mercoledì 27 maggio 2015

La selva oscura



Riporto un'altro pezzettino di storia oscura della seconda squadra di Milano...
Condividere il più possibile...e soprattutto non dimenticare...
 
Di seguto il link e l'articolo completo di Mario Gerevini su corriere.it

Hong Kong e Cayman, la selva oscura dell’Inter di Thohir

A monte della società finanziarie e paradisi fiscali. L’affare Merdeka e le quote delle holding del presidente in pegno

di Mario Gerevini 

 


Contratti, finanziamenti, denaro che viaggia sull’asse Cayman-Thohir. L’affare Merdeka è una selva oscura nella nuova Inter del patron indonesiano. Ci porta in mezzo al Pacifico con rimbalzo a Hong Kong dove è germogliato un sistema di finanziarie, in parte sconosciute, che costituisce l’impianto societario a monte della società nerazzurra. Nessuna di esse ha dipendenti, né uffici operativi, solo un domicilio dove qualcuno ben pagato ritira la posta. Dunque Hong Kong è la base, Cayman la sponda. Qui è registrata la Merdeka Investment Ltd che ha preso in pegno le quote delle holding di Erick Thohir, la cui personale consistenza patrimoniale è sempre più un punto di domanda. La riservatezza regna sovrana. Gli argomenti di questo articolo sono stati anticipati lunedì via mail all’ufficio stampa dell’Inter e al gruppo Thohir per avere chiarimenti: nessuna risposta. Un mese fa, per dire, senza nulla comunicare la «International Sports Capital» di Hong Kong ha conferito la proprietà dell’Inter (70%) a un’omonima società italiana che potrebbe essere la porta d’ingresso di nuovi soci o un veicolo per emettere bond. La manovra è stata accompagnata da una perizia indipendente che valuta il 100% del gruppo FC Internazionale 296 milioni. Partiamo proprio dall’Inter per capire come si arriva nel paradiso fiscale del Pacifico. Thohir è entrato a novembre 2013 con un aumento di capitale da 75 milioni. Un anno fa con un’imponente manovra da 230 milioni, diretta da Goldman Sachs, è stato rifinanziato il debito dei nerazzurri al tasso variabile Euribor a tre mesi più spread del 5,5% e scadenza 2019. In pegno alle banche sono finite le principali quote del gruppo e tutti i marchi. Contestualmente (siamo tra maggio e giugno 2014) anche Thohir ha prestato soldi all’Inter: 22,3 milioni. Però a un tasso dell’8% annuo. Vuol dire portare a Giacarta, puliti, 1,78 milioni di interessi annui. Strana operazione per chi dovrebbe sopportare il rischio d’impresa e quindi, semmai, capitalizzare la sua società. La Fininvest, per esempio, ha tenuto in piedi il Milan versando 64 milioni in conto capitale solo nel 2014. E quando lo finanzia lo fa a tasso zero (22,5 milioni di cui una parte cancellati).


Il prestito erogato ai nerazzurri dalla International Sports Capital di Hong Kong scade dopodomani, il 29 maggio, ma con possibilità di proroga a richiesta scritta. A differenza di quanto appaia dall’organigramma sul sito ufficiale, Thohir non è solo presidente ma anche amministratore delegato con tutti i poteri. Quindi anche quelli di pilotare un rinnovo del finanziamento che gli garantirebbe altri 1,78 milioni. Coincidono il suo interesse e quello dell’Inter? L’affare Merdeka si mette in moto quando, nel maggio 2014, scatta il prestito all’Inter. Come se l’origine di quei soldi fosse Cayman. Ma può essere solo una coincidenza. Una serie di contratti di finanziamento vengono siglati dalla International Sports Capital, che ha il 70% dell’Inter, e dalla sua controllante Asian Sports Ventures con la Merdeka Investments. Le prime due appartengono alla lunga catena societaria che dall’Inter sale su fino all’ultimo gradino, Nusantara Sports Ventures, prima di vedere l’indonesiano in carne e ossa (curiosità: tutte le società di Hong Kong appartenenti a Thohir condividono la sede con quelle di Kenneth Huang il cinese che nel 2012 arrivò a un passo dal rilevare il 15% dell’Inter). Merdeka è un punto di domanda in mezzo al mare. Si sa che è gestita dal network di professionisti dell’Intertrust. Ma non si sa quanti soldi abbia pompato verso le holding di Thohir né di chi sia questo denaro, se dello stesso uomo d’affari, della sua famiglia (il fratello Garibaldi è numero 37 nel ranking indonesiano di Forbes) o di altri. In ogni caso oggi a Hong Kong sono registrati una serie di «Statement of particulars of charge» da cui risulta iscritto un pegno sulle due holding di Thohir a favore della società di Cayman e di una sua branch di Singapore. Il pegno è una garanzia che il creditore «incassa» se il debito non viene saldato. Il 15 novembre dell’anno prossimo scadono i tre anni che Thohir si è dato (e ha promesso) per risanare e rilanciare l’Inter. A crescere, per adesso, è la ragnatela di finanziamenti, pegni, holding e paradisi fiscali che avvolge il gruppo.


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Piccola storia degli "onesti"....

Peccato originale

Erano i Moratti a spingere sul prezzo...

Di borsa non capivamo molto...



 

sabato 28 febbraio 2015

Posso aiutarti mamma?

sabato 24 gennaio 2015

Italy the extraordinary commonplace

mercoledì 7 gennaio 2015

Je suis Charlie






















LA NOTIZIA

COS'E' CHARLIE HEDBO

CHARB

LA REAZIONE DI PARIGI

ALTRO

IN ITALIA

mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale a tutti...

Ormai il Bambinello era finito e, fresco di colore e così rosa e chiaro, pareva che brillasse in mezzo alla enorme mano scura di Peppone.
Peppone lo guardò e gli parve di sentir sulla palma il tepore di quel piccolo corpo.
Depose con delicatezza il Bambinello rosa sulla tavola e don Camillo gli mise vicino la Madonna.
"Il mio bambino sta imparando la poesia di Natale" annunciò con fierezza Peppone. "Sento che tutte le sere sua madre gliela ripassa prima che si addormenti. E' un fenomeno."
"Lo so" ammise don Camillo. [...] Poi, vicino alla Madonna curva sul Bambinello, pose la statuetta del somarello.
"Questo è il figlio di Peppone, questa la moglie di Peppone e questo è Peppone" disse don Camillo toccando per ultimo il somarello.
"E questo è don Camillo!" esclamò Peppone prendendo la statuetta del bue e ponendola vicino al gruppo.
"Bah! Fra bestie ci si comprende sempre" concluse don Camillo.
Uscendo, Peppone si ritrovò nella cupe notte padana, ma ormai era tranquillissimo perchè sentiva ancora nel cavo della mano il tepore del Bambinello rosa.
Poi udì risuonarsi all'orecchio le parole della poesia, che ormai sapeva a memoria.
"Quando, la sera della vigilia, me la dirà, sarà una cosa magnifica!" si rallegrò. "Anche quando comanderà la democrazia proletaria, le poesie bisognerà lasciarle stare. Anzi, renderle obbligatorie!"
Il fiume scorreva placido e lento, lì a due passi, sotto l'argine, ed era anch'esso una poesia: una poesia cominciata quando era cominciato il mondo e ancora continuava. E per arrotondare e levigare il più piccolo dei miliardi di sassi in fondo all'acqua, c'eran voluti mille anni.
E soltanto fra venti generazioni l'acqua avrà levigato un nuovo sassetto.
E fra mille anni la gente correrà a seimila chilometri l'ora su macchine a razzo superatomico e per far cosa? Per arrivare in fondo all'anno e rimanere a bocca aperta davanti allo stesso Bambinello di gesso che, una di queste sere, il compagno Peppone ha ripitturato col pennellino.

Giovannino Guareschi - Don Camillo 1948