mercoledì 25 dicembre 2013
Juventus Christmas
marito, padre, bancario, musicista, goliarda, blogger saltuario.
Vivi come se dovessi morire domani. Pensa come se non dovessi morire mai
sabato 21 dicembre 2013
Nummeri
Conterò poco, è vero
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente, proprio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un caso voto e inconcrudente.
Io invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.
TRILUSSA
(Carlo Alberto Salustri)
28 ottobre 1971 - 21 dicembre 1950
marito, padre, bancario, musicista, goliarda, blogger saltuario.
Vivi come se dovessi morire domani. Pensa come se non dovessi morire mai
venerdì 20 dicembre 2013
Il pilastro della società (Marco Travaglio).
Da Il Fatto Quotidiano del 20-12-2012.
Chi vuol sapere perché Napolitano fa così, tracimando quasi ogni giorno dagli argini delle sue funzioni costituzionali, deve vedere I pilastri della società di Henrik Ibsen, diretto e interpretato da Gabriele Lavia con un cast di attrici e attori uno più bravo dell’altro. Fino a domani è al teatro Argentina di Roma, poi girerà l’Italia. Ne vale la pena. Il dramma più complesso e meno rappresentato di Ibsen racconta la storia di un piccolo paese della Norvegia di fine 800, che vive attorno al suo console Bernick, il quale a sua volta vive in funzione del suo paese. Tutti lo venerano come marito fedele, padre esemplare, imprenditore onesto e politico integerrimo. Invece via via si scopre che dietro quell’angelica maschera di perbenismo e moralismo si nasconde un omuncolo che ha avuto una figlia da un’attricetta, ma ha convinto un altro ad accollarsene la colpa; è innamorato della cognata, ma ne ha sposato la sorella che non ama; maltratta suo figlio a frustate; la sua impresa fa affari d’oro grazie alla corruzione e all’attività politica, che gli serve per ingrassare il suo potere e il suo conto in banca. Ma, ogni volta che il suo passato inconfessabile viene a galla, trova il modo e gli argomenti per occultarlo e giustificarlo, agli occhi degli altri e di se stesso. Perché lui ha fatto sempre tutto a fin di bene: è il pilastro della società, dal suo buon nome dipendono le sorti di tutta la comunità, di “centinaia di famiglie che finirebbero sul lastrico”, dunque la verità non deve mai uscire perché sarebbe destabilizzante. È pronto a tutto, anche a uccidere, pur di soffocarla. In fondo, dice autoassolvendosi, “la politica è corrotta perché la società è corrotta”, “dietro l’anima di ogni uomo c’è una macchia che è meglio nascondere”, perché “se si venisse a sapere la verità tutta la mia esistenza andrebbe in pezzi, e con essa tutta la città”. Molti in sala, superficialmente, pensano a Berlusconi. Ma sbagliano. B. è un grande bandito che bada solo a se stesso. Il console Bernick invece è un uomo senza qualità talmente compenetrato nel ruolo del pilastro e marmorizzato nel portare a spasso il suo monumento, da risultare perfino in buona fede. Pensa di essere la sola garanzia vivente del progresso della sua comunità, e se questo coincide con i suoi interessi è solo una fortunata combinazione. Nessuno della sua corte, a parte il capro espiatorio del suo peccato originale, osa mai dirgli che l’unica medicina per liberare la società è la verità. Anzi gli inetti, le beghine, i traffichini, i leccaculo che lo circondano lo confermano nella sua grandiosa ipocrisia di sepolcro imbiancato: per salvare la società bisogna difendere tutto l’edificio, anche le pantegane che si aggirano nelle fogne. Per questo il console Bernick è, mutatis mutandis, Napolitano, convinto anche lui di essere – a 88 anni – l’unico italiano in grado di salvare l’Italia. Non che abbia scheletri nell’armadio. Però si è caricato sulle spalle tutti quelli della Repubblica. Che, se emergessero, la screditerebbero irrimediabilmente. La trattativa Stato-mafia non l’ha fatta lui. Ma, se un politico coinvolto (Mancino) gli chiede protezione, lui gliel’accorda, a costo di abusare del suo potere, di trascinare il consigliere D’Ambrosio in un gorgo senza uscita, di stravolgere il ruolo di figure arbitrali come il Pg della Cassazione, il procuratore nazionale antimafia, la Consulta. E quando un capomafia ordina di uccidere il pm che ha avuto l’ardire di scoperchiare la trattativa e poi le manovre per occultarla viene minacciato dal capo della mafia, il capo dello Stato tace per un mese, poi balbetta generiche solidarietà “ai magistrati” per “le minacce brutali della criminalità mafiosa”. Come se quel pm non avesse un nome e un cognome, Nino Di Matteo, e come se l’ordine di assassinarlo fosse una “minaccia”. Ma chiamare le persone e le cose con il loro nome sarebbe il primo passo per dire la verità. E la verità, in un paese dove il potere è così intrecciato con il crimine, non è soltanto rivoluzionaria: è anche eversiva.
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Uomini, mezz'uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà
«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà...
Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini...
E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi...
E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito...
E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre...[...]»
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mercoledì 18 dicembre 2013
The ten thieves of your energy - ( I dieci ladri della tua energia)
2) Pay your bills on time. At the same time charges or choose who you should let it go, if it is impossible to collect.
3) Keep your promises. If not satisfied, ask yourself why you have resistance. You always have the right to change your mind, to apologize, to compensate, to re-negotiate and offer another alternative to a broken promise, but not as usual. The easiest way to avoid failure to do something you want to do is say no from the beginning.
4) Remove as much as possible and delegate tasks that do and do not prefer to dedicate your time doing that themselves enjoy.
5) Give yourself permission to rest if you're on a time and date that you need permission to act if you are in a time of opportunity.
6) Tira, collects and organizes, nothing will take more energy than a cluttered space full of things from the past that no longer need.
7) Give priority to your health, without the machinery of your body working at maximum, you can not do much. Take some breaks.
8) He faces situations that are tolerating toxic, from rescuing a friend or relative, to tolerate negative actions of a couple or a group, take the necessary action.
9) Accept. Not resignation, but nothing makes you lose more energy than stand and fight against a situation you can not change.
10) Forgive, let go of a situation that is causing you pain, you can always choose to leave the pain of memory.
H.H. Tenzin Gyatso - XIV Dalai Lama of Tibet
Questa citazione non ha una fonte certa, o perlomeno io non l'ho trovata.
Inoltre le traduzioni lasciano un pochino a desiderare...soprattutto la numero 8.
Chi mi aiuta è bravo!
1) Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.
2) Paga i tuoi debiti in tempo. Nel contempo fai pagare a chi ti deve o scegli di lasciarlo andare, se ormai non lo può fare.
3) Mantieni le tue promesse. Se non l'hai fatto, domandati perché fai fatica. Hai sempre il diritto di cambiare opinione, scusarti, compensare, rinegoziare e offrire un'alternativa ad una promessa non mantenuta; ma non farlo diventare un'abitudine.
Il modo più semplice di evitare di non fare una cosa che prometti di fare e dire NO subito.
4) Sgombera la mente il più possibile e delega i compiti che preferisci non fare, dedica il tuo tempo a fare quello che ti porta gioia.
5) Permettiti di riposare quando ti serve e datti il permesso di agire se hai un'occasione buona.
6) Butta, raccogli e organizza, niente ti prende più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.
7) Dà priorità alla tua salute, senza la macchina del tuo corpo che funziona al massimo, non puoi fare molto. Fai delle pause.
8) Affronta le situazioni tossiche che stai tollerando, per recuperare un amico o un famigliare, fino a tollerare azioni negative di un compagno o un gruppo; prendi l'azione necessaria.
9) Accetta. Non per rassegnazione, ma niente ti fa perdere più energia di litigare con una situazione che non puoi cambiare.
10) Perdona, lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore del ricordo.
H.H. Tenzin Gyatso - XIV Dalai Lama of Tibet
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