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lunedì 5 dicembre 2022
Anche la Banca d'Italia ...
marito, padre, bancario, musicista, goliarda, blogger saltuario.
Vivi come se dovessi morire domani. Pensa come se non dovessi morire mai
domenica 20 dicembre 2015
Vogliamo Indagare, Caso per Caso, sui Prestiti Concessi dalle 4 Banche Fallite? Per Favore? - [Funnyking su Rischio Calcolato]
corvotorvo • 13 ore fa
Aggiornamento, per Funny.
Saranno Banchette piccole, am i clienti sono circa un milione.
Quindi, mica tutti avranno preso prestiti, ma in dieci anni di bilanci, sai quante scritture da verificare?
Ai voglia te : i Big Data non servono (lascialo a noi del settore) quindi vorrebbe un esercito di finanzieri, e preparati.
Invece basta tirare su un centinaio, di nomi fra i più chiacchierati senza troppa fatica sono sicuro che si fa centro.
I soldi, ovvio, non torneranno indietro, ma almeno si ride un po.
paolosenzabandiere • 16 ore fa
AH FUNNY FUNNY...
Deh dimmi perchè ancor t'ostini a cercar ovunque affari loschi,
mamma non t'insegnò quanto a volte orrendi son i sentieri pe' li Boschi?
corvotorvo • un giorno fa
Dimenticavo. Ho dato un'occhiata e v'è chi si emesso in casa " roba varia" di Banca 3
Etruria con rendimenti vicini all 8% da ben oltre dieci anni.
Le prime emissione "per pochi" datano fine 2001.
Quattordici anni se li sono tenuti.
E per quattordici anni andava bene riscuotere, eh?
E reinvestire.
Sempre lì.
É così che i risparmi, ora scomparsi, si sono formati. Con portafogli gonfiati in pretto schema Ponzi.
Chi ha perso 100mila in realtà non li aveva. Di suo ce n'erano forse 30. Il resto pura illusione ottica.
Tranne quelli che hanno fatto presa di beneficio prima di settembre.
Ecco, quei nomi li si che mi piacerebbe saperli.- Mah, basta farsi un giro per Roma.
Chi credere che abbia finanziato tanti, troppi appartamenti, palazzoni e ristrutturazioni?
Grandi banche? Noooo.
Le Banchette (sapete pronunciare Banca Marche, per esempio, senza ridere?) che ora si trovano in mano un pugno di crediti inesigibili, con gli amici degli amici a cui sono stati prestati soldi (gruppi immobiliari non proprio in mano ai comunisti e alle coop rosse) che se gli venisse chiesto di rientrare fallirebbero all'istante.
I nomi? Ma che problema c'è?
Basta leggersi i numeri passati di Cronache Maceratesi, o le denunce dei 5 stelle marchigiani. Non si fa neppure tanta fatica.
Sai te quante notizie son dal cor fuggite (cioè dagli stessi dirigenti della banca, in barba agli obblighi contrattuali di riservatezza, pardon, di omertà)?
Qualcuno ha ascoltato mai?
Che cazzo volete adesso?
Sono tre anni che sapevamo tutto tutti (noi clienti) e siamomrimasti lo stesso, perché come in borsa illusi di poter saltare dal treno un minuto, anche meno, prima di Cassandra Crossing.
Io e molti altri abbiamo fatto in tempo, quelli che credevano che invece il ponte, come al solito, reggesse non hanno voluto mollare i loro 6'7-5,2% e hanno fatto il bagno.
Sono una merda?
Si.Lo sono.
- Possibile che in nessuna trasmissione televisiva ci sia stato qualcuno che abbia posto queste ovvie domande? Tutti che commentano sulle truffe ai danni dei clienti delle banche ma nessuno che si chieda come mai falliscono le banche?
Che schifo di informazione! - corvotorvo
Sandro
•
un giorno fa
- biafra66 • un giorno faEh, già.
Ma quale sarebbe lo scandalo?
Aver voluto salvare gli immobiliaristi della valdichiana,gli investitori de il porto di Cecina, alcuni palazzinari della costa e compagnia danzante?
A spese dei soliti fessi?
E che c'è di nuovo.
Aspettate che tocchi a voi.
Come i veneti.
Terun, terun, a tutti.Poi vanno sott'acqua ed é tutto un "fratelli italiani"!
Ma andate dove meritate, miserabili.
Che ora tocca alle banchette (mica tanto Banchette) venete. E poi a quelle liguri e Senesi.
E allora, i soliti, qui, invocheranno la difesa dei propri interessi, conflitto o non conflitto.
Scene già viste.
Basta aspettare, non ci vorrà molto.
Ė cinque anni che aspetto questo momento. Sono cinque anni che lo dico.
Se non é successo niente, in apparenza, é perché é tutto stato infilato sotto il tappeto.
Solo che alla fine, anche sotto il tappeto, un cadavere comincia a puzzare.
- Ripeto fino alla noia. ....Agenzia delle Entrate ha da febbraio 3 banche dati (Big Data) sulle banche con dati fin dal 2010....vogliamo "uscirli" sti cazzo di numeri Signora Orlandi...vogliamo iniziare per davvero a lavorare e finirla di cagare il cazzo a quelle partite iva che vi pagano mensilmente lo stipendio...andiamo a prendere i ladri VERI signora Orlandi?
- corvotorvo Nuke The Whales • un giorno fala prescrizione è di sei anni ciccio, aspetta ancora un pochettino, ok?
vedi che è tutto chiaro?- Nuke The Whales corvotorvo • 13 ore faErrore.
É interrompibile. Bastano un po di astuzie.
Neanche dopo dieci sei al sicuro.
Parola del mio tributarista.- eleo • un giorno favero, ma processi del genere si prolungano nel tempo, dato che ci sono letteralmente milioni di fogli e di firma da controllare.
Il tempo è passato e in cassazione non ci arrivano sicuro, gli imputati.
Sacrosanto, chi ha sbagliato non solo non ha pagato ma ha fatto una gran carriera...
Una parola da dire però ce l'ho per i risparmaitori.
Non funziona che quando si
incassano le cedole il mondo è bello e quando non tornano indietro i capitali,
il mondo diventa brutto e tutti sono cattivi.
Voi direte, ma come ti
permetti di fare affermazioni di questo tipo ?
Perché lo vedo in ogni
istante di tempo. E’ un mondo che è basato sull’avere. Da ogni dove arrivano
pressioni per cercare un rendimento (avidità). Ogni giorno mi arrivano molteplici email di chi riceve proposte le più disparate dai vari promotori finanziari, funzionari di banche e venditori assortiti. E’ pieno zeppo di persone che fanno il giro dei quattro cantoni,andando a cercare le meraviglie assortite costruite dagli uffici marketing che
creano prodotti per segmenti di mercato con deficit cognitivi e che si
nascondono, quando gli viene spiegata in modo chiara la situazione, dietro un “ma io non capisco di finanza”(ahhhssi?).
La maggioranza delle persone non ha ancora compreso che qui non si tratterà di fare il +2% o il -3% in un anno, ma che ci sarà un bagno di sangue della ricchezza delle famiglie che sarà di qualche migliaio di miliardi di € (l’antipasto c’è già stato in questi anni). Qui non si tratta di trovare la soluzione, perché non esiste, ma di fare tante cose meno peggio che messe insieme consentano di avere più probabilità di tutelare (perdere meno e
possibilmente guadagnare) i propri risparmi ed il patrimonio complessivo
famigliare ed aziendale. Qui non si tratta di vincere le battaglie, ma di non
perdere la guerra-
Johnny Palomba • un giorno fa
Altro che sistemi software...io userei il vecchio metodo del nome, cognome e spunta a penna. Consegnerei il tutto a svariate coppie di persone specializzate, quelli che vanno a suonare il campanello alle 4 e dicono "Ao, ce li hai i soldi?" e se non li hai via un ditino. Poi, finite le dita...
nathan • un giorno fa
Luigi Cifra • un giorno faNon si faranno mai questi controlli selettivi, troppo da perdere nella ramificata sala controllo, oltretutto lo stesso Renzi ha appena finito (dopo una esilarante tessitura di lodi all'economia statunitense quale modello da seguire), di esclamare in diretta che le banche italiane sono solidissime e chi dice il contrario è un dispensatore di negatività.
Ecco a chi si è in mano.- Ma neanche un dipendente che in qualche modo faccia uscire la lista di questi prestiti "non convenzionali"? Nessuno in queste banche che faccia emergere al pubblico i dati?
11corvotorvo Luigi Cifra • un giorno fa
Luigi Cifra corvotorvo • 21 ore faMa se sono tre anni che si sa tutto!
Solo che senti dire le cose, non succede niente, ti danno il 7%, ovvio che poi tutti viaggiano con lo "staremo a vedere".
C'è con chi "staremo a vedere" ha incassato ormai il 25-35% del capitalemsotto forma di interessi. Reinvestiti li, ovviamente.
Giocare al raddoppio eh?
Banca Etruria sono sette anni che offre rendimenti fuori dal mondo.
E dove sono finiti i soldi degli investitori?
Basta farsi un giro. La gran parte sul territorio stesso, cioè ai soci stessi.
Che con grande spirito di innovazione li hanno investiti, quelli che avanzavano dopo essersi fatti i loro comodi ma comunque la gran parte, in simpatici edifici in zone prive di ogni prospettiva futura perché sovrasature di tutto e sovrasfruttate in tutti i sensi.
Soldi in mattoni, porti, aereoporti, resort, tenute e infrastrutture che nessuno vuole, almeno non a quei prezzi.
E ovviamente a ingegneri, geologi, commercialisti, sindaci revisori, amministratori, consiglieri, avvocati, consulenti di ogni genere che pesano in un investimento immobiliare per ormai il 20-25%.
Per non parlare dei facilitatori, portaborse e sherpa vari, con le loro sponsorizzazioni a società sportive, eventi culturali, patrocinio e finanziamenti alla fondazione di turno.
Ah,già.
Poi, da qualche parte, ci stanno i ladri.
Vabbe, cerchiamo quelli, eh?
Magari coi Big Data.
Perche siamo tutti nati ieri pomeriggio sul tardi, vero?- SUPERCAZZOLAPREMATURATA Luigi Cifra • un giorno faNon hai capito, mi riferisco ai prestiti senza garanzie adeguate fatti dalla banca.
- Oppure basterebbe che qualche hacker di casa nostra, qualche Anonimus che invece di dedicarsi ai siti jihadisti, ci facesse un piacere che sicuramente è nelle sue corde........
Austrian school • un giorno fa
Lo scrivevo già ieri. Appendere per i talloni i responsabili delle banche che hanno elargito soldi agli amici degli amici mandando in bancarotta le loro banche e rovinando gli obbligazionisti delle stesse è l'unico atto che possa riportare la giustizia e dare un esempio a tutti banchieri e loro finti controllori.
Meriterebbero nel minimo un 41bis perché hanno fatto danni quanto la mafia e probabilmente anche più.
Questa gente, sono pronto a scommetere, non farà un solo giorno di carcere, perché se fossero messi alle strette potrebbero parlare inguaiando alti livelli politici.
Come già successo per MPS potrebbe accadere che qualcuno venga "suicidato". Di sicuro quello che si è visto con le 4 banchette rosse di provincia è la punta dell'iceberg e le sante norme europee da gennaio toglieranno ogni alibi ai rocciosi finanzieri de' noantri. Il rafforzamento della vigilanza bancaria della BCE sarà elemento di maggiori garanzie ed è un tantino più difficile da addomesticare.
Prevedo uno spumeggiante 2016 per banchieri e loro protettori/beneficiari.
Pareggiamoiconti • un giorno fa
ricordo che verso la fine degli anni '80 mi diedero da analizzare i bilanci della "Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio" per questioni di relazioni interbancarie
il bilancio riportava masse in crescita anno su anno del 15% ed un margine d'interesse siderale, con utili significativi: un bilancio apparentemente eccellente
peccato che, leggendo meglio, si capiva che il margine d'interesse derivava dall'addebito di interessi di mora (all'epoca i tassi erano oltre il 10%), e le masse crescevano di conseguenza perchè la banca non riusciva a farsi rimborsare i prestiti
ricordo anche lo stupore dei miei capi quando consegnai una relazione negativa
da allora sono rimasto a domandarmi quanto tempo sarebbe servito per arrivare all'inevitabile: devo dire che non avrei mai e poi mai pensato che la situazione potesse rimanere "congelata" per 25 anni, anche perchè ritenevo (e tuttora ritengo) impossibile che gli ispettori di Bankitalia non vedessero quello che un neolaureato alle prime armi era in grado di vedere
Austrian school Pareggiamoiconti • un giorno fa- Esatto se i controllori sono complici dei controllati, il sistema è marcio dalle fondamenta. E le 4 banchette sono state solo le prime cartine di Tornasole del marciume acido del sistema.
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domenica 2 febbraio 2014
La questione Banca d’Italia, spiegata bene (via il Post)
Il decreto approvato mercoledì è davvero "un regalo alle banche", come dice il M5S?
La minoranza parlamentare, e in particolare il Movimento 5 Stelle, si è opposta molto duramente alle novità sulla Banca d’Italia. Secondo alcuni si tratta del regalo di un sacco di soldi per le banche private; secondo altri si apre alla possibilità che la Banca d’Italia venga comprata da qualche società straniera: come vedremo al momento non è possibile dire quanto e se ci guadagneranno le banche, mentre la seconda paura è del tutto ingiustificata. Secondo molti commentatori, comunque, la rivalutazione delle quote è stata in effetti quantomeno avventata, se non proprio sbagliata: compiuta solamente per trovare in fretta i soldi per abolire l’IMU e con possibili conseguenze difficili da gestire. Il blog noiseFromAmerika, curato da economisti italiani che vivono soprattutto negli Stati Uniti, l’ha definita “una porcata”. Per capire bene cosa è cambiato e quali sono le incognite, bisogna cercare di capire come funzionava fino a ieri la Banca d’Italia e cosa modifica il decreto.
Com’era ieriDell’ipotesi di rivalutare le quote della Banca d’Italia si è parlato con una certa insistenza a partire dai primi di novembre 2013, quando è cominciato a diventare pressante il problema di trovare i soldi per l’abolizione della seconda rata dell’IMU.
Alla base di tutto c’è il fatto che il capitale nominale della Banca d’Italia era fino a ieri di soli 156 mila euro: 300 milioni delle vecchie lire che furono versati nel 1936 dagli istituti di credito italiani, allora pubblici. Quegli istituti di credito sono oggi le banche private italiane e una sessantina di loro, insieme a qualche assicurazione e a INAIL e INPS, sono ancora oggi formalmente i proprietari della banca (l’elenco completo e la distribuzione delle quote è qui). A causa di una serie di acquisizioni e cessioni, oltre il 50 per cento delle quote è in mano ai grandi gruppi Intesa e Unicredit.
Nonostante la proprietà formale da parte di banche e assicurazioni – che periodicamente genera diverse teorie complottiste – più il 5,66 per cento ciascuno per INAIL e INPS, la Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico, in cui le banche private non hanno alcun controllo di gestione, che rimane interamente al Tesoro e al Parlamento. Non possono neppure vendere le proprie quote. Le banche private hanno, in concreto, solo qualche carica di controllo in organismi di vigilanza come il Consiglio superiore. Anche se la formazione storica delle banche centrali da parte di diverse banche private è comune ad altri paesi del mondo, la situazione è comunque anomala e nel 2005 si stabilì che, entro tre anni, le quote sarebbero dovute essere trasferite allo Stato (scadenza che poi, in concreto, venne ignorata).
La Banca d’Italia guadagna?Sì, la Banca d’Italia ogni anno ha dei guadagni, che in parte gira al Ministero del Tesoro e in parte accantona nelle riserve. Una delle fonti di guadagno – anche se non l’unica – è un aspetto tecnico dell’emissione della moneta che si chiama “signoraggio” ed è al centro di una delle più famose teorie del complotto mondiali. Anche se sarà difficile convincervi del contrario, il signoraggio non è alla base di tutti i mali del mondo, ma ugualmente porta dei soldi alle banche centrali (i meccanismi precisi del suo funzionamento sono un’altra storia, che trovate per esempio qui).
Per dare una cifra, la media dei trasferimenti di Bankitalia al Tesoro negli anni 2001-2011 – che comprende i proventi da signoraggio, ma anche molto altro – è stata di 370 milioni di euro l’anno, mentre cifre ancora superiori sono state accantonate. L’euro non ha modificato molto queste quantità, anche se c’è stata una riduzione.
Qualcuno potrebbe pensare – e c’è chi lo ha fatto – che, dato che la proprietà formale della Banca d’Italia è degli istituti privati, questi traggano da decenni grandi guadagni dal signoraggio e dalle altre attività economiche della banca centrale. Non è così, al momento, ed è un punto molto importante: secondo lo statuto della Banca d’Italia i guadagni sono ripartiti tra i proprietari fino a un massimo del 10 per cento circa del capitale nominale, che, lo ricordiamo, è di soli 156.000 euro. Ogni anno quindi la sessantina di banche che possiede la Banca d’Italia si deve spartire poche decine di migliaia di euro (15.600 euro nel 2006, per esempio). A questo si aggiunge un altro 4 per cento massimo, calcolato però sul totale delle riserve. Maggiori informazioni sui guadagni della Banca d’Italia e su come vengono distribuiti si trovano in questo post di Mario Seminerio.
Che cosa cambia con il decreto contestatoE veniamo al decreto convertito in legge dalla Camera nella famosa seduta della “tagliola”, mercoledì 29 gennaio. Si parlava almeno dal 2007 – governo Berlusconi, tra i più grandi sostenitori Renato Brunetta – di rivalutare le quote della Banca d’Italia. Secondo una stima della stessa Banca d’Italia, che ha fatto studi per diverso tempo su questa possibilità, il valore poteva essere alzato da 156 mila euro a 5-7 miliardi. Il decreto lo fissa a 7,5 miliardi di euro (nota a margine: Renato Brunetta è contrario, perché da tempo sostiene che il valore debba essere più alto).
Quei 7,5 miliardi di euro non dovranno essere versati concretamente alle banche, e per questo il Ministero dell’Economia ha potuto scrivere questa nota negando che sia stato un “regalo”: la sessantina di banche e assicurazioni se li scriveranno nel bilancio, ciascuna secondo la propria quota, e ci avranno guadagnato in solidità patrimoniale davanti alla Banca Centrale Europea. Un guadagno “astratto” che, in questo momento di crisi per il settore bancario, è comunque molto conveniente.
Perché fare tutto questo, e proprio ora? Nonostante l’operazione sia contabile, senza trasferimenti di liquidità o di altre attività alle banche, queste devono pagare tasse sulle cosiddette plusvalenze di questa operazione. Lo Stato ne riceverà quindi un gettito fiscale una tantum di oltre un miliardo di euro: e questi soldi serviranno a pagare parte della seconda rata IMU.
Tutto qui?Cambiano altre due cose di un certo rilievo. La prima è che le quote diventano trasferibili, cioè teoricamente comprabili e vendibili in base al valore stabilito dal mercato. Per questo motivo alcuni hanno sostenuto che sia possibile dare la proprietà della Banca d’Italia a enti stranieri. In realtà questa possibilità è esplicitamente esclusa dal decreto, che stabilisce la necessità per i proprietari della banca di avere “sede legale e amministrazione centrale in Italia”.
La seconda è che viene fissato un limite del 3 per cento per la partecipazione al capitale. Le banche o le assicurazioni che hanno più del tre per cento dovranno vendere la parte eccedente. Non è ancora del tutto chiaro come verrà venduta questa parte eccedente, ma il decreto stabilisce un periodo di tre anni in cui le quote potranno essere ricomprate dalla Banca d’Italia. Quanto care non si sa, perché la cifra dipenderà dai dividendi che la Banca d’Italia deciderà di pagare: in questa eventualità, che rimane un’eventualità, ci sarebbe un effettivo trasferimento di denaro dalla Banca d’Italia ai proprietari delle quote.
Il tetto massimo dei dividendi, che si ottengono dagli utili netti, è comunque stabilito al 6 per cento del valore del capitale. Dato che questo è diventato di 7,5 miliardi di euro, il massimo teorico che la Banca d’Italia pagherà in dividendi è 450 milioni di euro l’anno, ma anche in questo caso non è chiaro quanti soldi andranno concretamente, in futuro, a banche e azionisti privati.
Quali sono i problemiLe motivazioni che sono alla base del decreto sembrano in primo luogo legate a migliorare i bilanci delle banche italiane e a ricevere subito i soldi per abolire la seconda rata dell’IMU, senza tenere troppo in conto i problemi che potrebbero venire in futuro dall’operazione, per esempio per quanto riguarda i dividendi. Lo spiega un post di noiseFromAmerika:
Via il POST
Bello verificare che la banca per cui lavoro possiede quote in banca d'Italia, come d'altronde sapevo.
Ossigeno per i bilanci disastrati delle banche e tre piccioni con una fava. Vero.
Il problema che sono stati mischiati due decreti diversi anche se collegati e si è impedito all'opposizione di fare l'opposizione.
L'opposizione del M5S non è fatta da una "minoranza becera" ma dal partito che alle ultime elezioni ha preso più voti.
That's all Folks
31 gennaio 2014
La sera di mercoledì 29 gennaio, dopo una movimentata giornata alla Camera – il giorno dell’ormai famosa “tagliola” o “ghigliottina” – il Parlamento ha convertito in legge un decreto che riguardava temi diversi: i principali erano la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia e l’abolizione della seconda rata dell’IMU.
La minoranza parlamentare, e in particolare il Movimento 5 Stelle, si è opposta molto duramente alle novità sulla Banca d’Italia. Secondo alcuni si tratta del regalo di un sacco di soldi per le banche private; secondo altri si apre alla possibilità che la Banca d’Italia venga comprata da qualche società straniera: come vedremo al momento non è possibile dire quanto e se ci guadagneranno le banche, mentre la seconda paura è del tutto ingiustificata. Secondo molti commentatori, comunque, la rivalutazione delle quote è stata in effetti quantomeno avventata, se non proprio sbagliata: compiuta solamente per trovare in fretta i soldi per abolire l’IMU e con possibili conseguenze difficili da gestire. Il blog noiseFromAmerika, curato da economisti italiani che vivono soprattutto negli Stati Uniti, l’ha definita “una porcata”. Per capire bene cosa è cambiato e quali sono le incognite, bisogna cercare di capire come funzionava fino a ieri la Banca d’Italia e cosa modifica il decreto.
Com’era ieriDell’ipotesi di rivalutare le quote della Banca d’Italia si è parlato con una certa insistenza a partire dai primi di novembre 2013, quando è cominciato a diventare pressante il problema di trovare i soldi per l’abolizione della seconda rata dell’IMU.
Alla base di tutto c’è il fatto che il capitale nominale della Banca d’Italia era fino a ieri di soli 156 mila euro: 300 milioni delle vecchie lire che furono versati nel 1936 dagli istituti di credito italiani, allora pubblici. Quegli istituti di credito sono oggi le banche private italiane e una sessantina di loro, insieme a qualche assicurazione e a INAIL e INPS, sono ancora oggi formalmente i proprietari della banca (l’elenco completo e la distribuzione delle quote è qui). A causa di una serie di acquisizioni e cessioni, oltre il 50 per cento delle quote è in mano ai grandi gruppi Intesa e Unicredit.
Nonostante la proprietà formale da parte di banche e assicurazioni – che periodicamente genera diverse teorie complottiste – più il 5,66 per cento ciascuno per INAIL e INPS, la Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico, in cui le banche private non hanno alcun controllo di gestione, che rimane interamente al Tesoro e al Parlamento. Non possono neppure vendere le proprie quote. Le banche private hanno, in concreto, solo qualche carica di controllo in organismi di vigilanza come il Consiglio superiore. Anche se la formazione storica delle banche centrali da parte di diverse banche private è comune ad altri paesi del mondo, la situazione è comunque anomala e nel 2005 si stabilì che, entro tre anni, le quote sarebbero dovute essere trasferite allo Stato (scadenza che poi, in concreto, venne ignorata).
La Banca d’Italia guadagna?Sì, la Banca d’Italia ogni anno ha dei guadagni, che in parte gira al Ministero del Tesoro e in parte accantona nelle riserve. Una delle fonti di guadagno – anche se non l’unica – è un aspetto tecnico dell’emissione della moneta che si chiama “signoraggio” ed è al centro di una delle più famose teorie del complotto mondiali. Anche se sarà difficile convincervi del contrario, il signoraggio non è alla base di tutti i mali del mondo, ma ugualmente porta dei soldi alle banche centrali (i meccanismi precisi del suo funzionamento sono un’altra storia, che trovate per esempio qui).
Per dare una cifra, la media dei trasferimenti di Bankitalia al Tesoro negli anni 2001-2011 – che comprende i proventi da signoraggio, ma anche molto altro – è stata di 370 milioni di euro l’anno, mentre cifre ancora superiori sono state accantonate. L’euro non ha modificato molto queste quantità, anche se c’è stata una riduzione.
Qualcuno potrebbe pensare – e c’è chi lo ha fatto – che, dato che la proprietà formale della Banca d’Italia è degli istituti privati, questi traggano da decenni grandi guadagni dal signoraggio e dalle altre attività economiche della banca centrale. Non è così, al momento, ed è un punto molto importante: secondo lo statuto della Banca d’Italia i guadagni sono ripartiti tra i proprietari fino a un massimo del 10 per cento circa del capitale nominale, che, lo ricordiamo, è di soli 156.000 euro. Ogni anno quindi la sessantina di banche che possiede la Banca d’Italia si deve spartire poche decine di migliaia di euro (15.600 euro nel 2006, per esempio). A questo si aggiunge un altro 4 per cento massimo, calcolato però sul totale delle riserve. Maggiori informazioni sui guadagni della Banca d’Italia e su come vengono distribuiti si trovano in questo post di Mario Seminerio.
Che cosa cambia con il decreto contestatoE veniamo al decreto convertito in legge dalla Camera nella famosa seduta della “tagliola”, mercoledì 29 gennaio. Si parlava almeno dal 2007 – governo Berlusconi, tra i più grandi sostenitori Renato Brunetta – di rivalutare le quote della Banca d’Italia. Secondo una stima della stessa Banca d’Italia, che ha fatto studi per diverso tempo su questa possibilità, il valore poteva essere alzato da 156 mila euro a 5-7 miliardi. Il decreto lo fissa a 7,5 miliardi di euro (nota a margine: Renato Brunetta è contrario, perché da tempo sostiene che il valore debba essere più alto).
Quei 7,5 miliardi di euro non dovranno essere versati concretamente alle banche, e per questo il Ministero dell’Economia ha potuto scrivere questa nota negando che sia stato un “regalo”: la sessantina di banche e assicurazioni se li scriveranno nel bilancio, ciascuna secondo la propria quota, e ci avranno guadagnato in solidità patrimoniale davanti alla Banca Centrale Europea. Un guadagno “astratto” che, in questo momento di crisi per il settore bancario, è comunque molto conveniente.
Perché fare tutto questo, e proprio ora? Nonostante l’operazione sia contabile, senza trasferimenti di liquidità o di altre attività alle banche, queste devono pagare tasse sulle cosiddette plusvalenze di questa operazione. Lo Stato ne riceverà quindi un gettito fiscale una tantum di oltre un miliardo di euro: e questi soldi serviranno a pagare parte della seconda rata IMU.
Tutto qui?Cambiano altre due cose di un certo rilievo. La prima è che le quote diventano trasferibili, cioè teoricamente comprabili e vendibili in base al valore stabilito dal mercato. Per questo motivo alcuni hanno sostenuto che sia possibile dare la proprietà della Banca d’Italia a enti stranieri. In realtà questa possibilità è esplicitamente esclusa dal decreto, che stabilisce la necessità per i proprietari della banca di avere “sede legale e amministrazione centrale in Italia”.
La seconda è che viene fissato un limite del 3 per cento per la partecipazione al capitale. Le banche o le assicurazioni che hanno più del tre per cento dovranno vendere la parte eccedente. Non è ancora del tutto chiaro come verrà venduta questa parte eccedente, ma il decreto stabilisce un periodo di tre anni in cui le quote potranno essere ricomprate dalla Banca d’Italia. Quanto care non si sa, perché la cifra dipenderà dai dividendi che la Banca d’Italia deciderà di pagare: in questa eventualità, che rimane un’eventualità, ci sarebbe un effettivo trasferimento di denaro dalla Banca d’Italia ai proprietari delle quote.
Il tetto massimo dei dividendi, che si ottengono dagli utili netti, è comunque stabilito al 6 per cento del valore del capitale. Dato che questo è diventato di 7,5 miliardi di euro, il massimo teorico che la Banca d’Italia pagherà in dividendi è 450 milioni di euro l’anno, ma anche in questo caso non è chiaro quanti soldi andranno concretamente, in futuro, a banche e azionisti privati.
Quali sono i problemiLe motivazioni che sono alla base del decreto sembrano in primo luogo legate a migliorare i bilanci delle banche italiane e a ricevere subito i soldi per abolire la seconda rata dell’IMU, senza tenere troppo in conto i problemi che potrebbero venire in futuro dall’operazione, per esempio per quanto riguarda i dividendi. Lo spiega un post di noiseFromAmerika:
Il provvedimento prende almeno tre piccioni con una fava: le banche si ricapitalizzano semplicemente con un tratto di penna; riceveranno trasferimenti monetari, almeno potenzialmente tramite maggiori dividendi oltretutto immediatamente liquidabili; per un anno il governo riceve in cambio un introito tramite la tassazione delle plusvalenze.
Foto: GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images
Via il POST
Bello verificare che la banca per cui lavoro possiede quote in banca d'Italia, come d'altronde sapevo.
Ossigeno per i bilanci disastrati delle banche e tre piccioni con una fava. Vero.
Il problema che sono stati mischiati due decreti diversi anche se collegati e si è impedito all'opposizione di fare l'opposizione.
L'opposizione del M5S non è fatta da una "minoranza becera" ma dal partito che alle ultime elezioni ha preso più voti.
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mercoledì 29 gennaio 2014
Ghigliottina
La ghigliottina è una macchina per la decapitazione di persone condannate alla pena capitale. Fu usata soprattutto in Francia, in Svizzera, in Italia, in Belgio e in Germania.
Nella versione utilizzata in Francia, l'apparecchio era formato da una base sulla quale erano fissati due montanti verticali di circa 4 metri di lunghezza, distanziati fra loro di circa 37 cm, sormontati da una barra trasversale che li univa tra loro sulla quale era montata una puleggia.
Tra i due montanti scorreva una lama di acciaio di forma di trapezio, montata in modo che il filo della lama si trovasse sul lato obliquo e rivolto verso il basso. Sopra la lama era apposto un peso metallico, talché l'insieme di lama e peso aveva una massa di circa 40 kg. La lama aveva un angolo di 45° rispetto all'asse orizzontale: molto più inclinata quindi di quanto appaia normalmente nell'iconografia popolare.
ROMA - Qualcuno l'ha chiamata, sbagliando, "tagliola". Ma il provvedimento che la Boldrini (ha preso) potrebbe prendere per fermare l'ostruzionismo del Movimento 5 stelle sul decreto Imu-Bankitalia si chiama in realtà "ghigliottina" e nel regolamento della Camera in realtà non esiste.
Questo istituto, al contrario di quanto accade al Senato dove è nel regolamento, discende da una interpretazione della presidenza della Camera della XIII legislatura, riconfermata nelle legislature successive.
La ghigliottina serve ad assicurare il diritto della maggioranza di deliberare in ordine al procedimento di conversione di un decreto-legge. La presidenza, fin dalla XIII legislatura, ha quindi costantemente affermato come rientri nella sua responsabilità assicurare la deliberazione della camera sui decreti-legge nei termini costituzionali ricorrendo, se necessario, allo strumento della 'ghigliottina'.
Luciano Violante, presidente della Camera nella XIII legislatura, spiegava come non fosse "accettabile in nessun sistema politico democratico che sia una minoranza a deliberare e non una maggioranza".
La 'ghigliottina', invece, al senato esiste. Ed è normata dagli art. 78 Comma 5 e art. 55 Comma 5 del regolamento. A Palazzo Madama si è stabilita l'applicazione della 'ghigliottina' al trentesimo giorno dal deferimento, ove il disegno di legge sia stato presentato al Senato o entro sessanta giorni complessivi se trasmesso dalla Camera. Alla scadenza il presidente può porre in votazione la conversione in legge del decreto con l'automatica decadenza di tutti gli emendamenti non esaminati, salvo, in casi determinati, porre in votazione gli emendamenti accolti dalla commissione competente per l'esame in sede referente.
Fino a oggi, però, la 'ghigliottina' non era mai calata sull'aula.
GIORNATA "NERA" PER IL PARLAMENTO E PER LA DEMOCRAZIA
La notizia
Non voglio entrare nel merito del provvedimento votato (forse un po' di respiro alla banche, che in fondo devono tutelare il risparmio, ci può anche stare, ora poi che si rincorrono voci di attivazione del fondo interbancario di garanzia per la Tercas che in realtà non esiste veramente e che verrà finanziato da tutto il sistema con altre poste pesanti da mettere al passivo), ma se in settant'anni di storia parlamentare lo strumento usato oggi dalla Presidente della Camera (tra l'altro Camera eletta con un sistema elettorale dichiarato anticostituzionale e quindi illegittimo) per bloccare le opposizioni non era mai stato usato un motivo profondo ci deve essere.
Forse, ora, in parlamento c'è una vera "opposizione" come non c'era mai stata. E bloccarla così mi fa sempre di più credere che in Italia sia davvero in atto un "golpe" dolce...
Spero proprio che alle prossime elezioni questa lordura venga spazzata via, con il porcellum rettificato dalla consulta, con l'italicum o con qualsiasi altra legge...fino a che punto continueremo a farci prendere per il culo?
Abbiamo proprio bisogno di aria nuova...e non vorrei mai che alla fine la "ghigliottina" la usi il popolo...per davvero!
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Vivi come se dovessi morire domani. Pensa come se non dovessi morire mai
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