lazio e lasciarono Roma, ritirandosi in massa sul monte Sacro, al di là del fiume Aniene, a circa tre miglia fuori della cinta muraria: si creò così una grave situazione dagli esiti imprevedibili.

I patrizi furono assaliti da molteplici timori: da un lato capirono che senza l’importante contributo della plebe non erano in grado di fronteggiare l’imminente guerra, dall’altro non sapevano come comportarsi con i plebei, che – come diremmo oggi – avevano messo in atto uno sciopero; temevano inoltre che gli elementi plebei rimasti in città potessero insorgere, provocando gravi disordini.

Su un punto tuttavia furono tutti d’accordo: bisognava trovare il modo di riconciliare, con le buone o con le cattive, la plebe con lo Stato.

I patrizi decisero allora di inviare sul monte Sacro, dove nel frattempo i plebei si erano fortificati con trincee e fossati, il senatore Menenio Agrippa, che tutti conoscevano per le sue notevoli capacità di abile oratore e che poteva essere ben accetto agli insorti perché di origini plebee.

La leggenda racconta che, accolto nelle postazioni dei plebei in rivolta, riuscì a ricondurre tutti all’ordine raccontando, con garbo ed intelligenza, questa semplice e toccante storia:
«C’era un tempo in cui nell’uomo tutte le parti non si accordavano con le altre come se fossero una sola, ma ciascuna si regolava autonomamente, con un suo particolare modo di comportarsi.
Accadde che le altre parti si indignarono perché ogni loro faticosa attività andava a vantaggio dello stomaco, mentre questo se ne stava inoperoso nel mezzo del corpo, a godersi tutti i piaceri che le altre parti gli procuravano: così organizzarono un complotto contro di lui per punirlo. Fu deciso che le mani non portassero più il cibo alla bocca, che la bocca respingesse quello che le veniva offerto, che i denti non triturassero ciò che ricevevano.
Dopo poco tempo lo stomaco, per la fame, cominciò a star male, come era stato previsto nei piani delle altre parti, ma anch’esse cominciarono ad indebolirsi gravemente e, con esse, tutto il corpo giunse ad un gravissimo stato di sfinimento generale.
Risultò allora chiaro a tutte le parti che lo stomaco non se ne stava in realtà in ozio a godersi come un parassita il lavoro altrui, ma svolgeva un suo specifico ruolo, e che non era alimentato più di quanto non nutrisse, restituendo a tutte le membra del corpo, opportunamente distribuito attraverso le vene, il sangue necessario per la vita, proveniente dalla digestione del cibo».

La morale del racconto tenuto da Menenio Agrippa risultò subito chiara per tutti:
plebei e patrizi dovevano restare strettamente uniti perché reciprocamente legati da comuni interessi; svolgevano infatti ruoli differenti ma entrambi indispensabili e vitali per la sopravvivenza dello Stato.

La situazione fu velocemente ricomposta;
furono avviate delle trattative che portarono all’istituzione di una nuova importante carica politica, quella dei tribuni della plebe, che poteva essere esercitata soltanto da esponenti della plebe e che conferiva grande potere di controllo e di opposizione contro i consoli.

I plebei, appagati dall’importante riconoscimento, lasciarono l’accampamento sul monte Sacro e tornarono a Roma, riprendendo le loro usuali occupazioni.

Era il 494 a.C.