mercoledì 21 agosto 2013

Il discorso di Berlusconi



Craxi spiegò in Parlamento che se rubava lui, rubavano tutti.
Nessuno si alzò in piedi per contestarlo.
Silenzio assenso?
C'è ora una larga attesa, figlia delle larghe intese, sul discorso che un pregiudicato, amico fraterno, non a caso, di Bottino, farà alle Camere riunite.
Di per sé è già un evento che Berlusconi si faccia vedere in aula dato il suo assenteismo cronico emulato solo dal suo avvocato parlamentare, il noto Ghedini.
La giustificazione (vera) è che sono affezionati frequentatori dei tribunali della Repubblica, inseparabili.
Posso permettermi qualche suggerimento all'evasore fiscale per le parole di commiato ai parlamentari?
Due cose così per arricchire la concione che terrà dal suo banco.

"Cari, carissimi (quanto mi siete costati) parlamentari, se oggi sono qui è per mandarvi a fanculo. Certo, non è un linguaggio che mi appartiene, io, abituato alle cene eleganti, però esprime dal cuore quello che penso di voi. Se io sono un delinquente voi siete i servi di questo delinquente, i suoi soci in affari, i suoi dipendenti. Mi rivolgo soprattutto ai banchi della sinistra che mi è stata vicina in tutti questi anni con l'approvazione delle leggi vergogna, dell'indulto, dello Scudo Fiscale. Quanti bei ricordi assieme. E la scorpacciata del Monte dei Paschi? Indimenticabile. E ora vi voltate dall'altra parte, compreso Enrico Letta che spese parole di miele per me invitando a votarmi al posto del M5S (in verità le spese anche per Andreotti e per Monti, è un ragazzo volubile...). Lui che deve tutto a suo zio che a sua volta deve tutto a me. Se io sono colpevole, voi siete colpevoli di avermi tollerato, coperto, aiutato in ogni modo sapendo perfettamente chi ero. Non mi sono mai nascosto, al contrario di voi. Finocchiaro, D'Alema, Violante dove siete? Non potete lasciarmi solo. Potrei essere indotto, più dalla rabbia che dalla disperazione, a rivelare la storia di questi vent'anni agli italiani intontiti dalle televisioni che voi graziosamente mi avete regalato. Senza di me voi non sareste mai esistiti. Senza di voi, che avete ignorato per me qualunque conflitto di interessi, io non sarei mai esistito o forse avrei accompagnato il mio sodale a Hammamet. Siamo legati come gemelli dalla nascita. E ora mi lasciate solo, ai domiciliari o ai servizi sociali per una semplice frode fiscale? A fanculo, dovete andare. Io non sono certo peggio di voi. I padroni, anche i più ributtanti, sono sempre migliori dei loro servi!".

Beppe Grillo

martedì 6 agosto 2013

A Silvio!



(di Gian Paolo Renello)


Silvio, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale
d'evasore fiscale,
Quando viltà splendea
Negli occhi tuoi lubrichi e inver maligni,
E tu, tetro e penoso, il limitare
Di gioventù assalivi?

Sonavan le tremende
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo vanto,
Allor che all'orge femminili intento
trombavi, assai contento
Di quel solo goder che in mente avevi.
Eri un maschio voglioso: e tu solevi
Così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
Verso i balconi del tuo gran bordello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che rincorrea una povera fanciulla.
Gemeva il ciel l'osceno,
tuo andar sotto le coltri,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch'io sentiva in seno.

Oh che discorsi ignavi,
Che gran panze, che cori, o Silvio oddio!!
Quale allor ti apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotante scene,
Un dispetto mi viene
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler questa sventura.
O femminea natura,
Ché non gettasti via
Quel che nasceva allor? perchè di tanto
Punisci tutti noi?

Tu pria che il tempo inaridisse il senso,
Da magistrati non mai domo o vinto,
Fuggivi, o miserello.
E non vedevi Il fior degli anni tuoi;
Non ti fotteva il core
La giusta pena or per le bionde o more,
Or per gli sguardi tuoi indecenti e trivi;
Teco fecer donnacce ai dì festivi
Bunga bunga d'amore.

Anche crescea fra poco
L'escort Ruby tua dolce: agli anni tuoi
Anche negaro i fati
La giovanezza. Eh come,
Come passato sei,
Vecchio maiale da un'età sì nova,
A inabbissato pene!
Questo è quel mondo? questi
Quei letti, l'orror, l'orge, gli eventi
per cui pagasti le sontuose cene?
Questa la sorte de i tuoi di' ruggenti?
All'apparir del vero
Tu, misero, cadesti: e con la mano
stanca nemmeno ormai una donna ignuda
ti volle pur lontano.
(link di :VinegaRS)

sabato 3 agosto 2013

Le regole degli uomini

E' risaputo che l'universo femminile ha regole ferree ed inappellabili...

Questo documento è  un atto di ribellione di noi Uomini ed una guide per le nostre donne.

Le nostre regole sono enumerate secondo il proprio livello di priorità!




LE REGOLE DEGLI UOMINI:

  1. Le tette sono fatte per essere guardate ed è per questo che lo facciamo. Non c'è modo di modificare questo comportamento.
  1. Imparate ad usare la tavoletta del cesso. Siete ragazze robuste: se è su tiratela giù. A noi serve su, a voi serve giù. Noi non ci lamentiamo mai quando la lasciate giù.
  1. Domenica = sport. E' un evento naturale come la luna piena o il cambiamento delle maree. Lasciatelo così.
  1. Fare la spesa NON si può considerare sport.
  1. Piangere è un ricatto.
  1. Se volete qualcosa, chiedetelo. Cerchiamo di essere chiari: "Sottili" sottintesi non funzionano. "Forti" sottintesi non funzionano. "Ovvi" sottintesi non funzionano. Semplicemente ... DITELO!!
  1. "SI" e "NO" sono risposte perfettamente adeguate a praticamente tutte le domande.
  1. Sottoponeteci un problema solo se vi serve aiuto per risolverlo. Serviamo a questo. Per la solidarietà ci sono le vostre amiche.
  1. Un mal di testa che dura da 17 mesi è un problema. Fatevi vedere da un medico.
  1. Qualunque cosa abbiamo detto sei mesi fa non è utilizzabile in una discussione. Più precisamente: il valore di qualunque affermazione scade dopo sette giorni.
  1. Se pensate di essere grasse, probabilmente lo siete. Non chiedetecelo.
  1. Se qualcosa che abbiamo detto può essere interpretata in due modi e uno dei due vi fa arrabbiare o vi rende tristi, intendevamo l'altro.
  1. Potete chiederci di "fare qualcosa" o dirci "come volete che sia fatta". Non tutte e due le cose contemporaneamente. Se poi sapete il modo migliore per farla, potete benissimo farvela da sole.
  1. Quando possibile, parlate durante la pubblicità.
  1. Cristoforo Colombo non aveva bisogno di qualcuno che gli indicasse la rotta. Noi nemmeno.
  1. TUTTI gli uomini vedono in 16 colori, come le impostazioni base di Windows. "Pesca", per esempio, è un frutto, non un colore. Anche "Melone" è un frutto. "Malva", non abbiamo la più pallida idea di cosa sia.
  1. Se prude, grattatevi. Noi facciamo così.
  1. Se chiediamo cosa c'è che non va e voi rispondete "niente", ci comporteremo esattamente come se non ci fosse nulla che non va. Sappiamo perfettamente che state mentendo, ma così ci risparmiamo un sacco di fastidi.
  1. Se ponete una domanda a cui non volete una risposta, aspettatevi una risposta che non volevate sentire.
  1. Quando dobbiamo andare da qualche parte, tutto quello che indossate è bellissimo. Davvero!
  1. Non domandateci mai a cosa stiamo pensando, a meno che non siate pronte a sostenere un dialogo su: sesso, sport, automobili e moto.
  1. I vestiti che avete sono più che sufficienti.
  1. Le scarpe, invece, sono troppe.
  1. Noi siamo perfettamente in forma: "tondo" è una forma.

Grazie per aver letto queste regole. Sì, lo so, stanotte dormirò sul divano. 


Ma a noi uomini non importa: è un po' come andare al campeggio... 

Mandate questo messaggio a quanti più uomini potete per fargli fare quattro risate.

Mandate questo messaggio a quante più donne potete per... educarle !

dal web

I Moratti: Di Borsa non capivamo molto per l' Ipo Saras il prezzo era anche basso

Per non dimenticare...


Prima leggere i seguenti post: 

Quotazione Saras, chiesta l'archiviazione "Erano i Moratti a spingere sul prezzo"


poi leggete il post...che faccia tosta....



Di Walter Galbiati da Repubblica

MILANO -25 giugno 2010

«Devo confermare che non ci capisco un granché di Borsa e di valutazione di aziende».
È Massimo Moratti a parlare, ma la stessa affermazione potrebbe essere attribuita anche al fratello, Gian Marco.
L' uno e l' altro, il 13 febbraio scorso, si sono succeduti davanti al pm Luigi Orsi con due interrogatori fotocopia per la quotazione di Saras, la raffineria di famiglia.
Prima di presentarsi avevano già prodotto una memoria in cui affermavano di non essere esperti di Borsa.
Il titolo è finito sul mercato a 6 euro, ora vale 1,7 euro.
La procura avanza l' accusa di falso in prospetto e di aggiotaggio, ma incolpa solo le banche (Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto) che hanno curato la quotazione.
E i Moratti concordano: «Ci siamo affidati ai tecnici delle banche - dice Massimo - e i rapporti con le banche li teneva Costanzo (Corrado, direttore finanziario di Saras, ndr ), che non mi hai mai prospettato alcun tema critico sul procedimento di quotazione».
A fianco dei Moratti c'era anche un superconsulente, l' ex alto dirigente di Mediobanca, Gerardo Braggiotti: «Me lo ha consigliato l' avvocato Sergio Erede - ha detto Massimo - e il giorno in cui si decise il pricing, Braggiotti ha espresso buon senso e ha spinto perché noi azionisti chiedessimo non più di 6 euro.
Secondo me potevamo chiedere anche di più». Per Gian Marco, il prezzo era «market friendly»: «Quando abbiamo scelto 6 euro, i banchieri presenti ci hanno applaudito».
«Il prezzo a 6 euro era talmente rassicurante che mi indusse a pensare di suggerire un arrotondamento a 6,1 euro», mette a verbale Gian Marco.
Per entrambi i fratelli, la valutazione di Saras doveva partire da un dato industriale: costruire la raffineria costa tra i 10 e i 12 miliardi, mentre a 6 euro per azione si arriva a soli 5,3 miliardi.
In generale, comunque, «non c' era necessità di quotarsi, la Saras e noi azionisti non abbiamo mai avuto un gran bisogno di chiedere soldi al mercato», sostiene Massimo. Allora perché andare in Borsa? «Una maggiore disciplina, un motivo successorio ed altre aziende stavano per farlo» sostiene Massimo, mentre per Gian Marco, autodefinitosi non esperto di dati finanziari, era un modo per reperire capitali, alternativo alla «fusione con un partner che portava equity» o all' indebitamento del gruppo.
Dove sono finiti i soldi, 850 milioni a testa? «Non nell' Inter», lì ho speso «non più di 50 milioni», dice Massimo, gli altri, «metà in Jp Morgan fino al 2007 e poi in titoli e immobili».
 Gian Marco li ha parcheggiati sui suoi conti.

 © RIPRODUZIONE RISERVATAWALTER GALBIATI

sabato 20 luglio 2013

L'ESSENZIALE RIMANE INVISIBILE


“Con l’argilla bagnata si formano i recipienti,ma è il vuoto che è in essi a consentire la pienezza dei vasi. Col legno si costruiscono case, porte e finestre, ma è il vuoto che è in esse a rendere abitabili le dimore.C’è la parte visibile dell’utilità, ma l’essenziale rimane invisibile”.
(Lao Tzu –  V sec. a. C.)E’ il vuoto dei recipienti a essere utile, è lo spazio interno a una casa a costituire la realtà vivente delle presenze umane.
Ciò che è pieno non può accogliere l’altro.
L’egoista, infatti, o il superbo, pieni di sé, rimangono isolati da Dio e dagli altri.

La via da percorrere è allora quella dell’umiltà, del distacco, della leggerezza interiore.
Via che ci libera da ogni peso di potere e di cose.

Perché l’essenziale rimane invisibile?
Ad attirare è sempre la bellezza delle forme di un’anfora o la bontà di un’architettura, ma la funzione che le rende preziose per la vita è nascosta al loro interno.

E’ nel segreto della coscienza che si annida la grandezza dell’uomo.


Nota su FB di Giuseppe Stoppiglia