Visti i tanti complimenti ricevuti in questi anni non potevamo esimerci 😄
— JuventusFC (@juventusfc) May 4, 2023
Congratulazioni al @sscnapoli per la conquista del suo terzo scudetto!
venerdì 5 maggio 2023
Complimenti
marito, padre, bancario, musicista, goliarda, blogger saltuario.
Vivi come se dovessi morire domani. Pensa come se non dovessi morire mai
martedì 28 febbraio 2023
Esempio di giornalismo italico
Fonte Auditel: ascolti DAZN nelle ultime 5 giornate di campionato 6,4 milioni di telespettatori di media. Ma dove sono finiti quelli che avevano minacciato delle disdette alla pay tv (dopo sentenza Juve)? 🤣🤣🤣#quaquaraqua pic.twitter.com/LiS9Mbocli
— Carlo Alvino (@Carloalvino) February 26, 2023
Altro che 500mila #disdette a #Dazn... Da fonti ufficiali #Auditel, nelle ultime 5 giornate di campionato, i telespettatori sono stati in media addirittura 6.4 milioni con picchi di 7.#DisdettaDaznSky #DisdettaPayTV #disdettejuve pic.twitter.com/Php2XF1PkZ
— Dario Santoro (@dsantorofficial) February 26, 2023
Se questo è l'esempio di come i giornalisti danno le notizie in Italia forse è davvero il caso di smettere di leggere i giornali ed informarsi da altre parti.
La cosa bella è che si propone la questione dicendo assolutamente una cosa vera: la media dei telespettatori della seria A su DAZN è stata nelle ultime 5 giornate di circa 6 milioni (addirittura 7 in una); ma la notizia corretta da dare è assolutamente un altra. Chi non approfondisce o non capisce i grafici viene assolutamente fuorviato.
Il problema è che una questione relativa a numeriche raccontata in termini assoluti non vuol dire assolutamente nulla, mi spiego meglio.
Se nelle 5 giornate precedenti gli ascolti medi erano di 10 milioni siamo di fronte ad un tracollo, se erano di 4 milioni siamo di fronte ad un notevole aumento. Il dato numerico di per se, comunicato così da solo, senza altri riferimenti ed in valore assoluto non dice assolutamente nulla.
Da fenomeni quali sono a suffragio della loro tesi presentano un grafico che dice tutt'altro. Il grafico dice che il trend è palesemente in calo!
Se in una azienda le vendite mensili avessero questo trend, il boss probabilmente vorrebbe la testa del responsabile commerciale su un vassoio.
Altro esempio: il calo degli spettatori in cinque giornate è stato di 1.341.626 che detto così potrebbe anche non voler dire un granché. Se prima erano 100 mln un calo di 1,3 milioni non mi pesa più di tanto.
Ma se ma stessa notizia la comunichiamo così: il calo degli spettatori in 5 giornate è stato del 19,27%, la cosa cambia notevolmente.
In questo momento in DAZN, Sky e compagnia non stanno passando dei bei momenti...
Questi sotto sono i signori giornalisti di cui sto parlando, e sotto ancora ho messo anche le foto dei "cinguettii" nel caso vengano cancellati.
Il fatto che siamo entrambi napoletani è puramente una casuale coincidenza...
marito, padre, bancario, musicista, goliarda, blogger saltuario.
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giovedì 29 agosto 2013
SE STEVE FOSSE NATO IN PROVINCIA DI NAPOLI (MA ANCHE OVUNQUE IN ITALIA)
Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.
Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli.
Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”.
Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”.
I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.
Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?
Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.
I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell'occhio. All'interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.
Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.
Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.
Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.
I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.
La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perché saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.
marito, padre, bancario, musicista, goliarda, blogger saltuario.
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