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giovedì 21 dicembre 2023

Posizione dominante

 
















 

venerdì 31 marzo 2023

Mai come ora vincere è l'unica cosa che conta

Il giornalista Andrea Bosco ricostruisce in maniera perfetta, il motivo per cui la Juventus è stata presa di mira : si chiama Superleague
E' lungo, ma vale la pena leggerlo


Complotto: ora mi sento di scriverlo. Perché gli indizi sono troppi. E perché troppe sono anche le coincidenze. Complotto per distruggere non solo e non tanto la Juventus (danno collaterale) ma per affossare l'idea Superlega. Tutti d'accordo: Uefa, il mandante, la Figc l'esecutore, la Fifa , il “compare“. Il “Potere“: che da una Superlega avrebbe tutto (economicamente) da perdere. Non è esatto che potrebbe essere il Coni con il suo Collegio di Garanzia a riscrivere la storia giudiziaria della Juventus. Sarà il tribunale di Madrid: se decreterà che l'attuale posizione di monopolio detenuta dall'Uefa è incompatibile in un regime di libera concorrenza. La Superlega offrirebbe ai club quanto l'Uefa sta da decenni sottraendo. La Coppa Campioni fu inventata nel 1955 dal giornalista francese Gabriel Hanot. “Rapinata“, qualche anno dopo dall'Uefa, ha visto varie evoluzioni del format fino a diventare l'attuale Champion's League.
L'Uefa è uno scrigno che incamera valanghe di denaro, ridistribuito solo in parte ai club. L'Uefa si muove senza alcun controllo. Fa figli e figliastri. Applica il fair play finanziario a chi le pare. Squalifica e estromette gli “inimici“ politici. “Salva“ gli amici specie se garantiti dai petrodollari. Se la Superlega verrà realizzata, il mondo assisterà ad una rivoluzione copernicana. Barcellona, Juventus e Real Madrid sono i Martin Lutero del calcio che stanno mettendo in discussione l'“infallibilità“ di Ceferin. Se il tribunale di Madrid darà ragione ai ricorrenti, il castello è destinato a sbriciolarsi. Non si deciderà più in Svizzera il futuro del calcio, ma forse lo si farà a New York a Wall Street.
L'advisor della Superlega infatti garantirebbe una cifra iniziale “mostruosa“ rispetto a quelle “suddivise“ dall'Uefa. La questione, tanto per cambiare è di soldi.
Il complotto prende corpo quando la Juventus ancora non ha messo in bacheca l'ottavo scudetto. Otto di fila sono una enormità (con Sarri arriverà un anno dopo anche il nono). E per aggiunta la Juventus si è presa Cristiano Ronaldo. Come dire che ogni partita inizia dal 2-0 a favore della Juve. E' troppo per il “sistema“. Anche perché in quei mesi iniziano i primi incontri (clandestini ma presto scoperti) per la Superlega. E la Superlega è un'ulcera per Ceferin e Infantino. Gravina oggi è nell'Eca, ma mira all'Uefa. Chi ha il potere non lo vuole cedere. E per conservarlo è pronto a tutto.
Indizi del complotto? La procura di Torino inizia le indagini su segnalazione della Consob e della Covisoc. La prima dovrebbe tutelare i consumatori ma è assai attenta soprattutto a tutelare se stessa. Visto che la Juventus è società quotata in Borsa, l'approccio, nel caso, è dovuto. Ed è un approccio facile, visto che nel frattempo i conti della Juventus sono finiti in “rosso“ e l'azionista di maggioranza per due volte ha dovuto ricapitalizzare per cifre enormi. La seconda controlla i conti della società di calcio. La cosa è quasi ridicola visto che improvvisamente svegliatasi da un letargo ventennale la Covisoc mette sotto la sua “lente“ i conti di 65 società società. 42 operazioni le ha fatte la Juventus.
A proposito di Borsa: sono inferociti i piccoli azionisti. Ma stanno guardando al dito invece che alla Luna. Chi prende azioni, prende un rischio. La Borsa è spietata. La governano squali che sui “resti“ di chiusura muovono miliardi ogni giorno. Personalmente ho giocato in Borsa una sola volta nella mia vita: ho preso uno stock di azioni a un valore e le ho rivendute quando il valore si era più che raddoppiato. Il denaro non dorme mai. Mai rischiare troppo. Meglio accontentarsi. Quelle azioni salirono ancora. Salvo precipitare successivamente ben sotto il valore del mio acquisto. Devi alla fine conteggiare con quanto hai guadagnato anche quanto non hai perso. A me andò bene. Ma non l'ho rifatto.
Indagano alla Procura di Torino sulla Juve tre magistrati più sconosciuti di Guariniello, il pm che si occupò del caso doping. Ma i mezzi messi loro a disposizione (intercettazioni, trojan, pedinamenti, guardia di finanza ventre a terra) fanno ipotizzare che la “copertura“ sia anche politica. Qualcuno ha voluto si indagasse sul calcio italiano? Sulla Juve in particolare?
Riavvolgere il nastro e analizzare la successione dei governi italiani. Le analogie con Calcipoli sono impressionanti. Ma più impressionante è la “macchina del fango“ che si mette in moto quando dell'inchiesta viene data notizia . Media schierati sotto alla ghigliottina, sferruzzatrici all'opera: sentenze ipotizzate prima che le accuse vengano formalizzate. Oggi un quotidiano ha spiegato che sommando le penalizzazioni per i vari filoni d'inchiesta per i quali la Juventus è chiamata a rispondere “le pene – a campionato in corso - potrebbero aggirarsi tra i 30 e i 40 punti. La differenza con Calciopoli, stavolta è che la Juventus viene giudicata a campionato corrente con “pena veloce e afflittiva“ come hanno spiegato i Saint Just della Federazione.
Agatha sosteneva che “un indizio è solo un indizio, due sono due indizi, tre sono una prova“. E qui siamo di fronte ad una giustizia che si muove in sincrono: prima la Procura di Torino. Poi la Procura Federale con il filone (penalizzato con 15 punti) relativo alle plusvalenze: il sesso degli angeli giudicato per via giudiziaria. La Figc nega le carte alla difesa. Ricorre addirittura al Consiglio di Stato dopo che il Tar la obbliga a consegnarle. Respinta con perdite, ancora non si conoscono le motivazioni: forse le stanno scrivendo a mano.
I media nazionali impegnati nella caccia a Fabio Paratici. Inibito per 30 mesi (al pari degli altri dirigenti della Juve all'epoca in carica) da ogni incarico in Italia, ma ancora in attività al Tottenham dove l'ex Direttore Sportivo della Juventus da un paio di stagioni si era trasferito. “Affondate Paratici“. Gravina ha scritto a Infantino chiedendo che la sanzione della Procura Federale venga estesa a livello planetario. Tra amici questo ed altro. Magari ricordando in futuro il “debito“ .
Morale: Paratici ormai in versione Silvio Pellico. Perché tanto accanimento? Perché Paratici non ha fatto i nomi. E senza i nomi, le inchieste di Chinè sono un gruviera di contraddizioni. Ergo si minaccia alla Di Pietro: “tintinnar di manette“ .
Dopo le plusvalenze, il filone stipendi. E dopo gli stipendi “le partneship sospette“. Dosando con il bilancino. Questa terza inchiesta vedrà le procure di mezza Italia all'opera solo dopo la fine del campionato. L'obiettivo è la Juve. La lupa capobranco ferita contro la quale si stanno accanendo giovani maschi, cani e cacciatori. Quindi per le Procure che non hanno “intercettatori“ e non hanno tojan, ma che avranno il carteggio da quella di Torino, se ne parlerà a fine campionato. Con sentenza per gli altri club nel 2024.
L'importante è cercare di scannare la Juve. Almeno vorrebbero. Ma non sarà facile. Per due motivi. Primo: la Juve ha deciso di difendersi. Lo ha deciso Elkann. E mi spiace per Gigi Moncalvo che continua a sostenere che John Elkann voglia “vendere“ . Non è così. Per il semplice motivo che oggi la Juve vale meno del suo effettivo valore. E se c' è una cosa (a differenza del cugino Andrea gran tifoso, troppo per essere stato anche lucido) che Elkann sa fare è quella di maneggiare abilmente il denaro. La seconda è strettamente legata all'immagine: stavolta non sbucherà un Luca Cordero di Montezemolo a consigliare come nel 2006 di “non adire al Tar“. Stavolta al Tar ci sono già andati. E non dovessero avere soddisfazione ci torneranno. E bloccherebbero il campionato. Nel frattempo la Juve continui a vincere. Tutto se possibile. L egare di campionato, quelle di Coppa Italia, quelle di Europa League. Vedremo se una Juve che conquista almeno il quarto posto in campionato e magari vincente in Coppa Italia e Europa League, verrebbe toccata dai Gravina e dai Ceferin. Oggi più che mai “ vincere è l'unica cosa che conta “ .
Mai visto un accanimento giudiziario paragonabile a quello che la Juventus sta subendo. Mai vista una informazione tanto schierata. Mai vista una giustizia federale tanto spudorata.
La nottata sarà lunghissima. Ma non è detto che il finale sia quello che tanti “colleghi“ prevedono , neppure larvatamente. Stavolta la Juventus non ci sta. E come hanno spiegato i suoi nuovi dirigenti: “Ci difenderemo in tutte le sedi con le unghie e con i denti“. Questione di denaro e di immagine. Lasciamo perdere “questione di giustizia“. In federazione, il significato della parola, è da tempo ignorato. Non c'è giustizia in Figc: c'era un figuro tra gli arbitri italiani, era il braccio destro di Trentalange: era un narcos. O sbaglio presidente Gravina? E la Federazione? Vispa Teresa. Ma quando li prepara gli scatoloni presidente Gravina?


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lunedì 27 febbraio 2023

...a proposito di Tebas


 Ju29ro, a proposito di Tebas

"Agnelli vorrebbe ingannarci, come ha ingannato gli azionisti e i tifosi della Juventus con i suoi falsi in bilancio."
Venghino, siori, venghino! (Javier Tebas MEDRANO)

Cosa c'è dietro gli attacchi di Tebas ad Agnelli?
Secondo El Espanol le ragioni dell'acredine di Tebas verso Agnelli sarebbero da cercarsi nella reazione che Andrea oppose all'entrata in Lega Calcio di un fondo di investimento che avrebbe voluto Tebas alla guida del calcio italiano, con conseguente ricchissimo stipendio.
Qui sotto il reportage di Jorge Calabres su El Espanol e la traduzione in italiano da parte nostra.
SPOILER: e buon derby della Mole! (non in TV, mi raccomando)
Il fallito sbarco di CVC in Italia e i 30M che Tebas non ha ottenuto: la storia dietro l'attacco ad Agnelli
Il fondo ha negoziato per entrare nel Calcio Italiano con un investimento di 1.700 milioni di euro e lo avrebbe accompagnato l'attuale presidente della Liga con un cospicuo bonus
(Jorge Calabrés)
Javier Tebas, presidente de LaLiga, ha attaccato Andrea Agnelli dopo le sue dimissioni da capo della Juventus a causa dell'indagine della Procura di Torino sui conti della società bianconera. Il rapporto tra i due si è rotto molto prima della Superlega, nel febbraio 2021, quando l'italiano si è posizionato contro il fondo di investimento CVC, partner di Tebas ora in Spagna, che voleva entrare nella Serie A.
Il presidente della Liga ha dichiarato nel suo account Twitter personale che Agnelli ha passato anni "a manipolare bilanci, valutazioni, documenti, per ingannare le autorità pubbliche, sport, azionisti, tifosi...". Inoltre, ha aggiunto che l'ex presidente della Juventus vuole "ingannare il mondo del calcio con la bontà della Superlega".
Tebas ha definito le dimissioni di Agnelli "una grande notizia". Tuttavia, il motivo nascosto di questi attacchi del presidente della Liga è da cercarsi nel tesissimo contenzioso che i due hanno avuto tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021. L'amministratore delegato della Juventus ha infatti impedito a CVC e Tebas di approdare in Serie A.
Il fondo di investimento ha fatto un'offerta da 1.700 milioni di euro per una formula quasi identica a quella che poi ha firmato con LaLiga. Questa cifra doveva andare ai club italiani per il 10% dei diritti televisivi dei prossimi 50 anni. Tuttavia, il piano di CVC era anche quello di nominare Javier Tebas presidente della Serie A, secondo fonti di vari club italiani a El Espanol.
Queste stesse fonti assicurano anche che l'arrivo di Tebas nel calcio italiano sarebbe stato accompagnato da uno stipendio importante e da un bonus alla firma di 30 milioni di euro. Vale a dire quasi 10 volte lo stipendio che guadagna attualmente il presidente della Liga e che nell'ultima stagione è stato di 3,37 milioni di euro, secondo i numeri pubblicati da La Liga.
Il grande sostenitore di Tebas e CVC in Italia è stato Urbano Cairo, proprietario del Torino e presidente di RCS MediaGroup. La Juventus di Andrea Agnelli si è però opposta con veemenza a questa operazione, che avrebbe "ipotecato" il futuro dei club. La società bianconera ha avuto anche l'Inter come grande alleata e, alla fine, ha vinto il voto nell'assemblea di Serie A poiché il progetto non è riuscito a ottenere il sostegno di almeno 14 club.
La Serie A ha quindi bocciato il CVC e con esso è finita la possibilità che la Tebas finisse nel calcio italiano su proposta del fondo.
Già nel 2018 l'attuale presidente della Liga sosteneva di avere un'offerta dal Calcio italiano, situazione di cui approfittò per farsi alzare lo stipendio. Da quando è diventato presidente de La Liga nel 2013, il suo stipendio si è quasi decuplicato, visto che gli emolumenti che percepiva per il suo ruolo allora erano di 348.000
Tuttavia, tutte le fonti calcistiche italiane consultate da El Espanol smentiscono che nel 2018 ci sia stata una proposta decisa dalla Serie A a Javier Tebas e assicurano che l'unica volta in cui Tebas è stato vicino a finire nel calcio italiano è stato tramite CVC e la proposta di Urbano Cairo.
Ora, a quasi due anni dalla reazione di polso di Agnelli, Tebas si è preso la sua personale rivincita con alcune dichiarazioni nei confronti dell'ex presidente della Juventus.
Il capo della Liga aveva anche accusato la società bianconera nell'aprile di quest'anno per non aver rispettato il fair play finanziario della UEFA ed è sempre stato molto critico nei confronti della sua figura.


domenica 15 agosto 2021

Riflessioni condivisibili sull'UEFA e la Super Lega

 


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