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giovedì 18 novembre 2021

La lingua romagnola

Copio e incollo:

5 COSE DA SAPERE SUL ROMAGNOLO

1. Il romagnolo NON è un dialetto dell’italiano e non lo è mai stato: è una lingua con la stessa dignità della lingua italiana, formatasi contemporaneamente e indipendentemente.

2. La lingua romagnola acquisì i suoi caratteri distintivi ai tempi dell’Esarcato bizantino di Ravenna, quando ciò che restava del mondo romano coincideva circa con l’attuale Romagna che – resistendo all’invasione longobarda – si trovò isolata politicamente e culturalmente dal resto della Val Padana. Nacquero poi la Longobardia (che comprendeva l’attuale Emilia) e la nostra Romandiola. 

3. Il romagnolo è una lingua romanza (cioè deriva dal latino come il francese, l’italiano, il romeno, il castigliano) e fa parte del grande gruppo delle lingue cosiddette gallo-italiche diffuse nel nord-Italia assieme a ligure, emiliano, piemontese, lombardo e gallo-piceno marchigiano.

4. Come tutte le lingue del mondo, anche il romagnolo ha vari DIALETTI interni. Tendenzialmente, si possono identificare TRE macro-aree abbastanza uniformi: la Romagna nord-occidentale (ravennate-imolese-forlivese); la Romagna sud-orientale (cesenate-riminese) e la Romagna appenninica. All’interno di queste macro-aree, si sviluppano alcuni micro-dialetti del romagnolo, ascrivibili a singole vallate, città, paesi e quartieri. Particolarmente evidenti sono l'isola linguistica di Santarcangelo-Savignano (con le sue abbondanti ed “estreme” dittongazioni) e le interessanti influenze toscane sulla parlata romagnola nelle zone appenniniche. 

5. È una lingua stupenda, poetica e sanguigna che, come tutte le lingue locali, non merita di morire. Legata ancestralmente all’essenza della regione Romagna, parla dei nostri avi, arricchisce le nostre emozioni, ci rende unici: DIFENDILA SEMPRE!

domenica 8 dicembre 2013

L'Italiano





Caro Professore,in una discussione tra adulti è emerso un dubbio:‘qual è’ si scrive con o senza l’apostrofo? Secondo me non ha mai l’apostrofo, ma c’è chi sostiene il contrario.
Un cordiale saluto,
Donatella



Gentile Donatella,

qual è un troncamento non un’elisione: perciò va sempre scritto senza apostrofo.

Per chiarirne i motivi, le copio qui sotto la nota presente nello Zingarelli 2012 alla voce quale. Dallo stesso vocabolario copio anche parte della Nota d’uso Elisione e troncamento.

Con i miei migliori saluti,

Lorenzo Enriques


quale

[lat. quâle(m), di orig. indeur. ¤ sec. XII]

A agg. interr. (pl. quali, poet. †quai, poet. †qua’ davanti a parola che comincia per consonante.)

Nota Bene: Si tronca davanti a parole che cominciano per vocale, spec. davanti alle forme del v. essere, e anche davanti a parole che cominciano per consonante spec. in alcune espressioni entrate nel linguaggio comune: qual è; qual era; qual sono; per la qual cosa; in un certoqual modo. ATTENZIONE: poiché si tratta di troncamento e non di elisione, non si apostrofa mai: qual è e non qual’è. (V. nota d’uso ELISIONE e TRONCAMENTO)
————————–

(Dalla Nota d’uso: Elisione e troncamento)

Nel caso di caduta della sola vocale finale davanti a parola che comincia per vocale resta spesso il dubbio se si tratti di elisione o di troncamento e cioè se si debba mettere l’apostrofo. Per esempio: buon anno o buon’anno? qual è oqual’è? pover uomo o pover’uomo? un artista o un’artista? Il problema si può facilmente risolvere. Se la parola accorciata può essere posta davanti ad un’altra parola dello stesso genere che comincia per consonante, questo significa che tale parola non richiede elisione perché è già di per sé compiuta. È una forma tronca, non ci vuole l’apostrofo. Per es. buon davanti a parola maschile che comincia per consonante non si modifica: buon compleanno, buon pranzo; potrò quindi scrivere buon anno, buon appetito, ecc. Al contrario, buon davanti a parola femminile che comincia per consonante non si può dire: buon donna, buon maestra sono forme inaccettabili, occorre dire buona. Poiché l’aggettivo buona si elide davanti a vocale, scriverò: buon’amica, buon’alimentazione. Per lo stesso motivo scriverò qual è, qual auspicio, qual amica, qual angoscia (senza l’apostrofo: posso dire infatti qual buon vento, qual cumulo di errori ed anche, al femminile, qual grazia, qual testardaggine). Scriverò invece pover’uomo, trattandosi di elisione (infatti non posso scrivere pover caro, pover figlio, bensì povero caro, povero figlio). Quanto a un artista, se si tratta di un uomo lo scriverò così, senza apostrofo (in quanto posso dire un cane, un leone), ma scriverò un’artista(= una artista) se si tratta di una donna (appunto perché non posso dire un donna, un sedia, bensì una donna, una sedia).

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