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giovedì 28 gennaio 2021

Dimenticanza


- Oh, buona giornata della dimenticanza.
- Anche a te. Aspetta… cosa?
- La giornata della dimenticanza. È oggi.
- Che è la giornata della dimenticanza?
- Come che è la giornata della dimenticanza? Il giorno dopo il giorno della memoria. Come San Valentino, festa degli innamorati, è seguito da San Faustino, festa dei single, così il giorno della memoria è naturalmente seguito dal giorno della dimenticanza.
- E in che consiste?
- Nel dimenticare.
- Cosa?
- Ma tutto. Perché diciamocelo, la festa della memoria è bella, importante e tutto quanto, ma che tristezza. Che peso. E il documentario e le testimonianze, e internet con le biografie e la solita programmazione che mi tocca beccarmi l’uno-due Schindler’s List – Train de vie, quando vorrei solo vedermi una bella commedia romantica di quelle ambientate a New York, hai presente? Quelle dove lei fa la commessa nel negozio di libri e lui…
- Cosa cazzo stai dicendo?
- Sto dicendo che è una gran fatica ricordare. È complicato, difficile, ti fa sentire in colpa, ti fa sentire pesante, responsabile. Abbi pazienza, io c’ho anche le mie cosette da fare. Quindi, ben venga la giornata della memoria, ma poi altrettanto opportuna è la giornata della dimenticanza. Tra l'altro fondamentale per certe persone.
- Va be’, ma a che serve sta giornata?
- Te l’ho detto, ad alleggerirsi.
- In che senso?
- Nel senso che hai fatto il tuo? Hai fatto presenza? Mo basta. Adesso avrai anche il diritto per un altro anno di dimenticare. O no?
- Ma dimenticare che?
- Dimenticare che l’olocausto può succedere ancora. Che basta un frustrato al comando di un paese di frustrati, e che già ci stanno tutti e due. Che i campi di concentramento esistono e sono in Cina, in Malesia, in Libia, in Corea del Nord. Che le minoranze perseguitate si trovano a tutte le latitudini. Che i pretesti ci vengono costruiti sotto il naso e la gente che cerca qualcuno con cui incazzarsi è sempre più numerosa e prova sempre meno vergogna nei confronti dei propri pregiudizi. Che i Goebbels, i Göring, gli Himmler, ci sono già a volerli cercare bene. E non ha senso pensare che siano delle macchiette solo perché lo sembrano. Lo sembrano perché non hanno ancora abbastanza potere per farci paura e il potere è l’unico motivo per cui si svegliano la mattina. Che qualche Hitler fatto e finito lo si trova facile sulla cartina, anche in Europa. Che molti paesi lo chiedono a gran voce e che i discorsi nei bar dell'internet suonano familiari in maniera inquietante. Insomma, che non solo può succedere, ma che da qualche parte sta già succedendo.
- E quindi che si fa in sta giornata della dimenticanza?
- Mah, niente di che. Si guarda la tv, si sta un po’ su Facebook. Magari si esce per una passeggiata. Un caffè, una chiacchiera. Un paio di telefonate, la spesa, il cane. Si cazzeggia. La sera eventualmente si guarda un bel film allegro, qualcosa per svagarsi. Ecco, si pensa ad altro.
- A me sembra identica a tutte le altre giornate.
- Eh, pure a me.

mercoledì 27 gennaio 2021

Memoria


Giornata della memoria

lunedì 27 gennaio 2014

“Perché arriverà un giorno in cui qualche idiota negherà che sia mai successo”


Esistono uomini giusti al momento giusto. Uomini che, nonostante facciano “il mestiere delle armi”, riconoscono lo scempio estremo della degenerazione umana e diano l’ordine giusto, anzi l’ordine perfetto.

Il generale Dwight D. Eisenhower quando arrivò con i propri uomini presso i campi di concentramento non ebbe il minimo indugio; laddove molti, probabilmente in buona fede, avrebbero cercato di restituire un’ultima forma di rispetto al cospetto dell’orripilante scempio dei corpi delle vittime dei lager e dei sopravvissuti condannati ad essere zombie eterni chiedendo riserbo, lui fece il contrario.
Ordinò, perentoriamente, che fosse scattato il maggior numero di fotografie alle fosse comuni dove giacevano ossa, abiti, corpi scomposti scheletrici ammassati come piramidi casuali. Fotografie per ogni gelida baracca che fungeva da dormitorio, fotografie al filo spinato, ai forni crematori, alle divise, ai cappellini, alle torri di controllo, alle armi, agli strumenti di tortura, sì, c’erano anche quelli.

Fotografie ai sopravvissuti così vicini alla morte da poterci interloquire e restituirla a chiunque li fissasse senza dover nemmeno aprire bocca. Senza parlare, senza parole.

Eisenhower pretese che fossero condotti presso i campi di concentramento tutti gli abitanti tedeschi delle vicine città per vedere la realtà dei fatti e che, suddetti civili, fossero costretti a sotterrare i corpi dei morti.

E poi spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo

Perché un giorno arriverà qualche idiota che si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo: da ripetere, incorniciare e santificare questa frase. Racchiude il senso della storia.

Doveva conoscere molto bene l’animo umano il Generale: basti pensare al fatto che la Gran Bretagna ha da poco rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che afferma che l’Olocausto non è mai esistito

Nemmeno sessant'anni e già si nega, si sotterra, ci si premura di non offendere chi, come si trattasse dell’oroscopo, asserisce di non credere.

Altro che Giornata della Memoria. 6 milioni di Ebrei, 20 milioni di Russi, 10 milioni di Cristiani, omosessuali, zingari e malati di mente sono stati torturati, seviziati, ammazzati, bruciati, violati nel corpo e nell'animo, derisi, profanati, umiliati e, infine, fotografati…da un uomo che voleva evitare che la storia venisse negata.
Aveva ragione.

Valeria Panzeri