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venerdì 2 giugno 2023

PLUSVALENZE JUVENTUS: GAME OVER

La Juventus sulle plusvalenze è stata condannata (un eventuale ulteriore ricorso non cambierà la sostanza). Ho studiato la prima sentenza di condanna nel processo sportivo, perché riguardava bilanci, revisori e organi di controllo, tematiche che mi appassionano e di cui mi occupo in ambito accademico e professionale da oltre 25 anni. La complessità tecnica, unitamente all’esigenza dei media di suscitare clamore e, temo, in alcuni casi, la scarsa lucidità provocata dall’odio verso la Juve, hanno indotto molti dei primi commentatori a limitarsi a fare il copia incolla della Sentenza.

D’altra parte, per chi non si occupa professionalmente di bilanci, è davvero difficile capirla. Quando ho scritto il primo articolo (Motivazioni della Sentenza plusvalenze Juventus) non immaginavo che avrebbe suscitato tanto clamore (300k visualizzazioni Twitter), interviste su quotidiani nazionali (Corriere della Sera, ed. Torino, Tuttosport), inviti ad intervenire su Juventibus (dove ormai mi sento di casa), Colpo Gobbo, Liberi Oltre che stimo e seguo da anni, diffusione dei miei lunghi tweet dall’account twitter di Juventinovero (@JU29ROTEAM), baluardo della difesa mediatica della Juventus fin dai tempi di calciopoli.
Tutto questo è stato favorito da un fatto, a miei occhi “incomprensibile”, quasi nessuno, tra i miei colleghi professori e/o commercialisti, ha ritenuto “opportuno” esporsi (nemmeno per criticare, nel merito, i miei articoli).

A conclusione di questa vicenda, propongo alcune mie riflessioni:

NON SI CRITICA UNA SENTENZA DI CONDANNA DELLA JUVENTUS.

Conosco le regole della comunicazione, ma mi ha stupito la “condanna preventiva” della Juventus, la “scarsa” propensione dei principali mezzi di comunicazione nel dare spazio a voci critiche (con l’eccezione, per quanto mi riguarda, del dott. Nerozzi del Corriere della Sera, “non amato” dai tifosi juventini per la pubblicazione delle carte della procura, ma che ha anche dato visibilità ai miei articoli critici della Sentenza). Nessun quotidiano, che io sappia, ha pubblicato commenti tecnici sul ricorso della Juventus, un vero peccato. Ma perché non si critica la Sentenza? Non lo so. È stata un’eccezione Tuttosport, che ha pubblicato anche analisi di avvocati critici verso la Sentenza, quotidiano sportivo, però, vicino alla fede juventina.

Trovo tutto ciò piuttosto grave, perché il continuo “indottrinamento” tramite la pubblicazione di intercettazioni e tesi dell’accusa, inevitabilmente crea un clima di condanna preventiva (quel sentimento popolare citato da un noto quotidiano sportivo) e falsa la realtà dei fatti (mi auguro che non influenzi anche le decisioni di chi è chiamato a giudicare, ma non si può certo escludere). Una mia ipotesi, è che le regole della comunicazione inducano a scrivere ciò che si pensa voglia sentirsi dire il lettore che, come noto, è colpevolista sempre (ancora di più quando si tratta di Juventus). Questo non ci rende un Paese civile.

PERCHÉ ESPORSI, CHI TE L’HA FATTO FARE

Sono da sempre tifoso della Juve, ma sono il tipico tifoso juventino moderato. Questa piccola esposizione mediatica mi ha portato a essere apprezzato e seguito da tifosi juventini, ma ha anche suscitato una generale freddezza nei miei confronti da parte di molte persone. Sapevo di entrare in un terreno di gioco pericoloso, e non a caso i miei articoli, prima di essere pubblicati, non solo li ho sempre riletti chiedendomi se alcune mie affermazioni potessero essere fraintese, li ho sempre anche sottoposti all’esame attento di amici colleghi qualificati (compreso un amico interista!). Ho ricevuto numerosi complimenti “vai avanti”, “sono d’accordo con te” in privato, ma pochi in pubblico. E non mi riferisco alle opinioni dei tifosi, ma a persone qualificate da cui mi sarei aspettato meno ritrosia a esporsi.

LA JUVENTUS È ODIATA

Per me è inconcepibile, io conosco solo il tifo a favore, ma capisco che un tifoso della Juve è favorito, perché è abituato a godere delle vittorie della propria squadra del cuore. Ho letto con interesse il libro di Massimo Zampini in cui spiega il “modello di comunicazione” quando c’è di mezzo la Juventus e mi sono davvero stupito nel trovare riscontri di quello che ha scritto (es. il goal di Turone), in questi mesi in cui seguo da vicino tutto ciò che riguarda la Juve. Forse è la regola del mercato, i tifosi della Juve sono milioni, ma tutti gli altri insieme sono molti di più. Sono proprio i media, spesso, a innaffiare questo odio, per non parlare dei giornalisti/opinionisti che dell’odio verso la Juve ne hanno fatto il proprio core business (cit.)

CRITICARE UNA SENTENZA NON SIGNIFICA SOSTENERE L’INNOCENZA DELLA JUVENTUS E DEI SUOI VERTICI

Questo è l’aspetto più difficile da comunicare a chi non ha “sensibilità” giuridica o onestà intellettuale. Io non ho mai scritto o parlato in qualità di tifoso della Juventus, ma sempre e soltanto sul piano tecnico, esprimendo certamente opinioni, ma di cui sono convinto e ampiamente motivate. In molti (si pensi al “sentimento popolare”) non riescono a capire che una Sentenza di condanna non può non spiegare in modo chiaro le prove della colpevolezza. E ciò indipendentemente dall’innocenza o meno degli accusati. Io non conosco i fatti e, quindi, non potrei sostenere l’innocenza della Juve sulle plusvalenze e non l’ho mai fatto. Molti però faticano a capire che le intercettazioni non dimostrano nulla, sono solo un importantissimo strumento per le indagini.

Non capiscono che quella condanna per dissimulazione della natura permutativa e per l’alterazione dei valori dei calciatori incrociati è qualcosa che ha dell’incredibile, poco più di un’accozzaglia di affermazioni maldestre, io non vorrei mai essere tra gli estensori di quel documento. Purtroppo, proprio per l’odio di cui parlavo prima, temo che siano stati troppo pochi, tra i non tifosi juventini, ad aver avuto l’onesta intellettuale di leggere e riflettere sulle critiche che ho sollevato, ma sono sicuro che almeno una parte degli addetti ai lavori l’ha fatto e questo mi basta. Qualcuno starà pensando “Ma i giudici l’hanno condannata”. La mia risposta è che talvolta le Sentenze, anche definitive, sono sbagliate e devono essere criticate.

IL PROCESSO SPORTIVO È “STUPEFACENTE” E DEVE ESSERE RIFORMATO

Confesso, è la prima volta che analizzo così in dettaglio Sentenze in ambito sportivo. Mai avrei immaginato che potessero essere scritte così male come quella che ha condannato a 15 punti di penalità la Juve. Non lineare, complicata, con affermazioni apodittiche, affermazioni non vere, discutibili e persino con un “errore” clamoroso. E poi sono arrivate quelle successive, che non mi sono sembrate migliori, ma non voglio invadere il campo degli avvocati. Mi limito a dire che per il bene del calcio è necessaria una riforma del processo sportivo. C’è un codice di diritto sportivo che viene interpretato e piegato a ciò che si vuole sostenere, è inaccettabile. Devono essere fissate delle regole chiare che non si prestino a interpretazioni “in libertà”.

A dire il vero, molte regole mi sembrano già chiare, forse è chi le applica che si muove in libertà. Se un articolo (n. 31) afferma che l’errore in bilancio è punito con un’ammenda, non bisogna essere giuristi per capire che l’errore in bilancio non può portare anche ad una penalità in punti. E questa interpretazione è rafforzata dal comma in cui si prevede la penalizzazione anche in punti qualora l’errore in bilancio sia stato strumentale all’iscrizione al campionato. Letto a contrario, significa che un errore non strumentale all’iscrizione al campionato non può essere associato alla penalizzazione in classifica.

PLUSVALENZE JUVENTUS: LA CONDANNA E IL JOLLY DELL’ARTICOLO 4

Per non parlare del famoso art. 4, che avendo natura residuale, non dovrebbe essere richiamato per fattispecie disciplinate. Si obietta che la società risponde per la slealtà dei suoi dirigenti, ma gli errori in bilancio non possono che essere commessi da persone. Oltre al fatto che, nel 99% dei casi, si tratta di comportamenti intenzionali e, conseguentemente, “sleali” nell’accezione in cui è stato utilizzato il concetto di slealtà. Ma poi mi chiedo, siamo sicuri che la slealtà sportiva (come simulare di essere stati spinti in area di rigore) sia associabile al tema dei bilanci? Per non parlare del fatto che si prevedono penalizzazioni di uno o più punti.

E nell’interpretazione di chi è chiamato a giudicare si definisce la penalità, ad esempio, 15 punti e poi 10, senza dover spiegare in alcun modo come sono stati calcolati… e molti giornalisti sportivi non trovano nulla di strano in tutto ciò, incredibile (per fortuna anche in questo caso ci sono lodevoli eccezioni).

C’è persino chi lo spiega con il fine di non consentire di giocare le coppe, questa sarebbe l’afflittività, che imbarazzo. Per non parlare di chi rappresenta l’accusa e chiede prima 9 punti e poi, sulla base delle stesse carte, passa a 11 (è qualcosa che mi fa quasi tenerezza). Non merita poi quasi nemmeno la pena di essere citato quello che è accaduto con le condanne, mi viene da ridere se penso che la celerità è prioritaria nel processo sportivo. Che le pene dovrebbero essere comminate solo a conclusione del processo sportivo come ormai sostengono diversi avvocati di diritto sportivo mi sembra non solo condivisibile, trovo incredibile che non sia già così.


LA JUVENTUS È STATA CONDANNATA, TUTTO INUTILE?

Me lo sono chiesto, ma no, anche se ovviamente sono molto amareggiato dall’esito, allo stesso tempo non ho nulla da recriminarmi. Sapevo fin dall’inizio che il successivo grado di giudizio non avrebbe riguardato il merito, ma solo questioni di diritto (e questa è una delle incredibili storture di questo processo che, nel merito, ha avuto un solo grado di giudizio). I miei articoli sono pubblicati sul blog e rimarranno a futura memoria. E nessuno, finora, ha saputo/voluto criticare, con argomentazioni valide, quello che ho scritto. Mi auguro di avere contribuito a divulgare il contenuto e le criticità della Sentenza, cercando di fare capire che in quella Sentenza di prove cosiddette concludenti, non ce ne sono, a differenza dei titoloni riportati sui quotidiani.

Ho ricevuto testimonianze di stima da parte di persone qualificate che mi hanno fatto molto piacere (anche se quasi sempre solo in privato). Forse mi illudo, ma ritengo che la consapevolezza che le Sentenze sono analizzate con spirito critico induca, alla lunga, anche gli estensori a porre maggiore attenzione. Ho poi conosciuto persone interessanti che mi auguro, in futuro, di avere l’occasione di incontrare anche di persona e non solo attraverso un monitor.

DOVE HA SBAGLIATO LA JUVENTUS E COME EVITARE PASSI FALSI IN FUTURO.

Indossare la maglia della Juve è una responsabilità, non è come indossare una maglia di un’altra squadra di calcio. E ciò vale non solo per i giocatori, ma anche per dirigenti e vertici della società. L’esito discusso (e discutibile) di calciopoli non sembra essere stato un monito sufficiente. Se lavori per la Juve devi comportarti in modo ineccepibile (e al telefono ricordarti che si può essere fraintesi). Come qualunque società, la Juve deve fare un’attenta analisi dei rischi aziendali (ex 2086 c.c., come spiego ai convegni per commercialisti) e, successivamente, valutare come gestirli al meglio, nell’ottica di ridurre al minimo la probabilità che si manifestino e/o le conseguenze.

Qual è il maggior rischio per una società di calcio? Per squadre i cui proprietari non hanno molti mezzi, il rischio potrebbe essere di tipo finanziario, considerati i diffusi squilibri di bilancio, ma non è il caso della Juve (grazie alla solidità dell’azionista di maggioranza).

L’INTERESSE MEDIATICO VERSO TUTTO CIÒ CHE RIGUARDA LA JUVE È ENORME.

E allora qual è il maggior rischio da cui deve tutelarsi la Juve? È il rischio reputazionale.

Lo so che ora qualche tifoso farà una smorfia ma, a mio parere, per la Juve la reputazione deve venire ancora prima delle vittorie sul campo. L’unico modo per difendersi in modo efficace da eventuali nuove future accuse e spazzare via questa fastidiosissima (per i tifosi juventini naturalmente) abitudine ad additare alla Juventus qualsiasi nefandezza, è essere eticamente inattaccabili. Lo devono essere i giocatori in campo, a costo di ottenere una punizione o un rigore in meno, e lo devono essere ancor di più vertici e dirigenti. Quando la Juve ci riuscirà, l’odio con il tempo scemerà e lascerà il posto soltanto all’invidia.

martedì 23 maggio 2023

Juve, era tutto scritto. Il sistema, la Superlega e la missione compiuta

C’è poco diritto nella sentenza e in tutta la vicenda: il finale a carte scoperte è una brutale prova di forza, una vendetta

Guido Vaciago 23.05.2023

TORINO - Finalmente a carte scoperte, finalmente senza bisogno di fingere che sia una questione di giustizia o che venga applicato il diritto. La Juventus doveva essere punita duramente, affossata per il tentativo di creare la Superlega. Più specificatamente, la Juventus non doveva partecipare alle prossime coppe europee. Bene, missione compiuta: con cinque gradi di giudizio e un procedimento che non ha mai saputo spiegare come sono state quantificate le penalità, né motivare il nesso che porta quelle che sono violazioni amministrative a incidere così pesantemente sul campo. in questo modo vengono calpestati i calciatori e l’allenatore, che hanno conquistato regolarmente i loro punti in campo, senza trarre vantaggio alcuno dalle infrazioni contabili commesse dai dirigenti. In questo modo vengono imbrogliati i tifosi che hanno assistito (pagando) a partite che non servivano a niente, completamente inutili e alcune anche falsate dalle sentenze a orologeria di una giustizia western, che comunica una sentenza a un quarto d’ora dal fischio iniziale di una partita, mandando in campo una squadra sotto choc, al termine di un campionato snervante. Juve, questa non è giustizia

Non è giustizia questa: è amministrazione di potere, prova di forza, è legge della giungla, ma finalmente applicata apertamente, a carte scoperte. Evelina Christillin, membro del governo Uefa, vicinissima a Aleksander Ceferin, lo ha spiegato ieri mattina, con tempismo discutibile, considerato che dei giudici dovevano sentenziare al pomeriggio, ma con cristallina trasparenza: "Non dimentichiamoci che con la Uefa i rapporti non sono eccellenti dopo la questione Superlega: la Juve rimane una delle tre squadre che ancora mantengono vivo il progetto. Passi di avvicinamento non se ne sono visti al momento". Eccolo, dunque il peccato originale: è quello commesso da Andrea Agnelli il 19 aprile 2021, con il tentativo di fondare una competizione alternativa. In quel momento o, meglio, nei giorni successivi, con il fallimento del tentativo, è stato segnato il destino della Juventus. Prima o poi l’avrebbe pagata. E la sta pagando ora. 
Lo ha ribadito il procuratore federale Giuseppe Chiné nella sua requisitoria, chiedendo di verbalizzare il fatto che la penalizzazione andava calcolata sulla base della classifica per togliere la Juventus dalle prossime competizioni europee (distorcendo il concetto di afflttività). Quella doveva essere la punizione e quella sarà, perché anche qualora la Juventus vincesse le ultime due partite scombinando i piani, c’è sempre il procedimento legato alla manovra stipendi per aggiungere sale alla zuppa, qualora risultasse ancora un po’ sciapa.

La norma sulle plusvalenze non esiste

Non esiste una norma sulle plusvalenze, in cinque (cinque!) gradi di giudizio nessuno è riuscito a quantificare e stabilire con esattezza quali e quante fossero quelle della Juventus e, infine, tenendo per buoni i calcoli spannometrici di Chiné rappresentano comunque il 3,6% del fatturato del periodo oggetto di indagini. Sulla base di questi, che sono fatti e non opinioni, come si fa a pensare che ieri sia stata celebrata la giustizia e non consumata una vendetta? Come si arriva a quantificare in 10 punti una violazione per la quale non esiste una norma e nemmeno un tabellario? Come si pesano le responsabilità con tale precisione usando la vaga misura della «slealtà»? Nessun giurista riuscirà a rispondere a queste domande. Dovete domandare a un politico che, fosse sincero, direbbe: la Juventus andava punita, la punizione doveva essere l’esclusione dall’Europa e così è stato fatto.

Ceferin non si deve sporcare le mani

A questo punto, Ceferin non si deve sporcare le mani, ha tempo un anno per valutare la posizione della Juventus, così come ha tempo la Juventus per decidere se farli, quei «passi avanti» nel dialogo o, meglio, nell’abiura della Superlega davanti all’Uefa. Nel frattempo potrebbe anche arrivare la sentenza della Corte di Giustizia Europea che inciderà non poco nell’eventuale dialogo fra Nyon e Torino. Ma c’è tempo e la Juventus lo userà tutto, perché ci sono altre priorità in agenda: a partire dal procedimento sulla manovra stipendi del 15 giugno. Probabile che patteggi, anche logico per certi versi. Fin qui la difesa nei tribunali sportivi ha portato ben pochi risultati, nonostante fosse sempre stata sempre ben architettata. Forse è il caso di non perdere ulteriore tempo. Piuttosto, sarebbe più utile concentrarsi sulla difesa mediatica del club, la cui umiliazione andrebbe evitata. Va bene la misura sabauda e la diplomazia, ma ci sono milioni di tifosi, che da ieri hanno disperatamente bisogno che qualcuno dica qualcosa di juventino.                                          

mercoledì 10 maggio 2023

Juve e giustizia sportiva: le 4 domande che meritano una risposta


Da TuttoSport

Juve e giustizia sportiva: le 4 domande che meritano una risposta
Il club bianconero verrà condannato a una penalizzazione nel procedimento plusvalenze, ma finora non si è capito molto e quel poco non è molto congruente

Guido Vaciago, 10.05.2023

Poi qualcuno, non importa chi, dovrebbe anche spiegare tutto con parole semplici. Perché non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando di calcio e che si sta giocando con i sentimenti di milioni di persone che amano il calcio e la loro squadra del cuore, che non hanno fatto niente di male e che, quindi, meritano di capire. Perché, no, finora non si è capito molto e quel poco che si è capito non è molto congruente. Per cui, proviamo a ricapitolare le domande che meritano una risposta.
JUVE E PLUSVALENZE: DOMANDE CHE MERITANO RISPOSTA
1. Perché la Juventus verrà condannata a una penalizzazione nel procedimento plusvalenze? Visto che:
a) non c’è una norma che regoli la questione delle eventuali plusvalenze fittizie;
b) come è possibile che le eventuali plusvalenze fittizie abbiamo inciso nei risultati sul campo se incidono per meno del 5% sul fatturato complessivo del periodo contestato?
c) Quali sono i vantaggi ottenuti tali da inquadrarli come «slealtà»?
2. Quali sono gli effetti diretti e gravi sulle partite giocate da giustificare punti di penalizzazione in campionato del «sistema collaudato della Juventus di scambi incrociati di calciatori con altre società sportive, finalizzati alla realizzazione di plusvalenze artificiali»?
3. In cosa differisce il «sistema Juventus» da quello di altri club che, nel recente passato, hanno utilizzato le plusvalenze come meccanismo di bonifica del bilancio?
4. Perché la Juventus è l’unica squadra a essere punita per le plusvalenze, visto che per sfruttare questa pratica illegale ci si deve mettere d’accordo in due?
Giustizia e giustizia sportiva
Il problema della giustizia, qualsiasi essa sia, è quella di essere comprensibile a tutti. La trasparenza di cui parla anche la nostra Costituzione consiste nel riuscire a spiegare in modo coerente perché certe condotte portano a una sanzione e certe altre no e anche perché la sanzione può essere modulata in modo più o meno severo. Ancora di più se si tratta di giustizia sportiva che, in teoria, dovrebbe essere più comprensibile agli appassionati. Altrimenti è la giustizia dell’Azzeccagarbugli, cui sarebbe piaciuto da morire poter leggere, da una grida pescata a caso, «dosimetria sanzionatoria» in faccia all’attonito Renzo.

Note:

mercoledì 12 aprile 2023

Ancora articolo 4

Nino Ori su Ju29ro

Oggi la Procura Federale ha notificato alla Juventus la chiusura delle indagini per le cosiddette 'manovra stipendi, partnership e agenti'.
Nell'atto, il procuratore Chinè contesta tra l'altro al club bianconero la violazione del principio di lealtà sportiva (art. 4.1).
Chinè gioca il jolly, e contesta l'art.4, che (come abbiamo visto) finora ha permesso assoluta libertà nella determinazione della pena.
La Juventus ora ha due settimane di tempo per presentare le controdeduzioni.
La notizia vera è che hanno accorpato tutto in un unico procedimento, contrariamente alla distinzione tra manovra stipendi e partnership che molti ipotizzavano.
Nota della Società
Juventus Football Club S.p.A. comunica che la Procura Federale presso la F.I.G.C. ha notificato in data odierna a Juventus e ad alcuni suoi esponenti attuali e passati la Comunicazione di conclusione delle indagini relative alla c.d. “manovra stipendi della stagione sportiva 2019/2020”, alla c.d. “manovra stipendi della stagione sportiva 2020/2021”, ai rapporti tra la Società e taluni agenti sportivi, nonché a taluni presunti “rapporti di partnership” tra Juventus e altri club. La Procura Federale, anche in virtù di asserite violazioni contabili, ha ipotizzato la violazione dell’articolo 4, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva.
In virtù delle ragioni già illustrate, inter alia, nella Relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2022 e nella Relazione finanziaria semestrale consolidata al 31 dicembre 2022, la Società ritiene di aver applicato correttamente i rilevanti principi contabili internazionali, nonché di aver operato nel pieno rispetto del principio di lealtà sportiva. Per maggiori informazioni, si rinvia alle relazioni finanziarie citate, nonché ai comunicati stampa diffusi dalla Società in data 2 dicembre 2022 e 24 marzo 2023.
Si precisa che la Comunicazione trasmessa non costituisce esercizio dell’azione disciplinare da parte della Procura Federale; la Società potrà ora avere accesso agli atti e articolare le proprie difese nei termini previsti dal Codice di Giustizia Sportiva.




venerdì 31 marzo 2023

Mai come ora vincere è l'unica cosa che conta

Il giornalista Andrea Bosco ricostruisce in maniera perfetta, il motivo per cui la Juventus è stata presa di mira : si chiama Superleague
E' lungo, ma vale la pena leggerlo


Complotto: ora mi sento di scriverlo. Perché gli indizi sono troppi. E perché troppe sono anche le coincidenze. Complotto per distruggere non solo e non tanto la Juventus (danno collaterale) ma per affossare l'idea Superlega. Tutti d'accordo: Uefa, il mandante, la Figc l'esecutore, la Fifa , il “compare“. Il “Potere“: che da una Superlega avrebbe tutto (economicamente) da perdere. Non è esatto che potrebbe essere il Coni con il suo Collegio di Garanzia a riscrivere la storia giudiziaria della Juventus. Sarà il tribunale di Madrid: se decreterà che l'attuale posizione di monopolio detenuta dall'Uefa è incompatibile in un regime di libera concorrenza. La Superlega offrirebbe ai club quanto l'Uefa sta da decenni sottraendo. La Coppa Campioni fu inventata nel 1955 dal giornalista francese Gabriel Hanot. “Rapinata“, qualche anno dopo dall'Uefa, ha visto varie evoluzioni del format fino a diventare l'attuale Champion's League.
L'Uefa è uno scrigno che incamera valanghe di denaro, ridistribuito solo in parte ai club. L'Uefa si muove senza alcun controllo. Fa figli e figliastri. Applica il fair play finanziario a chi le pare. Squalifica e estromette gli “inimici“ politici. “Salva“ gli amici specie se garantiti dai petrodollari. Se la Superlega verrà realizzata, il mondo assisterà ad una rivoluzione copernicana. Barcellona, Juventus e Real Madrid sono i Martin Lutero del calcio che stanno mettendo in discussione l'“infallibilità“ di Ceferin. Se il tribunale di Madrid darà ragione ai ricorrenti, il castello è destinato a sbriciolarsi. Non si deciderà più in Svizzera il futuro del calcio, ma forse lo si farà a New York a Wall Street.
L'advisor della Superlega infatti garantirebbe una cifra iniziale “mostruosa“ rispetto a quelle “suddivise“ dall'Uefa. La questione, tanto per cambiare è di soldi.
Il complotto prende corpo quando la Juventus ancora non ha messo in bacheca l'ottavo scudetto. Otto di fila sono una enormità (con Sarri arriverà un anno dopo anche il nono). E per aggiunta la Juventus si è presa Cristiano Ronaldo. Come dire che ogni partita inizia dal 2-0 a favore della Juve. E' troppo per il “sistema“. Anche perché in quei mesi iniziano i primi incontri (clandestini ma presto scoperti) per la Superlega. E la Superlega è un'ulcera per Ceferin e Infantino. Gravina oggi è nell'Eca, ma mira all'Uefa. Chi ha il potere non lo vuole cedere. E per conservarlo è pronto a tutto.
Indizi del complotto? La procura di Torino inizia le indagini su segnalazione della Consob e della Covisoc. La prima dovrebbe tutelare i consumatori ma è assai attenta soprattutto a tutelare se stessa. Visto che la Juventus è società quotata in Borsa, l'approccio, nel caso, è dovuto. Ed è un approccio facile, visto che nel frattempo i conti della Juventus sono finiti in “rosso“ e l'azionista di maggioranza per due volte ha dovuto ricapitalizzare per cifre enormi. La seconda controlla i conti della società di calcio. La cosa è quasi ridicola visto che improvvisamente svegliatasi da un letargo ventennale la Covisoc mette sotto la sua “lente“ i conti di 65 società società. 42 operazioni le ha fatte la Juventus.
A proposito di Borsa: sono inferociti i piccoli azionisti. Ma stanno guardando al dito invece che alla Luna. Chi prende azioni, prende un rischio. La Borsa è spietata. La governano squali che sui “resti“ di chiusura muovono miliardi ogni giorno. Personalmente ho giocato in Borsa una sola volta nella mia vita: ho preso uno stock di azioni a un valore e le ho rivendute quando il valore si era più che raddoppiato. Il denaro non dorme mai. Mai rischiare troppo. Meglio accontentarsi. Quelle azioni salirono ancora. Salvo precipitare successivamente ben sotto il valore del mio acquisto. Devi alla fine conteggiare con quanto hai guadagnato anche quanto non hai perso. A me andò bene. Ma non l'ho rifatto.
Indagano alla Procura di Torino sulla Juve tre magistrati più sconosciuti di Guariniello, il pm che si occupò del caso doping. Ma i mezzi messi loro a disposizione (intercettazioni, trojan, pedinamenti, guardia di finanza ventre a terra) fanno ipotizzare che la “copertura“ sia anche politica. Qualcuno ha voluto si indagasse sul calcio italiano? Sulla Juve in particolare?
Riavvolgere il nastro e analizzare la successione dei governi italiani. Le analogie con Calcipoli sono impressionanti. Ma più impressionante è la “macchina del fango“ che si mette in moto quando dell'inchiesta viene data notizia . Media schierati sotto alla ghigliottina, sferruzzatrici all'opera: sentenze ipotizzate prima che le accuse vengano formalizzate. Oggi un quotidiano ha spiegato che sommando le penalizzazioni per i vari filoni d'inchiesta per i quali la Juventus è chiamata a rispondere “le pene – a campionato in corso - potrebbero aggirarsi tra i 30 e i 40 punti. La differenza con Calciopoli, stavolta è che la Juventus viene giudicata a campionato corrente con “pena veloce e afflittiva“ come hanno spiegato i Saint Just della Federazione.
Agatha sosteneva che “un indizio è solo un indizio, due sono due indizi, tre sono una prova“. E qui siamo di fronte ad una giustizia che si muove in sincrono: prima la Procura di Torino. Poi la Procura Federale con il filone (penalizzato con 15 punti) relativo alle plusvalenze: il sesso degli angeli giudicato per via giudiziaria. La Figc nega le carte alla difesa. Ricorre addirittura al Consiglio di Stato dopo che il Tar la obbliga a consegnarle. Respinta con perdite, ancora non si conoscono le motivazioni: forse le stanno scrivendo a mano.
I media nazionali impegnati nella caccia a Fabio Paratici. Inibito per 30 mesi (al pari degli altri dirigenti della Juve all'epoca in carica) da ogni incarico in Italia, ma ancora in attività al Tottenham dove l'ex Direttore Sportivo della Juventus da un paio di stagioni si era trasferito. “Affondate Paratici“. Gravina ha scritto a Infantino chiedendo che la sanzione della Procura Federale venga estesa a livello planetario. Tra amici questo ed altro. Magari ricordando in futuro il “debito“ .
Morale: Paratici ormai in versione Silvio Pellico. Perché tanto accanimento? Perché Paratici non ha fatto i nomi. E senza i nomi, le inchieste di Chinè sono un gruviera di contraddizioni. Ergo si minaccia alla Di Pietro: “tintinnar di manette“ .
Dopo le plusvalenze, il filone stipendi. E dopo gli stipendi “le partneship sospette“. Dosando con il bilancino. Questa terza inchiesta vedrà le procure di mezza Italia all'opera solo dopo la fine del campionato. L'obiettivo è la Juve. La lupa capobranco ferita contro la quale si stanno accanendo giovani maschi, cani e cacciatori. Quindi per le Procure che non hanno “intercettatori“ e non hanno tojan, ma che avranno il carteggio da quella di Torino, se ne parlerà a fine campionato. Con sentenza per gli altri club nel 2024.
L'importante è cercare di scannare la Juve. Almeno vorrebbero. Ma non sarà facile. Per due motivi. Primo: la Juve ha deciso di difendersi. Lo ha deciso Elkann. E mi spiace per Gigi Moncalvo che continua a sostenere che John Elkann voglia “vendere“ . Non è così. Per il semplice motivo che oggi la Juve vale meno del suo effettivo valore. E se c' è una cosa (a differenza del cugino Andrea gran tifoso, troppo per essere stato anche lucido) che Elkann sa fare è quella di maneggiare abilmente il denaro. La seconda è strettamente legata all'immagine: stavolta non sbucherà un Luca Cordero di Montezemolo a consigliare come nel 2006 di “non adire al Tar“. Stavolta al Tar ci sono già andati. E non dovessero avere soddisfazione ci torneranno. E bloccherebbero il campionato. Nel frattempo la Juve continui a vincere. Tutto se possibile. L egare di campionato, quelle di Coppa Italia, quelle di Europa League. Vedremo se una Juve che conquista almeno il quarto posto in campionato e magari vincente in Coppa Italia e Europa League, verrebbe toccata dai Gravina e dai Ceferin. Oggi più che mai “ vincere è l'unica cosa che conta “ .
Mai visto un accanimento giudiziario paragonabile a quello che la Juventus sta subendo. Mai vista una informazione tanto schierata. Mai vista una giustizia federale tanto spudorata.
La nottata sarà lunghissima. Ma non è detto che il finale sia quello che tanti “colleghi“ prevedono , neppure larvatamente. Stavolta la Juventus non ci sta. E come hanno spiegato i suoi nuovi dirigenti: “Ci difenderemo in tutte le sedi con le unghie e con i denti“. Questione di denaro e di immagine. Lasciamo perdere “questione di giustizia“. In federazione, il significato della parola, è da tempo ignorato. Non c'è giustizia in Figc: c'era un figuro tra gli arbitri italiani, era il braccio destro di Trentalange: era un narcos. O sbaglio presidente Gravina? E la Federazione? Vispa Teresa. Ma quando li prepara gli scatoloni presidente Gravina?


Tutte le reazioni:  

domenica 26 marzo 2023

Ju29ro su plusvalenze e metodi investigativi



Nel discorso giornalistico, l'errata identità tra "plusvalenza" (semplice aumento di valore) e "plusvalenza fittizia" è la chiave per creare un clima colpevolista.
Si fanno i titoloni "PLUSVALENZE PER 400 milioni" come fosse la truffa del secolo, e non li puoi nemmeno querelare.
Le plusvalenze fittizie sono quelle FALSE. Vedi qualche anno fa Inter-Milan (contratti con firme false) o Chievo-Cesena (giocatori inesistenti).
Quelle attuali sono plusvalenze lecite. Magari discutibili o gonfiate (ma non si sa bene rispetto a cosa), ma non fittizie: sono REALI.
Eh, ma dice che "se ne è abusato":
- se ne è abusato rispetto a cosa?
- rispetto a quale parametro oggettivo e certo?
- rispetto a quale regolamentazione definita e condivisa?
Eh, ma dice che c'erano "permute simulate o valori gonfiati". Se la permuta c'è stata, non è simulata, a prescindere dagli importi.
Quanto ai valori gonfiati, continuiamo a chiederci: rispetto a quale parametro oggettivo? rispetto a quale regolamentazione definita e accettata?
Oltre all'appunto rivolto all'inattrezzato giornalista, vorremmo altresì rilevare che non esiste un'intercettazione telefonica in cui venga "preparata" un'operazione del genere. Nessuna. Mai si può sentire un dirigente della Juve accordarsi con un altro per valori fittizi.
Lo strumento intercettivo insomma dimostra, se può da solo dimostrare qualcosa, che operazioni del genere la Juve non le faceva.
Quanto alle conversazioni sulle operazioni del passato, mai c'è un'ammissione diretta da parte di un protagonista, solo chiacchiere "de relato", interpretabili e non adatte quindi ad assumere valore di prova.
A meno di non interpretarle "con la peggiore cultura del sospetto".
In parole povere è:
- non ci sono notizie di reato, ma suggestive congetture giornalistiche;
- apro modello K e chiedo accertamenti alla GdF;
- gli accertamenti non forniscono alcuna notizia di reato;
- però un attimo: se li intercettassimo, potremmo trovar prova di accordi ex ante per truccare i valori;
- incredibilmente partono le intercettazioni (incredibilmente in un paese civile, non molto sorprendentemente, in realtà);
- nelle intercettazioni, non trovano alcun accordo ex ante per truccare i valori;
- vanno avanti a indagare fino all'altro ieri, cioè per quasi 2 anni in pratica;
- intere pagine di atti di inchiesta sono pubblicate nei bassifondi dell'internet;
- il contenuto delle indagini supplementari finisce sui giornali praticamente in diretta;
- si alimenta costantemente un clima colpevolista che mira a dipingere l'indagato come colpevole;
- "se te ne lamenti, è perché sei juventino".
A guidare il tutto un PM che trova opportuno rivelare pubblicamente che odia la Juve e che come PM è antijuventino. Che ha anche sostenuto di aver aperto precedentemente un modello in seguito alla partita con l'Atletico Madrid, riportando pubblicamente informazioni errate e incongruenti con la realtà dei fatti.
Un altro PM che ha già indagato la Juve per lo stesso reato, 17 anni prima, affidandosi allo stesso consulente di oggi, che ebbero il cuore di mettere in discussione la cessione di Zidane e indagare l'unica squadra che non aveva fatto ricorso al decreto salvacalcio per spalmare gli ammortamenti delle plusvalenze.
Processi poi conclusisi per ben due volte con un'assoluzione.
La questione di fondo è sempre la stessa: si tratta di una inversione metodologica del metodo investigativo.
Si parte da un teorema e si cerca di validarlo andando a caccia di prove a conferma del teorema.
E se non si trovano, si propongono interpretazioni dei principi contabili, per altro non unanimemente condivise dalla comunità scientifica.
In tutto questo, ci si dimentica che il PM è un magistrato, non un avvocato dell'accusa. Deve cercare la verità (e quindi anche le prove a discarico) e non provare a tutti i costi la colpevolezza dell'indagato.
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