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venerdì 11 marzo 2022

"Overview Effect" o la consapevolezza dell'infinito


Dopo essere rientrato dallo spazio, l'astronauta Edgar Mitchell disse: "Ti succede qualcosa là fuori: sviluppi all'istante una coscienza globale, un orientamento verso la gente, un’intensa insoddisfazione verso lo stato delle cose ed una compulsione di fare qualcosa per migliorarlo".

Si chiama "overview effect", l'effetto della visione d'insieme, ed è un termine ideato nel 1987 dallo scrittore Frank White per descrivere un fenomeno psicologico ora ben documentato in centinaia di astronauti. È una sensazione di profonda interconnessione con l'universo, di meraviglia e stupore così profondi da lasciare senza fiato.

È qualcosa di profondamente spirituale (non nel senso di religioso). Molti astronauti dopo i loro viaggi si sono dedicati alla meditazione, all'attivismo politico e sociale, al patrocinio di iniziative per il miglioramento della condizione umana e degli ecosistemi, e così via.

Probabilmente alla base dell'effetto c'è una componente fisiologica, come le conseguenze della microgravità che aumentano l'afflusso di sangue al cervello e l'intensità delle emozioni, ma quella psicologica non è certamente da trascurare. In certi frangenti è possibile sperimentare l'effetto prospettiva anche qua sulla Terra, anche se non è facile.

Personalmente credo mi sia successo qualche volta (anche se dubito con l'intensità sperimentata dagli astronauti lassù), spesso mentre sto usando simulatori 3D dello spazio come Celestia, Space Engine o Google Earth, o quando leggo le opere di grandi divulgatori come Margherita Hack, Carl Sagan o Richard Dawkins, persone che a loro volta hanno sperimentato grazie ai loro studi e alla loro passione questo effetto di prospettiva.

È l'idea che le scale spaziali e temporali sono così incredibilmente vaste da rendere ogni compimento e litigio umano insignificanti. Il tutto sottoposto alle leggi indistruttibili dell'universo, che a stento abbiamo incominciato a capire.

L'effetto può venire scatenato anche da cose a cui spesso non facciamo caso. Un esempio? La risacca del mare. Qualche anno fa ero in spiaggia di notte, e sono stato colpito come un martello dalla consapevolezza che quel suono, placido e ripetitivo, si ripete indefinitamente da quando la Terra si è formata. E che è presente anche su qualsiasi altro corpo celeste sia dotato di acqua liquida, e la Terra non è certo l'unica nell'universo. In quel momento ho sfiorato con la punta delle dita la comprensione dell'idea di infinito, immortale ed eterno.

A voi è mai capitato?

-Lorenzo

Image Credits: NASA, Photo ID ISS007-E-10807



sabato 27 febbraio 2021

Marte. L’ultimo saluto del piccolo Rover Opportunity



Post del 13 febbraio 2019

Il Rover Opportunity che per ben quindici anni, contro i pochi mesi previsti, ha lavorato egregiamente sul suolo marziano, si è spento, ha smesso di inviare dati.

Questo perché una tempesta, che durava da mesi, ha oscurato i sistemi del Rover impedendogli di ricaricarsi con la luce solare.

Fin qui tutto normale, era stato messo in conto, ma quello che ha colpito gli scienziati che lo seguivano, ed anche la mia sensibilità ed immaginazione, è stato l’ultimo messaggio lanciato da Opportunity.

Il piccolo Rover manteneva le comunicazioni con la terra con dei codici numerici poi tradotti dagli scienziati.

L’ultimo messaggio era di due numeri, 22 e 10,8.

Il 22 indica la impossibilità di poter ricaricare le batterie, il 10,8 indica il valore dell’opacità dell’atmosfera.

Traduzione: “ La mia batteria è scarica, si sta facendo buio”, sembra l’ultimo saluto di un caro amico che sta per morire.

E allora forse anche le macchine hanno una sensibilità che le spinge ad inviare un ultimo saluto prima di spegnersi definitivamente? Fantasie lo so, ma è bello sognare un poco in questo mondo martoriato da tanti problemi ed incomprensioni.