mercoledì 6 gennaio 2021

Ma, Zhang, indossatori, pegni ed Ali Babà



Inter, la quota di controllo in pegno al gruppo Alibaba di Jack Ma


di Mario Gerevini | 06 gennaio 2021

L’Inter è in pegno a Jack Ma, il fondatore di Alibaba di cui si sono perse le tracce da due mesi. La sintesi estrema è questa. Ma la storia è più articolata e forse spiega l’origine dell’austerity imposta dagli Zhang al club milanese e la nascita delle voci, smentite, di vendita. Comincia il 4 dicembre scorso quando, secondo il database dell’Agenzia di informazioni creditizie di Pechino citato da alcuni media locali, l’imprenditore cinese Jindong Zhang, 57 anni, proprietario dell’Inter, e il figlio Kangyang (Steven), 29 anni, presidente del club, danno in garanzia i gioielli di famiglia (ma non il colosso commerciale Suning.com) a una società del gruppo Alibaba.

La cassaforte in garanzia

Quel giorno i due Zhang più la loro società Nanjing Runxian sono seduti da una parte del tavolo mentre dall’altra ci sono i rappresentanti della Taobao (China) Software co, l’ eBay cinese. I primi mettono sul piatto il 100% del capitale della cassaforte di famiglia Suning Holdings Group (SHG): 51mila azioni Jindong Zhang, 39mila il figlio e 10mila azioni Runxian, per un valore nominale complessivo di 1 miliardo di yuan pari a circa 130 milioni di euro. Quale sia la contropartita (liquidità?) è tuttora un mistero. Ma il valore di mercato degli asset familiari è presumibilmente di gran lunga più elevato del nominale. Il patron del gruppo mette sul piatto, in aggiunta al resto, anche le sue 65mila azioni di Suning Real Estate. SHG, dove è concentrato questo portafoglio di famiglia, Inter compresa (il pegno riguarda perciò la quota di controllo a monte del club nerazzurro), fa parte di un’articolazione societaria parallela e sostanzialmente separata rispetto a Suning.com, la società quotata con 35 miliardi di euro di ricavi e oltre 8mila negozi di materiale elettrico in gestione.

I nerazzurri e Taobao

Taobao-Alibaba è diventata dunque trasversale: da una parte è un socio importante (19,9%) del gruppo quotato e dall’altra si prende in garanzia le azioni della cassaforte di famiglia SHG che è titolare anche di un 3,98% dello stesso gruppo quotato. Sembra qualcosa di più di un normale accordo commerciale. Sotto il controllo di SHG ci sono tra l’altro grandi proprietà immobiliari, attività nei servizi finanziari e nello sport, con i diritti tv del calcio europeo per la Cina, con lo Jiangsu che nel 2020 ha vinto il suo primo campionato cinese di calcio battendo in finale il Guangzhou Evergrande di Fabio Cannavaro. E poi l’Inter di cui SHG possiede indirettamente il 68% (il 31% è a Cayman, proprietà del fondo LionRock). Tutto ciò passa da una parte all’altra del tavolo il 4 dicembre con il risultato che il capitale della holding di famiglia, e dunque il controllo dell’ «FC Internazionale Milano spa», è ora parcheggiato presso Taobao che ne ha il possesso (ma non la proprietà) per tutelare, evidentemente, un credito o un suo diritto contrattuale.

«Un normale accordo d’affari»

Bisogna ricordare che cinque anni fa è stata proprio la Taobao (China) Software a rilevare il 19,99% di Suning.com per 4,6 miliardi di dollari e non è escluso che la ratio del pegno attuale sia da ricercare proprio nell’accordo («Share subscription agreement») firmato tra le parti il 9 agosto 2015. Dunque non è nota, come si diceva, quale sia stata la contropartita dei titoli dati in pegno e nemmeno si conosce il contenuto dell’accordo Zhang-Taobao. Per esempio: chi ha il diritto di voto? Che tempi ha il contratto? «Il pegno azionario - dicono dal gruppo di Nanchino - è un normale accordo d’affari che non ha alcun impatto sullo sviluppo commerciale e sulla consueta attività di Suning.com». Infatti coinvolge soprattutto le attività della holding di famiglia sulle quali però i portavoce del gruppo non dicono nulla.

Il messaggio sui bond

Si può supporre che la famiglia abbia deciso di fare cassa per far fronte alle esigenze di liquidità del gruppo commerciale: sul mercato erano circolate voci di pressione sulle scadenze obbligazionarie. La società le ha rintuzzate poco prima di Natale utilizzando fondi propri per riacquistare 2 miliardi di yuan in obbligazioni. Un messaggio di forza e solidità finanziaria. Il titolo però non si schioda dai minimi degli ultimi 6 anni e il mercato resta guardingo. Inoltre ci sarebbe il nodo del rientro assai faticoso dall’investimento-salvagente che il gruppo di Zhang (2,56 miliardi) ha offerto insieme ad altri big al gruppo Evergrande, il colosso cinese del real estate in grave crisi di liquidità. Insomma è una fase molto delicata per gli affari di mister Zhang: a Natale in un discorso interno di Suning ha detto che nei prossimi anni bisognerà concentrare le energie sul principale business retail.

Zhang & Ma

Fase delicata anche perché l’imprenditore, da anni membro dell’Assemblea del Popolo, il parlamento nazionale sotto stretto controllo del Partito, ha come partner strategico Jack Ma, che invece è caduto in disgrazia con Pechino. Ai vertici del Partito comunista non sono andate giù le aspre critiche che Ma aveva pronunciato a un evento del 24 ottobre a Shanghai, in cui tra l’altro aveva affermato che «la Cina non ha un rischio finanziario sistemico semplicemente perché non ha un sistema, e questo è il rischio». La stretta di Pechino sul suo impero ha già fatto naufragare la mega Ipo (37 miliardi di dollari) di Ant Group, la fintech di Alibaba. Sono due mesi che il miliardario cinese è sparito dalla scena, introvabile, un caso di cui parlano i media di tutto il mondo. Nel frattempo all’Inter è arrivato forte e chiaro dagli Zhang il messaggio di estremo controllo dei costi. Anche la società nerazzurra avrà presto i suoi bond (375 milioni scadenza 2022) da rifinanziare.

Il limite del politicamente corretto



Di Emiliano Rubbi.

Ultimamente è scoppiata una grande polemica, in UK, perché una ragazza di lingua spagnola, avendo smarrito il suo cane, aveva messo un annuncio online per chiedere di contattarla nel caso in cui qualcuno lo avesse visto.
Il problema è che il nome del cane della ragazza era “Ne*ro” (senza asterisco, ma altrimenti Facebook mi censura).
In spagnolo, infatti, il colore nero si chiama così. In pratica, è un po’ come se avesse chiamato il suo cane, che era nero, “Black”.
Ma la cosa non ha convinto moltissimi inglesi che, sui social, hanno seguitato per giorni a dare della “razzista” alla ragazza.
Diversi commenti sotto l’annuncio sostenevano, più o meno, che a questo punto sarebbe giusto cambiare la lingua spagnola e trovare un altro termine per indicare il colore nero. Sul serio.

L’altroieri, in Missouri, il deputato democratico Emanuel Cleaver, ha concluso la sua preghiera, in apertura dei lavori alla Camera, con un meraviglioso “Amen and Awoman”.
La sua intenzione, a quanto pare, era quella di rispettare la parità di genere, ma evidentemente ignorava che “Amen” non significa “Un uomo” in inglese, ma vuol dire “In verità” in ebraico.

Sempre in Inghilterra, diversi telespettatori sono insorti dopo la messa in onda, da parte della BBC, di Grease.
Secondo molti di loro si tratta di un film sessista, razzista e misogino.
Questo perché in “Summer Nights” il coro chiede a John Travolta se Olivia Newton John “ha lottato” quando lui dice di averla baciata, e anche perché nel film non ci sono protagonisti neri.
Il fatto che il musical si ambientasse in una scuola dei primi anni 50 e che i primi tentativi di scoraggiare la segregazione razziale nelle scuole, negli USA, risalgano al triennio 1954/1957 (ma le prime scuole multietniche “tout court” sono successive), evidentemente, non deve essergli particolarmente chiaro.
Come non deve essergli chiaro che una frase attribuita a un personaggio di finzione degli anni 50 non può e non deve rispettare i parametri del pensiero del 2020. Altrimenti possiamo decidere che Hitler, nei film, d’ora in poi si debba preoccupare di rispettare i diritti degli ebrei e Jack lo squartatore si premuri di ammazzare uomini e donne in egual misura, temendo di essere accusato di essere un serial killer patriarcale.

Potrei andare avanti a lungo, queste sono cose accadute solo negli ultimi giorni.
Ora, probabilmente, se siete qui, sapete come la penso sui diritti civili, sulla parità di genere, sull’assoluta necessità di combattere il razzismo sempre e ovunque, non credo di doverlo ribadire.
Ma questa roba fa male, malissimo, proprio a chi si batte per un mondo di pari opportunità per tutti.
Queste derive demenziali del politicamente corretto sono pericolose, visto che non ottengono nessun effetto oltre a quello di togliere credibilità a chi si batte davvero contro le discriminazioni, perché viene associato a queste maledettissime stronzate.
E la destra ha buon gioco a ridicolizzare quelli che, ogni giorno, puntano l’indice contro i numerosissimi episodi di REALE razzismo, di REALE discriminazione, di REALE sessismo, perché questo genere di idiozie finiscono inevitabilmente per screditare anche loro, trascinandoli in un vortice di cazzate politicamente corrette ormai apparentemente senza fondo.
Una volta, come ho già avuto modo di raccontare, un amico mi disse che, secondo lui, il “politicamente corretto” (che negli USA ormai è diventato una sorta di nuovo talebanesimo laico), è stato uno dei motivi principali che hanno provocato la vittoria di Trump alle elezioni del 2016.
Ai tempi mi era sembrata un’esagerazione. Più passa il tempo, più mi convinco che, in effetti, potrebbe essere dannatamente vero.

EDIT: alcuni mi fanno notare che la polemica su Grease è stata sovradimensionata, in quanto si trattava della protesta di poche persone.
Se preferite, sostituitela con la high school americana che ha appena abolito l’Odissea dal proprio corso di studi, reputandola un testo profondamente maschilista, con l’uomo bianco patriarcale Ulisse che lascia la povera Penelope a casa e se ne va a bighellonare in giro per il mondo.

lunedì 28 dicembre 2020

Natale a Rebibbia...

 

Sarà che spira aria di crisi di governo, ma è un fatto che tra il 23 e il 24 dicembre molti politici sono andati a trovare Denis Verdini, 69 anni, fiorentino, recluso nel carcere di Rebibbia dal 3 novembre, dopo la condanna a sei anni e sei mesi per la bancarotta del Credito cooperativo fiorentino. Una processione bipartisan, che va da Matteo Salvini a Matteo Renzi e Luca Lotti, passando per diversi esponenti del centrodestra.

di Luca Serranò

Se, di fatto, la visita di Salvini appare piuttosto scontata, dal momento che il leader leghista è fidanzato da due anni con la figlia di Verdini, Francesca, meno ovvia invece è quella del leader di Italia viva. Che forse ha sentito il bisogno di consultarsi con il banchiere ed ex senatore proprio nei giorni in cui teneva il premier Conte con le spalle al muro sul Recovery fund minacciando la crisi. Singolare anche la visita di Luca Lotti: il deputato renziano, già ministro dello Sport, ma rimasto nel Pd (a suo tempo motivò la sua scelta di non trasferirsi nel partito di Renzi perché "il frazionismo mina la credibilità in politica") è tra i personaggi coinvolti nel caso Consip, assieme a Tiziano Renzi (padre di Matteo) e lo stesso Verdini.

A portare un saluto a Verdini, che nel frattempo si è fatto crescere una lunga barba bianca, anche molti ex compagni di centrodestra come Ignazio Larussa, Daniela Santanché, Maurizio Lupi e Renata Polverini. Ma anche il re delle cliniche romane e forzista Antonio Angelucci.

Come accennato la condanna per Verdini per la bancarotta dell'ex Credito cooperativo fiorentino è diventata definitiva il 3 novembre. I giudici della Quinta sezione penale della Cassazione, presieduta da Paolo Antonio Bruno, hanno confermato la condanna a più di sei anni inflitta in Appello, ad eccezione di quattro mesi caduti per prescrizione. I supremi giudici non hanno accolto quindi la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione che aveva chiesto per Verdini un nuovo processo d'Appello in relazione ad alcuni capi di imputazione.

Verdini in carcere, l'ascesa e la caduta del banchiere

LINK ORIGINALE

domenica 27 dicembre 2020

Mais

C'era un contadino che coltivava mais di ottima qualità. 
Ogni anno vinceva il premio per il miglior mais prodotto. 
Un anno un giornalista lo intervistò e apprese qualcosa di interessante su come lo coltivava: il contadino condivideva i semi del suo mais con i suoi vicini. 
- "Come puoi permetterti di condividere i tuoi semi di mais migliori con i tuoi vicini, quando ogni anno entrano in competizione con il tuo mais?"_ chiese il giornalista.
- "Perché, signore"_ disse il contadino _"non lo sa? Il vento raccoglie il polline dal mais in maturazione e lo fa roteare da un campo all'altro. Se i miei vicini coltivano mais inferiore, l'impollinazione incrociata degraderà costantemente la qualità del mio mais. Se voglio ottenere del buon mais, devo aiutare i miei vicini a coltivare del buon mais."

Così è con le nostre vite. 
Chi vuole vivere bene e in modo significativo deve contribuire ad arricchire la vita degli altri, perché il valore di una vita si misura in base alle vite che tocca. 
E chi sceglie di essere felice deve aiutare gli altri a trovare la felicità, perché il benessere di ciascuno è legato al benessere di tutti.

Chiamatelo potere della collettività. Chiamatelo principio di successo. Chiamatelo legge della vita.
Il fatto è che nessuno di noi vince veramente, finché non vinciamo tutti!

(Eirik Duke)

sabato 26 dicembre 2020

Festività in FIGC

 Festività in #figc:

  • 14 maggio 2000, Dopo 82' di sospensione si riprende Perugia-Juventus, arbitra il laziale Collina;
  • 4 maggio 2001, via libera agli extracomunitari a campionato in corso;
  • 27 giugno 2001, sentenze sui passaporti falsi, solo ammende pecuniarie per i club coinvolti.
  • 14 luglio 2006, sentenza di primo grado, sulla più grande farsa del calcio italiano;
  • 25 luglio 2006, processo in Appello, sempre più #farsopoli;
  • 26 luglio 2006, arriva lo scudetto di cartone;
  • 31 agosto 2006, la Juve ritira il ricorso al Tar;
  • 9 settembre 2006, la Juve gioca a Rimini in serie B;
  • 22 dicembre 2020, accolto il ricorso dei partenopei, si disputa Juve-Napoli, c'era una volta il protocollo....

(continua)
Dal 2006...solo rancore!!!


Festività in #figc: - 14 maggio 2000, Dopo 82' di sospensione si riprende Perugia-Juventus, arbitra il laziale...

Pubblicato da Calciopoli? No! 29 volte farsopoli su Martedì 22 dicembre 2020