domenica 13 novembre 2011

Raddoppierò il mio impegno




"Nell'interesse generale del paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti"


"Ho incontrato oggi i Presidenti del Senato e della Camera e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari per raccogliere le loro opinioni sul modo di affrontare la crisi di governo apertasi con le dimissioni correttamente rassegnatemi dall'on. Berlusconi. A tutti ho esposto - riscontrando un clima riflessivo e pacato - il mio convincimento che sia nell'interesse generale del paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti di consolidamento della nostra situazione finanziaria e di miglioramento delle prospettive di crescita economica e di equità sociale per il paese considerato nella sua unità". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine delle consultazioni per la formazione del nuovo governo.

"L'urgenza di quelle scelte - ha sottolineato il capo dello Stato - a partire dalla concretizzazione delle misure già concordate in sede europea - deriva dalla gravità della crisi finanziaria e dei pericoli di regressione economica dinanzi a cui si trovano l'Italia e l'Europa. La particolare fragilità del nostro paese sta nell'altissimo debito pubblico accumulato nel passato. E' un peso che - visto il fortissimo rialzo degli interessi sui nostri Buoni del Tesoro e il ristagnare dell'attività economica - rischia di mettere a dura prova l'impegno dello Stato".

"E' perciò indispensabile recuperare - ha aggiunto il Capo dello Stato - la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee, operando senza indugio nel senso richiesto. E' una responsabilità che avvertiamo verso l'intera comunità internazionale, a tutela della stabilità della moneta comune e della stessa costruzione europea, oltre che delle prospettive di ripresa dell'economia mondiale".

"Da domani alla fine di aprile - ha rilevato il Presidente Napolitano -verranno a scadenza quasi duecento miliardi di Euro di Buoni del Tesoro e bisognerà rinnovarli collocandoli sul mercato. Tentare in questo momento di evitare un precipitoso ricorso a elezioni anticipate e quindi un vuoto di governo, è un'esigenza su cui dovrebbero concordare tutte le forze politiche e sociali preoccupate delle sorti del paese".

"E' in nome di questa esigenza - ha affermato il Capo dello Stato - che ho deciso di affidare al sen. prof. Mario Monti l'incarico di formare un nuovo governo, aperto al sostegno e alla collaborazione da parte sia dello schieramento uscito vincente dalle elezioni del 2008 sia delle forze collocatesi all'opposizione. Lo schieramento vincente ha visto crescere negli ultimi tempi rotture e tensioni al suo interno e ridursi la sua base di maggioranza in Parlamento : come Capo dello Stato ho seguito con scrupolosa imparzialità questo travaglio, rispettando il ruolo del Presidente del Consiglio e del Governo, in uno spirito di leale cooperazione istituzionale. Non si tratta ora di operare nessun ribaltamento del risultato delle elezioni del 2008 né di venir meno all'impegno di rinnovare la nostra democrazia dell'alternanza attraverso una libera competizione elettorale per la guida del governo. Si tratta soltanto - a tre anni e mezzo dall'inizio della legislatura - di dar vita a un governo che possa unire forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l'attuale emergenza finanziaria ed economica esige. Il confronto a tutto campo tra i diversi schieramenti riprenderà - senza che sia stata oscurata o confusa alcuna identità - appena la parola tornerà ai cittadini per l'elezione di un nuovo Parlamento".

"Il tentativo che oggi propongo è difficile, lo so, dopo anni di contrapposizioni e di scontri nella politica nazionale, e di molti inascoltati appelli alla moderazione, a un confronto non distruttivo, a una maggiore condivisione e coesione su scelte e obbiettivi di fondo. Ma, rispettando le posizioni di tutti e le decisioni che in definitiva spetteranno al Parlamento, confido che si voglia largamente incoraggiare nell'incarico di formare il nuovo governo il senatore professor Mario Monti, personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica, e al tempo stesso dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata in Europa e nei più larghi ambienti internazionali".

"E' giunto- ha concluso il Presidente Napolitano - il momento della prova, il momento del massimo senso di responsabilità. Non è tempo di rivalse faziose né di sterili recriminazioni. E' ora di ristabilire un clima di maggiore serenità e reciproco rispetto. Operiamo tutti, nei prossimi mesi, per il bene comune, facendo uscire il paese dalla fase più acuta della crisi finanziaria. Questo, credo, è ciò che l'Italia si augura".

G.N.


Accetto con riserva

Buona sera.
Ringrazio molto il Presidente della Repubblica per la fiducia accordata alla mia persona con l'incarico di formare il nuovo governo.
Intendo adempiere a questo compito con grande senso di responsabilità e di servizio verso il nostro paese.
In un momento di particolare difficoltà per l'Italia, in un quadro europeo e mondiale turbati il paese deve vincere la sfida del riscatto. Deve tornare ad essere e deve essere sempre di più elemento di forza, non di debolezza, di un'Unione Europea di cui siamo stati fondatori e di cui dobbiamo essere protagonisti.
I nostri sforzi saranno indirizzati a risanare la situazione finanziaria, a riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all'equità sociale.
Lo dobbiamo ai nostri figli, dobbiamo dare loro un futuro concreto di dignità e di speranza.
Mi accingo a questo compito con profondo rispetto nei confronti del parlamento e nei confronti delle forze politiche, opererò per valorizzarne l'impegno comune per uscire presto da una situazione che presenta aspetti di emergenza ma che l'Italia può superare con lo sforzo comune.
Le consultazioni che svolgerò saranno condotte con il senso dell'urgenza ma con scrupolo.
Ritornerò poi dal Presidente della Repubblica quando sarò in grado di sciogliere la riserva con la quale questa sera ho accettato l'incarico.
Vi ringrazio..........

sabato 12 novembre 2011

Riprenderci la sovranità

14 novembre 2011.


Berlusconi si è dimesso. Era ora!


Ma dentro di me albergano diversi stati d'animo. 


Da una parte sono contento, si è dimesso con due anni di ritardo, avrebbe dovuto dimettersi quando è stato sputtanato per la minorenne Noemi e la moglie lo ha lasciato dicendo a tutti che era una persona malata.
Ci avrebbe risparmiato due anni di vergogna, di Ruby e Bunga Bunga.
Ma Silvio è come Napoleone, non si dimette, va in esilio dopo la sconfitta.
Ed infatti adesso non si è dimesso, è stato dimesso dall'Europa, dalla BCE e dai mercati finanziari, e la cosa non mi piace.
La sovranità dell'Italia è fortemente limitata e la democrazia è stata momentaneamente messa da parte per un governo di solidarietà/unità nazionale.
Checché se ne dica, Silvio ha vinto, anzi stravinto le elezioni.
Ammetto però che la situazione era insostenibile.
Con l'ultima asta dei BOT che ha "regalato" un rendimento lordo del 6% le banche non avrebbero più potuto raccogliere denaro direttamente e avrebbero ulteriormente depresso i propri bilanci per non parlare della stretta creditizia.
Io ho passato buona parte della giornate passate a spiegare che lo spread tra i BTP ed i BUND non viene pagato dall'Italia, che per i titoli già emessi paga la cedola fissa, ma che l'Italia non potrà emetterne dei nuovi senza farsi del male, ma non in termini di tasso pagato, ma in termini di denaro incassato.


La notizia, non è che lo spread aumenta, ma che il valore dei BTP crolla, e chi li ha in portafoglio, per amore o per forza, passerà una pessima fine anno.


Ora Monti, faccia quello che deve, metta le mani nelle tasche degli Italiani, di tutti gli Italiani (sperando che non ci faccia troppo male), faccia una buona legge elettorale e poi tutti a votare per riprenderci la sovranità.


http://www.ilpost.it/makkox/2011/11/07/debito-pubblico/

I segreti della casta di Montecitorio: Il modo più banale per risolvere la crisi in 10 ri...



Il modo più banale per risolvere la crisi in 10 righe che purtroppo non leggerai mai da nessuna parte

Monti, Draghi e gli altri banchieri che hanno preso il potere in Europa non raccontano e non racconteranno mai il grande imbroglio che c'è alla base della crisi economica nel nostro paese e in Europa.
Eppure la questione è di una semplicità disarmante.
La Banca Centrale Europea (quella che stampa l’Euro per conto degli stati europei) è l’unica Banca Centrale del mondo che presta i soldi alle banche private (all’1,25% di interesse) e non presta direttamente i soldi agli stati. Gli stati sono così obbligati a finanziarsi sul mercato, cioè a farsi prestare soldi dagli speculatori che ovviamente ricercano il loro guadagno. 
E’ chiaro che gli speculatori che prendono a prestito i soldi dalla BCE all’1,25% e poi li prestano all’Italia al 7%, hanno un bel guadagno e continueranno questo gioco all’infinito.
Quindi basterebbe che la BCE - oltre a prestare i soldi alle banche - li prestasse direttamente anche agli stati membri, cioè comprasse direttamente i titoli degli stati europei. In questo modo gli stati avrebbero il danaro necessario al tasso di interesse ufficiale dell’1,25% e non sarebbero obbligati ad andare a chiedere i soldi agli strozzini.
E' una proposta impossibile? 
E' esattamente quello che fanno gli USA, dove la Federal Reserve compra direttamente i titoli di stato americani, la Gran Bretagna, l’India, il Brasile, la Cina e tutti i paesi del mondo. L’Europa è l’unico posto al mondo in cui la Banca centrale presta direttamente i soldi agli speculatori e non agli stati.
I vari Mario Draghi, Bighi Smaghi, Mario Monti, sono gli inventori di questa truffa per nome e per conto delle grandi holding finanziarie presso le quali lavorano come la Goldman Sachs: queste "associazioni a delinquere" prima innescano la crisi e poi si propongono di risolverla.
Nell'euforia per il crollo del regime puttanocratico di Berlusconi, stiamo attenti a non confondere ancora una volta la cura con la malattia; il problema con la soluzione.