Visualizzazione post con etichetta Turchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Turchia. Mostra tutti i post

sabato 10 aprile 2021

Venite già sediati


Accadono cose inconcepibili nel 2021 ed in un paese che vorrebbe entrare nella EU... ma d'altronde stiamo parlando di una dittatura islamica. 
#Micheldimettiti

Ed in Italia, Draghi, pur dicendo la verità, crea un incidente diplomatico mica male... esticazzi!







venerdì 4 dicembre 2015

Per fortuna c'è l'impero del male!

Come ci hanno spiegato, i russi mentono sempre. Per fortuna! Pensate come dovremmo preoccuparci se, invece, i turchi aiutassero l'Isis, gli Usa aiutassero la Turchia che aiuta l'Isis, la Nato...

Noi occidentali siamo proprio fortunati! Sappiamo che la Russia è l'impero del male e che, quindi, nulla dalla Russia può venire che non sia menzogna. Pensate che disastro, se non fosse così.
Se non fosse così, dovremmo pensare che la Turchia, un Paese a cui l'Unione Europea, per mano della signora Mogherini (appunto Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dicesi sicurezza!) vorrebbe consegnare 3 miliardi per controllare i confini e impedire che i profughi siriani si riversino verso l'Europa, usa uno dei suoi confini, quello con la Siria, per fare affari con i jihadisti che mettono a ferro e fuoco la Siria, producendo appunto quei profughi. Un bellissimo sistema, quello turco, per guadagnare tre volte su un'unica tragedia: comprando petrolio e opere d'arte dall'Isis; vendendo all'Isis armi e altre attrezzature e facendo passare i foreign fighters che vanno a rinforzare le sue file; infine, obbligandoci a versare milioni se non vogliamo veder arrivare i profughi.

Certo, l'impero del male ha prodotto foto e testimonianze. E anche chi scrive, visitando il Kurdistan iracheno, non ha mancato di notare le centinaia e centinaia di autobotti che ogni giorno partono per la Turchia, cariche di petrolio ”clandestino”, quello che il Kurdistan dovrebbe vendere attraverso il ministero del Petrolio di Baghdad e invece vende per conto proprio. Qualche tempo fa, inoltre, Hisham al-Brifkani, iracheno e presidente della commissione Energia della provincia di Ninive, aveva pubblicamente detto che le forniture di petrolio contrabbandato dall’ Isis in Turchia avevano raggiunto un massimo di 10 mila barili al giorno, per assestarsi poi sui 2 mila barili, anche se molti altri esperti parlavano di un potenziale da 250 mila barili al giorno.

Ma non importa, per fortuna l'ha detto l'impero del male e noi sappiamo che son tutte frottole. Il che ci tranquillizza a cascata. Perchè se la Turchia è amica dell'Isis, che cosa sono gli amici della Turchia? Barack Obama, per esempio. Il superdemocratico Nobel per la Pace che, quando la Turchia abbatte un aereo russo dice ”la Turchia ha diritto a difendere i suoi confini” come se la Turchia fosse stata attaccata, e quando i russi mostrano le foto dei traffici al confine ribatte ”la Turchia non c'entra”? Se non sapessimo che l'impero del male mente sempre, potremmo persino pensare che è Obama a mentire. E' Obama che spalleggia gli amici dei terroristi. E' Obama che finge di combattere l'Isis, lasciandogli invece aperte tutte le porte di rifornimento: quelle della Turchia, certo, ma anche quelle del Golfo Persico, le cui monarchie continuano imperterrite a distribuire quattrini e armi ai jihadisti.

Dovremmo persino pensare (ma qui siamo proprio al colmo) che i satelliti del Pentagono hanno qualche disfunzione. Se un aereo russo esplode sul Sinai, dopo un paio d'ora sanno dirti per filo e per segno che cos'è successo. Ma se lunghissime colonne di autobotti attraversano il deserto (o una non meno lunga colonna di mezzi e blindati carichi di miliziani solca per ore il deserto per raggiungere Palmira) non vedono nulla. Misteri della tecnologia.

Non è dunque una gran fortuna sapere che l'impero del male mente sempre? E che sospiro di sollievo sapere che in ogni caso, a tenerlo a bada, c'è la Nato. L'Alleanza militare che per due anni ha taciuto sui maneggi della Turchia, e sul transito di armi e foreign fighters verso la Siria, ma si è tanto tanto preoccupata dei bombardamenti russi sui ribelli. E che adesso, di fronte al generale smandrappamento dei suoi amici, e al ”liberi tutti” nell'intervento anti-Isis in Siria (Germania, Francia e Gran Bretagna perché l'opinione pubblica non sopporta più le ciance, la Cina in nome di vecchi alleanze), non sa far altro che organizzare qualche provocazione a base di aerei abbattuti, Governi ucraini all'attacco e inviti al Montenegro. 

Quindi che gran fortuna che l'impero del male menta sempre. Se no, sai quanto ci dovremmo preoccupare?
Vladimir Putin al poligono di tiro (Reuters).
Da Famiglia Crisriana.it

giovedì 3 dicembre 2015

Gigante demente....


Alla guerra a passi da gigante: gigante demente

© flickr.com/ Matt Czarnocki
Opinioni
URL abbreviato
Voci Dai Blog
172448423

“Sia chiaro: la Turchia è membro della NATO e nostro alleato”, ha detto Obama a Parigi a margine del vertice sul clima. Le prove (schiaccianti) portate da Mosca che Erdogan e famiglia trafficano il petrolio di DAESH?

"Totalmente assurde, ha risposto Steve Warren, portavoce del Pentagono. Ha deciso di posizionare batterie di Patriot al confine tra Turshia e Siria, come voleva Erdogan (e non aveva finora ottenuto). Contemporaneamente, la NATO — su raccomandazione del comando americano dell'alleanza — invita il microscopico Montenegro (630 mila abitanti) e conduce esercitazioni militari in Ucraina col regime di Kiev. A cui ha fornito già armi letali. Yatseniuk, il governante del regime di Kiev che è in bancarotta e tenuto in piedi da miliardi di finanziamenti FMI ed europei dal canto suo, si offre di fornire alla Turchia "mais e girasole e petrolio" (sic) ad Erdogan per aiutarlo nella lotta contro la Russia.
Cameron ha ottenuto dal suo parlamento il via a "bombardare le basi ISIS" (Daesh) in Siria e lo fa' senza coordinarsi con i russi. In pratica, un atto di ostilità.
E la UE ha deciso — a porte chiuse, senza consultare i parlamenti per volontà di Angela Merkel — di prolungare le sanzioni contro Mosca. Che cosa precisamente la UE rimproveri alla Russia, non si sa più. Una cosa è evidente: "E' la NATO a determinare totalmente la politica estera della UE", commenta Deutsche Wirtschaft Nachrichten.
Berlino s'impegna per la prima volta a mandare i suoi Tornado a bombardare la Siria — ormai chiaramente una operazione occidentale per ostacolare la vittoriia russa contro l'ISIS (Daesh) — anche se dei 93 Tornado che aveva in origine acquistato ne restanooperativi solo 29, aerei vecchi anche di 34 anni, considerati obsoleti. Dei 68 Eurofighter piàù moderni, ne restano operativi 37. Però anche Berlino ha annunciato che bombarderà "senza coordinarsi con la Russia".
La miserabile debolezza con cui gli europei si prestano a queste dementi provocazioni anti-Putin è dimostrata dal fatto che da quando Mosca ha posizionato gli S-400 per contrastare gli aerei turchi, la francese Charles De Gaulle ha smesso di "bombardare l'ISIS" (Daesh). Otto, nove giorni senza incursioni sulla Siria; senza il permesso di Assad — che non vuol chiedere — Hollande (che aveva promesso una "risposta spietata") non osa rischiare la sua unica portaerei. Per giorni, anzi, la Charles De Gaulle è stata introvabile. Poi si è scoperto che aveva lasciato il Mediterraneo orientale "per rifugiarsi dietro i Patrios Usa in Turchia". Erdogan, a cui non par vero di trovare ogni giorno più membri della NATO coinvolti nella sua sporca guerra, ha subito consentito ai caccia francesi di andare a "bombardare l'ISIS (Daesh)" (intralciare i russi) dalla base turca di Incirlik.
Insomma tutto l'Occidente, in perfetta malafede, è schierato a dar ragione ad Erdogan e a sostenere di fatto DAESH che cede sotto i colpi russi.
Il numero delle provocazioni che emergono in questi giorni è troppo, per non vedere una volontà precisa. Energe che quando gli F-16 turchi abbatterono il Sukhoi, erano appoggiati da F-16 americani come deterrente per una rappresaglia russa.
"Se è vero, significa che Obama non ha alcuno scrupolo a cominciare un conflitto diretto con Mosca", ha commentato Michael Jabara Carley, docente di politica internazionale alll'Università di Montreal.
L'ultima per il momento e forse la più inquietante provocazione: due sommergibili turchi (Dolunay e Burakreis) scortati dall'incrociatore americano USS Carney che porta missili balistici Aegis, stanno tallonando la nave da guerra Moskva, armata di missili S-300, al largo di Cipro, in acque internazionali.
La cosa è allarmante perché può essere il preludio alla ritorsione da Mosca più temuta fin dai tempi degli Zar: che la Turchia chiuda alla navigazione russa il Bosforo e i Dardanelli. Voci non confermabili che Erdogan lo sta già facendo — il traffico delle navi russe negli stretti viene vistosamente rallentato. Non c'è
dubbio che il regime tgurco ci pensi, ne sia tentato. Il ministro Davutoglu ha minacciato: "Anche la Russia ha da molto da perdere" da controsanzioni.
Se Erdogan chiudesse gli stretti, commetterebbe un 
atto di criminalità internazionale con pochi precedenti, una violazione della libertà di navigazione sancita — per gli Stretti — dalla Convenzione di Montreux del 1936.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan
Mosca potrebbe far valere la Convenzione ed ottenere una condanna della cosiddetta comunità internazionale. Ma in quale sede? L'Onu? L'Europa? E' chiaro che la "comunità internazionale" è dominata dall'impero del caos, e gli darebbe torto.
Impedita di passare con le navi per gli Stretti, la Russia non potrebbe più facilmente rifornire le sue forze in Siria.Peggio: ogni tipo di commercio russo verrebbe praticamente  paralizzato, reso difficle e costoso.
A quel punto, la guerra contro la NATO per Putin non diventerebbe un'opzione, ma una necessità. Esattamente come le sanzioni di Roosevelt che lasciavano il Giappone con riserve di petrolio per otto mesi, convinsero a quel tempo Tpokio che la guerra era una necessità, altrimenti sarebbe stato lo strangolamento: e fu l'attesa, auspicata, desideratissima Pearl Harbour. Come un caso di scuola, gli Stati Uniti "si fanno aggredire" per cominciare le guerre mondiali, e quelle locali.

Articolo originariamente pubblicato su maurizioblondet.it

venerdì 27 novembre 2015

Neanche un passerotto...

Crisi Mosca-Ankara: i turchi, inconsapevolmente, hanno regalato a Putin il controllo dello spazio aereo siriano

  (di Franco Iacch) 25/11/15 
Putin è il padrone del cielo siriano con un complessivo raggio di azione di 500 km.

Non si potrebbe definire altrimenti quello che sta avvenendo in queste ore con l’entrata in servizio presso la base di Hmeymim nei pressi del Bassel al-Assad International Airport della linea antiaerea S300/S400.

Oltre, ovviamente allo schermo difensivo rappresentato dal Moskva, a ridosso del porto di Tartus.
Partiamo proprio dallo schermo difensivo rappresentato dal Moskva che si estende fino alla zona meridionale della Turchia, sede delle basi utilizzate dagli USA per i raid in Siria.

Lo Stato Maggiore russo ieri è stato chiaro: ogni minaccia nemica sarà disintegrata. C’è da capire quando una minaccia, una volta rilevata sui radar, sarà rilevata come tale.

Il Moskva dicevamo, imponente carrier-killer con i suoi SS-N-12 Sandbox lanciati a sciami e con 64 missili terra aria S-300 PMU-1/2. Quei 64 missili di ultima generazione, in grado di abbattere sia caccia che missili balistici fanno del vettore classe Slava sono un incubo per la coalizione.

La più potente nave mai realizzata dalla Marina sovietica impone alla coalizione di rivedere l’intera strategia.
Mosca, almeno in queste ore, sembra essersi chiusa a riccio. La sensazione è che dal Cremlino non si fidino più di nessuno. Ma la trappola turca (la violazione dello spazio aereo avviene con regolarità da entrambi gli schieramenti ed erano all’ordine del giorno durante la guerra fredda), ha dato a Putin il pretesto per controllare lo spazio aereo siriano.
Il Moskva conferisce una copertura di 150 km a 360 gradi dal porto di Latakia. A 77 km di distanza si trova la base di Hmeymim. Mosca ha confermato una doppia linea di difesa. L’S-300 è ritenuto letale contro tutti i caccia di quarta generazione e, comunque, contro tutti i vettori non dotati di tecnologia stealth

La versione S-400, invece, è stata progettata proprio per intercettare le minacce stealth occidentali.
Il missile 9M82M conosciuto come “Antey-2500”, (nome in codice NATO SA-23 Gladiator \ Giant) è specificatamente progettato per la difesa tattica contro missili balistici a medio raggio o velivoli nemici. Può seguire fino a 100 bersagli, potendo ingaggiarne 12/24 ad una distanza di 200 chilometri (124 miglia) e ad altezza di 27 chilometri (circa 17 miglia). Il SA-23 è ritenuto immune alla maggior parte delle contromisure ECM occidentali con una tangenza operativa di trentamila metri. L’Antey, una volta messo in linea, non richiede manutenzione per almeno dieci anni, mentre le sue testate sono ritenute in grado di sconfiggere anche i più moderni missili balistici occidentali. E’ guidato da un sistema inerziale con aggiornamento radio a metà percorso, mentre nella fase terminale si affida ad un radar semi attivo.
Il problema è che i russi hanno schierato nella base di Hmeymim la versione V4 con una gittata di 400 km. Per i russi, non esiste velivolo (compresi il B-2, l’F-22 e l’F-35) in grado di affrontare impunemente un sistema S-400.

I sistemi S-300 (e S-400) rappresentano la punta più alta dei sistemi di difesa terra-aria russi. Sono progettati per proteggere le aree di importanza strategica. Ogni batteria può attaccare più di una mezza dozzina di obiettivi simultaneamente.
La differenza principale rispetto alla precedente generazione SAM strategica, è che l’S-300 è un sistema mobile. Non solo: gli S-300 sono collegati in rete. Ciò significa che in un sistema integrato di difesa aerea, gli S-300 rappresentano una sfida impossibile da vincere per tutti i velivoli di quarta generazione esistenti. F-15, F-16 e F/A-18: avrebbero ben poche speranze di uscire indenni da un’area protetta dagli S-300.
L'S-400 Triumph (denominazione NATO SA-21 Growler) è un sistema missilistico antiaereo russo progettato per distruggere tutti gli obiettivi aerospaziali moderni ed avanzati ad una distanza massima di 400 chilometri (248,5 miglia), una gittata praticamente doppia al MIM-104 Patriot americano. 

L’S-400 Triumph, aggiornamento della serie S-300, è in servizio con le Forze Armate russe dall’aprile del 2007, con impiego operativo nell’agosto dello stesso anno. Ad oggi, i russi hanno in linea quattro reggimenti armati con gli S-400 a protezione dello spazio aereo nazionale nella regione di Mosca, nell'enclave baltica di Kaliningrad ed il Distretto Militare orientale.

Per i russi, non esiste velivolo (compresi il B-2, l’F-22 e l’F-35) in grado di affrontare impunemente un sistema S-400.

(foto: MoD Fed. russa)

Fonte: DIFESA ONLINE

giovedì 26 novembre 2015

Cazzo,Vladimir, rispondi al telefono! (ripicche e batterie antiaeree)

Siria, Russia: “Non abbiamo ricevuto le scuse della Turchia”. Erdogan: “Putin non risponde al telefono”






Vladimir Putin dal Cremlino ha fatto sapere di essere in attesa di un segnale: "Non abbiamo avuto nemmeno un'offerta di risarcimento o la promessa che i criminali saranno puniti". Il presidente turco: "Sono loro che hanno violato nostro spazio aereo". Intanto la Cnn Turk ha fatto sapere che un gruppo di 50 imprenditori turchi è stato arrestato in territorio russo per "false dichiarazioni sul loro viaggio nel Paese"


E’ ancora crisi tra Russia e Turchia. Dopo le ultime ore di tensione in seguito all’abbattimento del cacciabombardiere Su-24 russo distrutto in volo martedì 24 novembre al confine turco con la Siria, continua il botta e risposta tra i rappresentanti dei due Paesi. Se Vladimir Putin ha detto di non aver ancora ricevuto le scuse da parte di Recep Tayyip Erdogan, quest’ultimo ha detto che non spetta alla Turchia scusarsi e che il presidente russo non ha risposto alle sue telefonate.
In mattinata dal Cremlino erano arrivate le critiche di Putin: “Non abbiamo ricevuto scuse né offerte di risarcimento, né tantomeno la promessa che i criminali saranno puniti”. Alle lamentele era seguita poco dopo la replica del presidente turco: “Penso che se c’è una parte che deve scusarsi, non siamo noi”, ha detto in un’intervista alla Cnn. “Deve scusarsi chi ha violato il nostro spazio aereo. I nostri piloti e le forze armate hanno semplicemente fatto il loro dovere”. Una posizione ribadita anche dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu: “Non c’è bisogno di scusarci quando abbiamo ragione. In una telefonata” ieri con il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, comunque “abbiamo detto che siamo dispiaciuti”.

Non solo le relazioni diplomatiche risultano compromesse. Il ministro dell’Economia russo Alexei Ulyukayev ha annunciato che la Russia potrebbe imporre diverse restrizioni alla Turchia, tra cui limiti ai voli civili da e per il Paese e un ridimensionamento del gasdotto TurkStream.
Secondo la tv turca di Ankara Cnn Turk invece, le autorità russe avrebbero arrestato un gruppo di una cinquantina di imprenditori turchi con l’accusa di “false dichiarazioni sul loro viaggio nel Paese”. Al momento dell’arresto, avvenuto mercoledì 25 novembre, il gruppo di imprenditori si trovava nella città di Krasnodar per partecipare a una fiera dell’agricoltura. Un giudice ha condannato ognuno di loro a una multa di 4.000 rubli e a 10 giorni di carcere. La condanna si riferisce al fatto che avevano dichiarato “turismo” come motivo del viaggio, che aveva in realtà scopi commerciali.

Ed ancora... mentre la nave Russa Yamal (classe Ropucha) ha oltrepassato lo stretto dei Dardanelli e la Moskva (classe Slava) è a ridosso del porto di Tartus...

da Repubblica.it



Crisi Russia-Turchia, Putin: "Da Ankara non sono arrivate scuse, noi avevamo informato alleati"

Il capo del Cremlino attacca: "Vogliono portare le relazioni a un punto morto". Erdogan: "Non ci scuseremo". Sospese cooperazioni militari, Mosca chiede ai connazionali di lasciare la Turchia.

 Crisi Russia-Turchia, Putin: "Da Ankara non sono arrivate scuse, noi avevamo informato alleati"Vladimir Putin (ansa)

Tensione sempre alta tra Mosca e Ankara dopo l'abbattimento di un caccia russo da parte degli F-16 turchi. Vladimir Putin ha rimarcato come dalle autorità turche non siano arrivate ancora scuse, né offerte di indennizzo. Il capo del Cremlino ha detto di avere l'impressione che il governo turco voglia intenzionalmente portare le relazioni con Mosca "a un punto morto" e ha ripetuto di considerare assolutamente inspiegabile la "pugnalata alle spalle" da un Paese che Mosca considera alleato nella lotta al terrorismo.

In serata, dopo il vertice con Hollande, Putin ha affondato ulteriormente le sue critiche: "Noi in anticipo avevamo informato i nostri partner Usa dove si trovavano i nostri aerei", sottolineando che gli Usa guidano la coalizione "in cui rientra anche la Turchia". La Russia terrà "intense" consultazioni con gli americani "sullo scambio di informazioni in Siria". Putin ha aggiunto: "E' possibile che i turchi non sapessero dove si trovavano i nostri caccia, ma è impossibile che non riescano a riconoscerli".

Ankara: niente scuse. A Putin ha replicato il presidente turco Recep Tayyp Erdogan che ha ripetuto che l'abbattimento del Sukhoi è stata "una reazione automatica" alla violazione dello spazio aereo turco, in linea con le istruzioni che erano state date alle forze armate di Ankara. Erdogan si è anche detto "rattristato" di vedere reazioni dalla Russia che non sono direttamente collegate all'episodio e ha anche sottolineato che l'impegno turco nella lotta all'Is è "incontrovertibile".

Poi l'attacco: "La Russia non sta combattendo davvero l'Is in Siria, sta uccidendo turcomanni e siriani a Latakia". Lo stesso presidente turco ha assicurato che Ankara compra gas e petrolio solo da fonti conosciute e pertanto chi la accusa di finanziare in questo modo gruppi jihadisti ne deve "fornire le prove".

Erdogan ha poi inaspito i toni in un colloquio con la Cnn: "Penso che se c'è una parte che deve scusarsi, non siamo noi. Deve scusarsi chi ha violato il nostro spazio aereo. I nostri piloti e le forze armate hanno semplicemente fatto il loro dovere". E in una successiva intervista a France 24, ha affermato che  "la Turchia avrebbe reagito diversamente se avesse saputo che l'aereo era russo", mettendo in evidenza il fatto che Putin non gli ha risposto al telefono dopo l'abbattimento del jet.

Altrettanto esplicita la reazione del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu: "Non abbiamo bisogno di scusarci dal momento che siamo nel giusto. Ma abbiamo detto nella telefonata di ieri che siamo spiaciuti".

Rapporti bilaterali a rischio. Resta dunque teso il clima tra Russia e Turchia dopo l'abbattimento del caccia Su-24 di Mosca da parte di Ankara. Il ministero della Difesa russo ha annunciato la sospensione di ogni forma di cooperazione militare con la Turchia. Secondo l'agenzia Tass, è stata annunciata anche la sospensione dello scambio di informazioni per evitare incidenti aerei in Siria.

E' ancora in forse il vertice di cooperazione economica ed energetica russo-turco, previsto per metà dicembre a San Pietroburgo: secondo il giornale Kommersant, che cita una fonte vicina al Cremlino, la Russia avrebbe deciso di annullarlo. Ma il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha invece affermato che l'incontro non è stato ufficialmente cancellato "ma certamente un sacco di domande sull'organizzazione di questo evento sono nell'aria" e "la situazione non è stata ancora chiarita". Subito dopo l'incidente avvenuto martedì, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov aveva annullato la sua visita a Istanbul che avrebbe dovuto preparare il terreno al vertice dove era atteso lo stesso Erdogan.

Le autorità di Ankara hanno convocato l'ambasciatore russo per denunciare le violenze, con lanci di pietre e uova, che hanno avuto come obiettivo l'ambasciata turca a mosca e il consolato a San Pietroburgo.

Misure economiche e stop ai voli. Oltre che sul fronte diplomatico, la tensione tra i due Paesi sta portando conseguenze anche sul piano economico. Il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha infatti anticipato il possibile congelamento o taglio di alcuni progetti di investimento con Ankara così come l'introduzione di un pacchetto di misure economiche che potrebbero includere limiti all'impiego di turchi in Russia.

A rendere più pensante il clima arriva anche la notizia che la Russia è pronta a sospendere i voli da e per la Turchia nell'ambito delle misure restrittive contro Ankara che Mosca sta preparando dopo l'abbattimento del jet militare russo. L'annuncio è arrivato dal  ministro dello Sviluppo economico russo, Alexiei Uliukaiev, che ha precisato che un eventuale 'stop' interesserebbe sia i voli di linea che quelli charter e che "il ministero dei Trasporti preparerà le relative proposte". Secondo Mosca,  la Turchia perderà circa dieci miliardi
di dollari con la cessazione degli scambi turistici con la Russia.

50 turchi fermati. A testimonianza delle tensione tra i due Paesi, un gruppo di circa 50 imprenditori turchi è stato fermato dalle autorità russe a Krasnodar, nella Russia meridionale, con l'accusa di aver mentito sul motivo del loro ingresso nel Paese.  La comitiva sarebbe stata fermata ieri per poi comparire stamani davanti a un giudice, che li avrebbe condannati a dieci giorni di detenzione (ma dovrebbero in realtà essere espulsi) e una multa di 4 mila rubli (poco meno di 60 euro). In base alle accuse i cittadini turchi hanno dichiarato di essere in Russia per turismo e non per partecipare a una fiera agricola, come avrebbero invece fatto.

"Russi, lasciate la Turchia". Il ministero degli Esteri russo ha inoltre raccomandato ai propri connazionali di non visitare la Turchia e a quelli che si trovano attualmente in quel Paese di rimpatriare a causa della minaccia terroristica.

Nonostante la difficoltà di dialogo tra i due Paesi, il ministro per gli Affari Europei di Ankara, Volkan Bozkir, ha però ribadito oggi che la Turchia e la Russia "non possono permettersi il lusso di relazioni ostili".

Giornalisti arrestati. Sono stati arrestati oggi Can Dundar, direttore del quotidiano di opposizione laica Cumhuriyet, e Erdem Gul, a capo della redazione di Ankara, per un'inchiesta in cui il giornale rivelò un presunto passaggio di camion carichi di armi dalla Turchia alla Siria. "Siamo stati accusati di 'spionaggio'. Il presidente ha detto che (la nostra azione è, ndr) 'tradimento'. Noi non siamo traditori, spie o eroi. Siamo giornalisti. Quello che abbiamo fatto è stata un'attività giornalistica", ha dichiarato Dundar.

Usa criticano Mosca. Critiche a Mosca arrivano invece dagli Stati Uniti. Secondo l'ambasciata Usa in Russia, lo schieramento dei sistemi di difesa anti missilistica S-400 alla base militare russa a Latakia, già operativo, non fa che complicare la situazione e non favorisce la lotta All'Is. La stessa ambasciata, secondo quanto riferisce Interfax, si augura che gli S-400 non siano rivolti contro gli aerei della coalizione a guida Usa. 

mercoledì 25 novembre 2015

A pensar male...gli affari di Ankara



"Ankara e quegli affari con il petrolio dell'Isis": Tutto quello che c'è (veramente) dietro allo scontro Turchia - Russia
Posted by Il Fatto Quotidiano on Mercoledì 25 novembre 2015


Siria, Turchia abbatte caccia russo: tre giorni prima Mosca aveva bombardato il petrolio di Isis. Con cui “Ankara fa affari

Siria, Turchia abbatte caccia russo: tre giorni prima Mosca aveva bombardato il petrolio di Isis. Con cui “Ankara fa affari”
Mondo

Il 20 novembre il Cremlino ha comunicato di aver distrutto raffinerie nella principale zona di produzione dello Stato Islamico, Deir Ezzor. Un colpo per chi fa affari con i jihadisti: secondo Gürsel Tekin, vicepresidente del principale partito d’opposizione (il Chp), tra questi ci sarebbe anche l'azienda di trasporti Bmz Ltd., che appartiene a Bilal Erdogan, figlio del presidente. In ogni caso, secondo molti analisti, "la porta principale di questo mercato nero è la Turchia"


L’abbattimento del jet russo nei cieli di Latakia da parte della Turchia giunge dopo un fatto cui è stato dato poco rilievo dai media occidentali. Il durissimo colpo inferto negli ultimi giorni dalla Russia al business petrolifero dell’Isis. Il 20 novembre il ministro della Difesa russo, generale Sergey Shoygu ha comunicato a Vladimir Putin che i massicci bombardamenti aero-navali russi dei quattro giorni precedenti avevano distrutto non solo centinaia di autocisterne del Califfato piene di petrolio, ma anche una quindicina di depositi di stoccaggio e di raffinerie nella principale zona di produzione petrolifera dell’Isis, Deir Ezzor, “privando così i terroristi di 1,5 milioni di dollari di incassi quotidiani”. Altri impianti petroliferi e altre centinaia di autobotti sono stati colpiti anche nei giorni successivi.
 Uno shock senza precedenti per le finanze dello Stato Islamico, ma anche per quelle dei trafficanti che con questo commercio illegale stanno guadagnando enormi somme di denaro. Tra queste, stando alle dichiarazioni di Gürsel Tekin vicepresidente del principale partito d’opposizione turco (il Chp), ci sarebbe anche la compagnia turca di trasporti marittimi Bmz Ltd., che caricherebbe il petrolio dell’Isis sulle sue navi cisterna al porto di Ceyan e le trasporterebbe in Giappone. Proprietario della compagnia è Bilal Erdogan, figlio del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
A prescindere dal presunto coinvolgimento diretto della famiglia di Erdogan, è un dato assodato che – come spiegavano l’anno scorso diversi esperti al New York Times – “la porta principale di questo mercato nero è la Turchia” (Luay al-Khatteeb, Brookings Doha Center), e “le autorità turche chiudono un occhio perché molti, anche nel governo, traggono beneficio da questo traffico” (James Phillips, Heritage Foundation).
Quest’estate una fonte dell’intelligence britannica ha dichiarato al Guardian che le centinaia di documenti rinvenuti nel compound di Abu Sayyaf, il ‘ministro del petrolio’ del Califfato ucciso a maggio dalle forze speciali americane a Deir Ezzor, dimostrano “gli innegabili rapporti diretti di affari tra capi dell’Isis e ufficiali turchi” e “relazioni così evidenti da poter causare gravi ripercussioni nei nostri rapporti con Ankara”.

“Lo sforzo di sconfiggere lo Stato Islamico è messo a rischio dal fatto di avere uno dei principali alleati della Nato che non non vuole o non è in grado di tagliare il flusso di fondi, combattenti e sostegno all’Isis”, spiegava sempre al New York Times Juan Zarate, del Center for Strategic and International Studies. Oltre a non aver mai contrastato il flusso di petrolio in uscita dal confine siriano, infatti, la Turchia non ha mai ostacolato il libero ingresso in Siria di armi e combattenti.
Emblematica la vicenda dei camion carichi di armi scortati da agenti del Mit (i servizi segreti turchi) fermati dalla polizia al confine nel gennaio 2014, ma lasciati proseguire in seguito all’intervento del governo. I poliziotti coinvolti nell’ispezione sono poi stati accusati di spionaggio e sovversione. La magistratura locale ha poi confermato il traffico di armi verso l’Isis gestito dal Mit, armi provenienti dall’Arabia Saudita.
Riportando la testimonianza di un ex membro dello Stato Islamico e del portavoce delle forze curdo-siriane dell’Ypg, anche il settimanale Newsweek ha parlato della stretta cooperazione tra Isis e forze armate turche e di come il Califfato consideri la Turchia una sua alleata. “I comandanti dell’Isis ci dicevano di non temere nulla quando andavamo in Turchia perché con i turchi c’è piena cooperazione”, spiega l’ex combattente. “La Turchia dà armi, munizioni e libero transito ai terroristi dell’Isis”, aggiunge l’esponente curdo.
Lo studio “Isis-Turkey Links” realizzato dalla Columbia University di New York e coordinato da David Phillips, ex consigliere del Dipartimento di Stato, riporta una lunga lista di autorevoli fonti documentali e giornalistiche riguardanti il sostegno militare, logistico, finanziario e perfino medico che il governo di Ankara, mambo della Nato, fornirebbe allo Stato Islamico. Un Paese, la Turchia, che al di là delle dichiarazioni anti-terrorismo ha condotto contro l’Isis solo una manciata di azioni dimostrative lo scorso luglio, per poi concentrare tutti i suoi sforzi militari contro i curdi impegnati a combattere il Califfato. E che ora prende di mira i russi.