Milano, inchiesta arbitri: i pm chiedono l'archiviazione per Inter e Rocchi. «Interferenze, ma non frodi»
di Luigi Ferrarella
Rocchi è accusato di aver indirizzato la designazione arbitrale di tre partite del 2025 e una del 2026, in modo da assecondare l'Inter. Si attende la decisione del Gip
Interferenze sì, reato di frode sportiva no.
L’altro ieri, al 90esimo minuto dell’inchiesta in corso da oltre un anno sull’ipotesi di frode sportiva nelle scelte dell’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi, la società Inter viene indagata e però simultaneamente archiviata dalla Procura della Repubblica di Milano, con decreto inviato al visto della Procura Generale e parallelo alla richiesta all’Ufficio Gip di archiviare anche la persona fisica Rocchi: la meta finale è dunque quella già intuibile da qualche settimana, ma un poco più tortuoso è il percorso con il quale infine vi arriva la Procura nell’atto definitorio firmato dal pm titolare Maurizio Ascione (ieri all’ultimo giorno a Milano prima di passare alla Procura europea antifrode) e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo (coassegnato un mese fa dal procuratore Marcello Viola).
Sinora l’unico indagato in questo filone era Rocchi, «in concorso» con ignoti che solo due settimane fa (nel secondo invito a comparire a Rocchi) i pm avevano definito (pur sempre senza identificarli) «esponenti della società Inter». Alla base c’erano le intercettazioni su Rocchi della primavera 2025 e di due settimane dell’aprile 2026, come quella con Gervasoni il 3 aprile 2025 su chi designare per Bologna-Inter del 20 aprile: «Loro vorrebbero Colombo, chiaramente, perché gli garba un mondo».
E quando l’Inter perde e polemizza proprio per l’arbitraggio, stando alla confidenza che il manager dell’Associazione arbitri Riccardo Pinzani riporta a Rocchi, persino il referente arbitrale dell’Inter, Giorgio Schenone, avrebbe lamentato l’approccio della società: «Mi ha detto Giorgo che (all’Inter, ndr) gli ha detto “oh avete rotto il c…! Sozza non lo volete più, Doveri non lo volete più perché porta male, ora non volete più Colombo…Dovete andare a fare in c…!, vergognatevi! Ora fanno bene a mandarvi gli arbitri di m…!”».
Ma i pm additano la giurisprudenza formatasi sull’inchiesta Calciopoli di vent’anni fa: affinché rilevi penalmente non basta che ci sia interferenza, occorre la prova che sia finalizzata a incidere sulla regolarità della gara, mentre resta solo disdicevole, e magari rilevante per la giustizia sportiva, l’interferenza che invece persegua, magari con modalità scorrette, altri obiettivi leciti quali avere gli arbitri migliori.
«Nei limiti del materiale probatorio» i pm ravvisano la «sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza» sul designatore Rocchi (indipendenti dalle sue scelte adesive o meno), ma non ritengono sostenibile in un processo (alla luce del parametro della «ragionevole previsione di condanna» richiesto per i rinvii a giudizio dalla legge Cartabia) l’esistenza di un «sistema strutturato volto a interferire sulle nomine».
Da qui l’archiviazione dell’Inter, simultanea all’iscrizione nel registro degli indagati avvenuta in base ala legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle società martedì pomeriggio, con retrodatazione (prevista dalla legge Cartabia) all’epoca di emersione dei primi elementi.
I pm hanno trasmesso questi atti alla Procura sportiva della Federcalcio e alla Procura generale del Coni.
Milano ha invece trasmesso alla Procura di Monza, per competenza territoriale su Lissone sede della sala Var, il differente filone di indagine (senza Inter) in cui Rocchi insieme ad altri colleghi è indagato per le “bussate” in momenti topici per le scelte in campo degli arbitri.

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